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Addio a Bluepoint Games e la Fine di un'Eccellenza

Esistono studi che non si limitano a programmare codice, ma che agiscono come restauratori di sogni, capaci di soffiare via la polvere dal tempo per restituire al presente la magnificenza del passato. Bluepoint Games era, per l'industria dei videogiochi e per l'universo PlayStation, esattamente questo: un baluardo di perfezionismo tecnico e sensibilità artistica. Oggi, quella luce si spegne. Sony ha ufficializzato la chiusura dello studio texano, una decisione che non rappresenta soltanto una manovra finanziaria, ma una ferita profonda nel cuore di una community che aveva eletto il team di Austin a custode dei propri ricordi più cari.



La notizia, confermata da fonti autorevoli e destinata a compiersi definitivamente nel mese di marzo, giunge come un fulmine a ciel sereno per un team che era stato accolto nella famiglia dei PlayStation Studios soltanto nel 2021. In un'epoca di espansione aggressiva, Bluepoint era considerata il fiore all'occhiello di una strategia volta alla qualità assoluta. Il loro lavoro su Shadow of the Colossus e, più recentemente, il monumentale remake di Demon's Souls per il lancio di PlayStation 5, avevano dimostrato che era possibile reinterpretare un classico senza tradirne l'anima, elevando il concetto di “rifacimento” a una forma d'arte autonoma, quasi sacrale.



Il declino, stando alle ricostruzioni, sembra essere figlio di un'ambizione che non apparteneva alla natura stessa dello studio. Negli ultimi anni, Bluepoint era stata direzionata verso l'insidioso terreno dei titoli live-service, lavorando a uno spin-off multiplayer ambientato nell'universo di God of War. La cancellazione di questo progetto all'inizio del 2025 ha segnato il punto di non ritorno. È un paradosso doloroso: un team celebre per la sua capacità di rendere eterno ciò che era passato è caduto vittima della ricerca spasmodica di un futuro digitale persistente e monetizzabile, un segmento che Sony sta drasticamente ridimensionando dopo averlo inseguito con eccessiva foga.



Con questa chiusura, svanisce anche la speranza silenziosa che milioni di appassionati hanno coltivato per anni. Il nome di Bluepoint era diventato sinonimo di garanzia, l'unica mano a cui i fan avrebbero affidato con serenità la resurrezione di titoli leggendari, primo fra tutti quel Bloodborne che oggi appare più lontano che mai. La perdita di questa competenza tecnica, di questa capacità quasi chirurgica di migliorare la realtà senza distorcerla, lascia un vuoto che difficilmente altre realtà sapranno colmare con la stessa dedizione.



Resta, infine, la tragedia umana che si consuma dietro le quinte del business. Circa settanta professionisti, artigiani del digitale che hanno contribuito a definire l'eccellenza visiva dell'attuale generazione, affrontano ora un futuro incerto. Nonostante le promesse di possibili ricollocamenti, l'amarezza per la dissoluzione di un gruppo così coeso e talentuoso è palpabile. La chiusura di Bluepoint Games non è solo la cronaca di un fallimento strategico, ma il malinconico epilogo di una stagione in cui la cura del dettaglio e il rispetto per la storia sembrano aver perso la loro battaglia contro le leggi spietate del mercato. Sony perde un pezzo della sua identità più nobile, e noi perdiamo la certezza che il passato possa sempre tornare a splendere.



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ieri alle 21:20

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