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Gigetto

ha scritto una recensione su Kung Fu Master

Cover Kung Fu Master per C64

Ma com'e' kunfumasterS?

Quando avevo otto anni venne a trovarci mio cugino, che si vantava di possedere una copia (pirata) di Kung Fu Master, che mi descrisse: nella mia mente di ottoenne immaginai praticamente "Tower of Death" di Bruce Lee (in italia "L'ultimo combattimento di Chen") senza aver mai visto il film. E cominciai a sognare, chiedendogli ancora e ancora di descrivermi il gioco, come un bimbo chiede al termine di una favola se gliela raccontano ancora. Tipo due o tre anni dopo vidi il gioco, che mi piacque moltissimo, con tutto che mi ero creato un'aspettativa pazzesca.
KFM per 64 è una buona trasposizione dell'originale da sala giochi, uno dei primi beat'em up a scorrimento orizzontale dove si devono gonfiare di botte ciurme intere di delinquenti per salvare la propria fanciulla col caschetto e il vestito rosso, che ci aspetta legata ad una sedia dalla quale, come vediamo nel finale, avrebbe potuto alzarsi in qualsiasi momento. Ma allora me lo fai apposta per attirare l'attenzione??

7.5

Voto assegnato da Gigetto
Media utenti: 7.5

Gigetto

ha pubblicato un'immagine nell'album film

"The Killer inside me" è un film che, non conoscendo il romanzo né il film originale, bollai immediatamente come prodotto poco interessante per via del cast.
Jessica Alba, Kate Hudson… attrici da commediole romantiche, bah.
E poi Casey Affleck… che fosse un film nel quale il fratello l’aveva infilato, come fu per Will Hunting?

Mi sbagliavo, enormemente, incredibilmente, assolutamente.
TKIM è un film che osa raccontare un mondo così terrificante da poter essere descritto a stento.
TKIM è un film oscuro, come non ne avevo visto dai tempi di “Henry, portrait of a serial killer”, ma con un regia e una profondità e un’onestà di rappresentazione forte come non vedevo da tantissimo.
TKIM è un film narrato in modo superbo, con un’interpretazione eccellente di tutto il cast, con Casey Affleck in cima.
Questi, che interpreta il protagonista “Lou”, propone una performance eccezionale: distaccato, completamente mancante di empatia, senza emozioni (in linea con il profilo psichiatrico tipo di un serial killer) eppure passionale e a tratti divertito e divertente in modo sinistro, e poi di nuovo crudele e bestiale: il tutto è reso ancora più terrificante dal fatto che Lou sia stato insignito da un distintivo della polizia, e rappresenti l’autorità in una piccola cittadina dove tutti sanno tutto del prossimo, o credo di saperlo.

La violenza contenuta in questa pellicola è qualcosa che ho trovato più insopportabile di quella trovata nel primo Funny Games (l’originale) di M. Haneke: è stata di fatti oggetto di controversie, dato che si esprime sopratutto su personaggi femminili in modo davvero selvaggio, etichettando il film come “misogino”: ma almeno a mio avviso, non era una storia davvero possibile da raccontare in altro modo; rappresentare i demoni che urlano e sbavano nella testa di Lou, e tutta la furia ululante che a tratti lo annebbia in modo sempre più frequente, per poi tornare l’immagine della calma e della compostezza pochi minuti dopo, è qualcosa che non lascia spazio ad allegorie e cose lasciate all'immaginazione dello spettatore.

TKIM non è per stomaci deboli, e ancora oggi sono sorpreso di come sia stato un prodotto distribuito al cinema, credo senza censure.

Paragonerei la visione del film all’essere colpiti da un maglio in piena faccia, e tuttavia non posso fare a meno di consigliarlo a tutti quelli che accettino il fardello di violenza che esso reca con sé.
Troneggia oggi nella mia collezione di film, ma ancora non ho avuto modo, e forse il coraggio, di vederlo di nuovo: non posso tuttavia negarne la bellezza.

Gigetto

ha scritto una recensione su The Last of Us

Cover The Last of Us per PS3

Anni fa, ebbi la possibilità per la prima volta nella vita di dare uno sguardo al mondo dell'entomologia, focalizzato sulle formiche, cosa che mi affascinò moltissimo.
Esistono formiche "schiaviste", che si mimetizzano con dei feromoni entrando indisturbate nei formicai altrui, rubandone le uova e facendole schiudere nei loro domini sotterranei, dimodochè le neonate operaie lavorino fino alla morte per una genia diversa dalla loro, per il resto della loro esistenza, convinte di servire la propria gente.
Esistono formiche che fanno il pane.
Esistono formiche che allevano gli afidi e li portano al pascolo, mungendoli in un secondo tempo per cibarsi delle loro secrezioni.
Esistono formiche che tagliano le foglie con le proprie mandibole e vivono in simbiosi con un fungo nel quale abitano.

Ed esistono formiche zombi.

Queste ultime, sono preda di un particolare fungo, che rilascia delle spore che penetrano il carapace dell'ospite fino ad arrivare alla massa nervosa, prima prendendone il controllo ed obbligando la malcapitata formica a salire su di la più elevata altura nelle vicinanze (di solito un albero); poi una volta raggiunta la meta, a guisa di baby Alieno di HR Giger, sfondano dall'interno il corpo dell'ospite emettendo spore, che cadono dall'alto per infettare altre formiche, e far proliferare il fungo.
https://youtu.be/XuKjBIBBAL8?t=64

Il tutto mi affascinò così tanto da pensare che qualcuno aveva sicuramente usato questo materiale così incredibile per scrivere una storia. Pensai al lavoro di Hans Rudi Giger e la sua creatura, che Ridley Scott trasformò in "Alien", più avanti scoprii che Mike Carey aveva scritto un romanzo "the girl with all gifts" che parlava di umani ridotti in zombi dopo l'esposizione ad un certo tipo di fungo, e infine, vidi il teaser di un nuovo videogame di Naughty Dog, che avevo apprezzato per gli episodi di Uncharted (e per Crash Bandicoot su Ps1, ovviamente), dal titolo "THE LAST OF US".
La loro interpretazione mi piacque moltissimo: si basava su un genere di zombie creato dalla natura, un nuovo prototipo di stalker ibrido tra il vegetale e l'animale, il tutto con vestigia umane a terribile memoria di ciò che un tempo era stato.
Quando finalmente il titolo uscì, lo presi al day one, e ne rimasi perdutamente innamorato.

La storia dietro al gioco è un vecchio (issimo) archetipo: i protagonisti sono travolti dalla improvvisa epidemia zombie dalla quale cercano di fuggire nel panico generale: le perdite subite durante il cataclisma spezzano e pietrificano per sempre il cuore di Joel, uno dei protagonisti della storia, che diventa un sopravvissuto dallo sguardo spento senza un vero motivo per vivere, e che non riesce più a distinguere se dentro di sè alberghi o meno ancora una scintilla di interesse per lui stesso o per gli altri.
L'incontro con una ragazza adolescente, Ellie, ugualmente tartassata da numerosi episodi della propria vita, farà pian piano suo malgrado breccia nel suo cuore, fino a lasciarla diventare parte di esso tramite le tante avventure, quasi sempre traumatiche, che vivranno insieme, sviluppando la cosa che più si avvicina ad un rapporto tra padre e figlia.

A questo tema, si aggiunge l'archetipo de "il prescelto", in un mondo dove gli animali selvaggi stanno ereditando di nuovo la terra.

La realizzazione del gioco, che vanta una grafica meravigliosa (sia per l'epoca che ancora oggi) e le musiche di Gustavo Santoalalla (padre delle torride e struggenti atmosfere dei film di Gulliermo Arriaga come "Amores Perros" e "21 grammi") colpiscono duramente il cuore del giocatore, che difficilmente riesce a resistere alla commozione di una storia narrata in modo superbo, con personaggi archetipici ma raccontati in modo spontaneo e convincente tanto da sembrare reali, con un perfetto equilibrio di cutscene e parti giocate, che si alternano a fasi stealth, fughe rocambolesche, violenti combattimenti e sparatorie brutali.

The Last of Us è un gioco unico e spettacolare, non ci sono altri termini per descriverlo. Un concentrato di amore, avventura, dolore, passione, orrore, cinismo, violenza e speranza, dove i protagonisti partecipano alla ricostruzione di un mondo distrutto, abusato e sull'orlo di estinguere la razza umana, partendo dall'affetto sottratto di ogni sopravvissuto e dei nostri protagonisti Joel e Ellie, che matura insieme a noi nelle ore di gioco.

C'è poi qualcos'altro, che si insinua tra le crude fasi di combattimento, lo strisciare tra le macerie braccati da clickers e predoni, recuperare diari con le ultime memorie di chi non ce l'ha fatta, e guidare al tramonto in uno scenario che seppur apocalittico riesce ad essere ancora romantico. Non saprei dire bene cosa sia, ma è un qualcosa capace di far percepire al giocatore il senso di crescente protezione che i protagonisti sviluppano lentamente l'uno verso l'altro, fino a che si è disposti insieme a loro a qualsiasi cosa pur di salvarli dai mille pericoli che incontreranno.

Un capitolo importante nella storia della narrazione nei videogames, ed una pietra miliare con la sua giocabilità, quasi perfetta, soggetta a micro problemi che si perdonano volentieri per una vicenda capace di farci ridere, piangere e sperare fino all'ultimo secondo di gioco.

Gigetto

ha scritto una recensione su Limbo

Cover Limbo per iOS

"il cucchiaio non esiste" (citazione)

Quando mi si viene a dire che un limite tecnico pregiudica un risultato narrativo altrimenti grandioso, mi SPACCO dalle RISATE.
E questo gioco, è la dimostrazione di quanto patetica questa scusa sia per giustificare la mancanza di una buona idea di fondo. Questo, principio è stato dimostrato tante volte prima di questo titolo, da altri gigalioni di esempi con una narrazione complessa e 16 colori su schermo al massimo, dagli anni 80 in poi... esattamente come fa Limbo.
Il gioco si presenta fondamentalmente come un platform con degli enigmi da risolvere, con una veste grafica estremamente semplice e terribilmente efficace: Il comparto grafico è animato con delle interpolazioni su elementi grafici fissi, garantendo una grande fluidità dei movimenti, tuttavia la primaria peculiarità di questo titolo è certamente il fatto che tutta la grafica sia stata concepita e realizzata completamente in silhouette.

Tutti gli elementi si stagliano infatti contro un fondo grigio e tetro, come l'atmosfera del gioco tutto.

Questa strada è già stata tentata in passato: appena lo vidi, mi tornò in mente quasi immediatamente il titolo per Amiga "Blade Warrior" (Imageworks, 1991) che tanto ammirai dalle pagine della rivista "The Games Machine", e che potei provare solo molti anni dopo, trovandolo purtroppo molto monotono e carente dal punto di vista dell'animazione. Limbo è invece una festa per gli occhi pur adottando una limitatissima palette di scala di grigi: le forme che ne derivano sono di grandissimo impatto, descritte quanto basta per avere sentore della loro essenza (come l'orso / tigre dell'inizio di Another World o una descrizione di un grande antico di Lovecraft): seppur il personaggio principale sia un bimbo dagli occhi lucenti di speranza, il destino che lo attende in caso di errore è quantomeno truculento e brutale: decapitazioni, impalamenti, membra strappate e altre fini orribili sono la prassi in questo gioco dalle tinte fortemente (e letteralmente) noir.

Limbo potrebbe risultare abbastanza corto per alcuni, ma forse la peculiarità della grafica è tale che lo avrebbe reso stucchevole su una durata maggiore.

Il fatto poi che sia stato oggetto di porting sul Commodore 64 dopo quasi trent'anni dalla sua scomparsa, me lo fa amare ancora di più.
Consigliatissimo a videogiocatori vecchi e nuovi, ed anche a tutte quelle persone che preferiscono giocare quasi esclusivamente con telefoni e pad.

Alby5432

Console apple bandai pippin completa di tutto, praticamente nuova aperta da me e usata 3 volte per farci un video (che trovate online).A parte vendo 2 giochi completi ovvero dragonball anime design e gundam tactics.Preferisco consegna a mano vista la fragilità ma se proprio devo spedire spedisco solo con pacco tracciato.Pagamento paypal o postepay

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