Gerryddio ha scritto una recensione su Cardpocalypse
L'integrazione ai tempi dell'integrazione
Cardpocalypse è una delle cose più sconosciute dell’universo, roba che non so quale allineamento astrale me lo ha fatto spuntare sul ps store anni fa, eppure eccomi qui a recensirlo.
Giocare nei panni di una bambina su una sedia a rotelle e non sentirla mai piagnucolare per la sua situazione ma vederla pienamente integrata con gli altri personaggi a quanto pare era un’impresa troppo difficile per quasi tutti gli altri sviluppatori di videogiochi, e non parlo solo di handicap fisici, eppure i ragazzi di Gambrinous (sono andato a cercarli, lo ammetto, non ricordavo minimamente come diavolo si chiamassero gli sviluppatori) sono riusciti ad ottenere questo obiettivo.
Giuro, non capisco perché da anni parliamo di integrazione, di trattare tutti allo stesso modo e tutte queste storielle per poi piazzare ad ogni opera un personaggio che fa parte di una minoranza e rigorosamente ogni volta vederlo preso di mira: il gay è gay e piange perché gli altri lo insultano, il nero è nero e piange perché gli altri lo insultano, il trans è trans e piange perché gli altri lo insultano, l’ebreo è ebreo e piange perché gli altri lo insultano… ma porca puttana, fossi un gay smadonnerei per tutte le volte che mi rappresentano stereotipato a bestia e perennemente vittima di insulti e discriminazione, assurdo come chi produce opere e le infarcisce di minoranze, poi non sappia mai rappresentarle diversamente da come la parte del mondo bigotto le vede, molti “esperti” dovrebbero prendere qualche appunto se decidessero mai di giocare Cardpocalypse…
Già per questo motivo il titolo meriterebbe un votone, ma, strano a dirsi, gli sviluppatori sono riusciti anche a confezionare un ottimo pacchetto, un bel mix tra gdr, gioco di carte, una bella storia da seguire nella sua leggerezza, il tutto in salsa anni ’90, più di una volta ho avuto vibes da Digimon e affini infatti.
Non è però tutto oro quel che luccica e in effetti, a meno che non si decida di giocarlo in lingua inglese, preparatevi a beccarvi una traduzione, almeno per la lingua italiana, presa di peso da un google traduttore di un decennio fa e schiaffata sui testi del gioco; non di rado mi è capitato di ritrovarmi a leggere più volte un dialogo o l’effetto di una carta e non capire di preciso cosa volesse dire il testo, fortunatamente il gioco ci mette nelle condizioni di poter cambiare (quasi) sempre la lingua del gioco a piacimento.
Cardocalypse non è perfetto, probabilmente il fatto di avere un budget vicino a quello che ha a disposizione una società sportiva amatoriale di cricket sita in Bolivia non ha aiutato a sviluppare al meglio le idee che avevano in mente, ma stavolta sul serio, la passione ha avuto la meglio sui milioni di dollari, peccato solo che secondo me il titolo non ha avuto il successo che meritava.
Voto assegnato da Gerryddio
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