Lucky Hunter – Recensione Speedrun
Dopo la catastrofe, il mondo di Lucky Hunter non è più lo stesso. I raccolti non crescono, i mostri vagano liberamente e la sopravvivenza dipende dai cacciatori. È un contesto duro, quasi mitologico, che vi mette nei panni di un giovane erede di una tradizione antica. Non siete un eroe predestinato, ma un cacciatore che porta con sé pezzi di scacchi dotati di poteri magici. Questo titolo, sviluppato da 159 Studio e pubblicato da indienova, si configura come un roguelike deck-building auto-battler, e già questa definizione vi dice che non si tratta ovviamente di un'avventura convenzionale.
La leggenda del cacciatore perduto
Parliamoci chiaro… La trama di Lucky Hunter non è il cuore dell'esperienza. È più un filo conduttore, il pretesto che serve a dare un contesto alle partite. La leggenda del cacciatore scomparso, il villaggio che vi affida la missione, il re dei demoni da affrontare, sono tutti elementi che non cercano di costruire un racconto complesso ma di dare un minimo di cornice al gameplay.
Non troverete quindi dialoghi memorabili né personaggi con cui instaurare rapporti profondi. Abbiamo piuttosto una narrazione funzionale, quasi buttata lì, che vi dice: “Ecco perché state combattendo, ecco perché state ripetendo run su run”. È una giustificazione, ma non per questo superficiale, riesce comunque a creare la giusta atmosfera per questo tipo di titolo.
Il gioco infatti non vi spinge a seguire una trama lineare, ma vi lascia liberi di interpretare ogni partita come un frammento della leggenda del “Lucky Hunter”. Ogni sconfitta diventa parte della storia del villaggio e ogni vittoria un passo verso la verità. È un modo intelligente di integrare la narrativa, non vi distrae e non vi rallenta.
In fondo, Lucky Hunter è un roguelike deck-builder: la vera trama è quella che scrivete voi, partita dopo partita. La leggenda del cacciatore perduto è solo lo sfondo, il tappeto su cui si muovono le vostre scelte. E funziona proprio perché non pretende di essere altro, vi offre un contesto e lascia che sia il gameplay a parlare.

Tra scacchi e carte
Il cuore del gioco è il sistema di auto-battler su griglia. I vostri pezzi, evocati attraverso carte e reliquie, combatteranno automaticamente, mentre voi vi concentrerete sulla costruzione del mazzo e delle sinergie. È un gameplay che mescola strategia e casualità, infatti non controllerete direttamente i combattimenti, ma preparerete il terreno.
Ogni run è diversa, le carte che troverete, le reliquie che otterrete e le combinazioni che riuscirete a creare… Tutto cambia. Questo rende il gioco imprevedibile, ma anche profondamente rigiocabile. Non c'è una formula perfetta, ma tante possibilità. Alcune partite finiscono presto, altre invece vi portano lontano, e ogni volta vi ritroverete a pensare: “la prossima volta andrà meglio”.
La sensazione è proprio quella di un puzzle che non si completa mai. Vi fermerete a guardare la scacchiera, a immaginare nuove combinazioni e a sperare che la prossima carta sia quella giusta. È un gameplay che vi cattura non per la spettacolarità, ma per la tensione silenziosa che crea.
Infine c'è la progressione, ogni run vi lascia ovviamente qualcosa: esperienza, conoscenza e nuove carte. Non è un gioco che vi punisce, ma che vi invita a riprovare e riprovare. In questo, Lucky Hunter riesce a trasformare la sconfitta in parte integrante dell'esperienza, come ogni buon roguelike.

Un mondo fragile
L'estetica di Lucky Hunter è semplice, quasi da fiaba oscura, con colori tenui e atmosfere malinconiche. La scacchiera diventa un campo di battaglia astratto, ma ogni pezzo ha una sua identità. Non è un gioco che vi colpisce per la grafica, ma per la coerenza del suo stile.
La colonna sonora inoltre accompagna con discrezione. Non invade e non sovrasta ma sottolinea silenziosamente. Ci sono momenti di quiete, con melodie leggere, e momenti di tensione, con suoni più cupi. È un audio che non cerca protagonismo, ma che contribuisce a creare un'atmosfera sospesa.
La strada verso il Platino
In Lucky Hunter la caccia ai trofei non è un percorso immediato. Il gioco propone 21 trofei in totale, distribuiti tra 6 di bronzo, 8 d'argento e ben 6 d'oro, che coprono praticamente ogni sfaccettatura dell'esperienza: dalle prime vittorie più semplici fino alle combinazioni rare e alle run portate a termine con condizioni particolari. Non sono pensati per essere collezionati in fretta, ma per accompagnare la progressione naturale e spingervi a esplorare ogni angolo delle sue meccaniche.
Il Platino, inevitabilmente, diventa il simbolo di una dedizione costante. Non basta vincere qualche partita: bisogna ripetere decine di run, imparare dai fallimenti, sperimentare strategie diverse e avere anche un po' di fortuna nelle carte e nelle reliquie che vi capitano. È un percorso che richiede tempo, circa 25 o 30 ore di gioco, e che non premia la fretta ma la pazienza.

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