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Breakneck City – Recensione Speedrun

Un beat ‘em up vecchio stampo e pure tridimensionale? Normalmente ci metterei la firma senza pensarci, ma eastasiasoft e Renegade Sector Games ce l'hanno messa tutta a fare di Breakneck City uno dei più grandi so bad it's so good delle ultime generazioni. Alla premessa di riportare in vita “tutte le emozioni dei picchiaduro di fine anni Novanta” ho riso a crepapelle dopo aver finito il gioco.



Effetto Vintage mancato



Dopo che una losca organizzazione criminale, la Ultragang, ha cercato di dare fuoco al loro videostore preferito, Sidney e Justine non ci pensano una seconda volta a scendere in strada e mostrare loro chi comanda. Vestendo i panni di una delle due signore, in cooperativa locale o senza, i giocatori scalceranno e scazzotteranno teppisti, ninja e criminali per sei stage. Pressoché in linea con i canoni tradizionali dei beat ‘em up, ma i livelli sono così brevi che completarli tutti e sei ci richiederà meno tempo che completarne due al buon vecchio Cadillacs and Dinosaurs.



Il primo impatto vuole riportarci indietro all'era della prima PlayStation, precisamente a Gekido di Naps Team. Il feeling è stato lo stesso, almeno prima di muovere il personaggio. I movimenti risultano terribilmente lenti, legnosi e macchinosi, i salti utili solo due volte per tutto il gioco e gli attacchi simpatici ma sbilanciati. I pugni sono colpi deboli che tolgono ai nemici solo un punto vita, mentre i calci sono estremamente più lenti da eseguire, ma privano i nemici di due punti vita. Fin qui tutto nella norma, tranne per il fatto che il calcio, se eseguito dopo due pugni, spedisce i nostri avversari in orbita. I nemici scalciati colpiranno altri nemici e si creerà una catena a mo' di bowling. Simpatico, non fosse per i continui freeze ogni volta che si esegue la tecnica.



Non me lo facevo così osceno



Esiste però un secondo modo per rompere il gioco, molto meno intricato del primo. Anche se non viene mai spiegato da nessun tutorial, la levetta analogica destra dovrebbe normalmente far eseguire alle protagoniste una leggera schivata; tenendo premuta la levetta nella direzione desiderata, però, il nostro personaggio scatterà alla velocità della luce e non ci sarà verso di fermarla se non volontariamente. Si tratta palesemente di una meccanica sviluppata a metà, ma implementata invece che scartata. Se non altro è simpatica l'interazione ambientale: anche se le possibilità sono davvero poche, è divertente poter gettare i nemici nella spazzatura, tra bidoni e cassonetti, o lanciarli dalle finestre.



Il gameplay, se non messo troppo sotto stress, effettivamente funziona (male, ma tant'è). Il vero problema di Breakneck City è il suo comparto visivo. Spacciare per vintage, per richiamo agli anni Novanta questa robaccia è davvero un insulto al panorama videoludico dell'epoca, anche di quella antecedente. I modelli dei personaggi sono tremendi, tra i peggiori mai visti in un videogioco. Proporzioni sballate, visi da incubo e movenze fuori dal normale, con un level design scarno e a volte inutilmente diramato, ambientazioni poco diversificate… una tragedia di sviluppo. Ma magari condividere questa brutta e folle avventura con un altro giocatore potrebbe regalare grasse risate.



Trofeisticamente parlando: il cuore della produzione



Quando si guarda l'elenco trofei si capisce la vera natura del gioco. Breakneck City è l'ennesima “milkata” di eastasiasoft, un tentativo di vendere solo per un Platino facile facile. Abbiamo ottenuto la coppa più importante in una sola sessione di gioco e in venti minuti circa, solo a metà percorso però ho scoperto del glitch della schivata, che velocizza i movimenti. Un buon speedrunner potrebbe platinarlo in meno di dieci minuti senza bisogno di guide. Essenzialmente bisognerà eliminare un certo numero di nemici a pugni e calci o con un'arma, per poi sbarazzarsi dei primi tre boss. Non c'è nemmeno bisogno di finire il gioco per platinarlo, basta concludere lo stage tre di sei. Una bazzecola.




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16 febbraio 2022 alle 10:10