Phoning Home - recensione
"Gli scudi stanno per cedere!" oppure "Li semineremo in quel campo di asteroidi", o ancora "Motori in avaria!". Sono tutte frasi già sentite centinaia di volte quando si parla di fantascienza, e la maggior parte di esse possono facilmente essere usate come incipit per cominciare o proseguire una storia a base di navi spaziali e raggi laser. Phoning Home decide di usare la numero tre, ed è proprio su un vascello spaziale con i motori in panne che ha inizio l'avventura.
Dopo che la sua navicella si schianta su un pianeta sconosciuto, l'unico in grado di tenere accesa la flebile speranza di tornare a casa è un piccolo androide da esplorazione che risponde al nome di ION. Vestendo i suoi metallici panni siamo quindi spronati dal cervellone di bordo della nave a cominciare a recuperare materiali. Il pianeta è vivo e vibrante, pieno di piante, funghi, formazioni rocciose e una moltitudine di altre risorse di cui fare incetta.
All'inizio si parte da cose semplici, qualche seme e dei funghi sono gli ingredienti necessari per mettere insieme una sorta di carburante naturale utile a mantenere in funzione i propulsori del nostro piccolo alter ego. Man mano che si procede si scoprono risorse sempre più complesse, combinabili tra loro per ottenere parti utili al miglioramento di ION, garantendogli per esempio una maggior resistenza ai danni o incrementando il raggio del suo radar.
