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Quanto è eccitante il brivido della sconfitta - editoriale

Scommetto che conoscete quella sensazione, come se il gioco fosse contro di voi. State pescando tutte le carte sbagliate o ottenendo i numeri sbagliati e siete morti. È come se il gioco non volesse che vincessimo o non ci dà alcuna possibilità di farlo. Magari eravamo in cima e adesso dobbiamo cominciare tutto da capo. Magari stavamo per vincere un torneo e non ci siamo riusciti. E la colpa è tutta della sfortuna.



Dio mio. È esasperante, soprattutto se qualcuno tira fuori la storia dell'“oh, che sfortuna!” quando succede. Stronzi! Ma questo concetto di “fortuna”, è presente nei giochi e, segretamente (e non poi tanto segretamente, visto che ne sto parlando) io lo adoro. Adoro la sfortuna.



Non che mi piaccia perdere: non mi avete mai visto alla LaserZone, sono competitivo in modo davvero imbarazzante. Una volta ci sono andato con mio figlio, che all'epoca aveva circa otto anni. Gli ho detto che saremmo rimasti uniti. Gliel'ho promesso. “Tu ed io, figlio mio”. Ma nel momento in cui siamo entrati, me ne sono andato, inseguendo la nebbia finta come un fantasma. “Papà? Papà?” Ho ottenuto il punteggio più alto quel giorno. Ho dato a mio figlio qualcosa a cui aspirare. Quindi non è che mi piaccia perdere, ma mi piace la possibilità che possa accadere.



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13 ottobre 2019 alle 10:10

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