Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti adesso per iniziare.

Gigetto condivide alcuni suoi interventi solo con i suoi amici. Se vuoi conoscere Gigetto, aggiungilo agli amici adesso.

Gigetto

Domanda per creativi professionisti: passo dopo 15 anni di Mac al PC per grafica e animazione (creative suite). Col pc si lavora tranquilli?

Ci sono dei professionisti negli stessi ambiti o simili che mi possono tranquillizzare o chiarire le idee? Alcuni dicono che Windows blocca spesso il computer per fare frequenti aggiornamenti, altri si stupiscono che ancora lavori con Mac... Voi Windowsari incalliti creativi cosa dite della vostra esperienza? E voi Mac users sfegatati sempre creativi, pensate che il salto si possa fare? Grazie a chiunque vorrà rispondermi.

Gigetto

ha scritto una recensione su The Sinking City

Cover The Sinking City per PS4

Cthulhu fthagn.

I Grandi Antichi.
L’apoteosi dell’inconcepibile.

Totalmente incomprensibili a noi esseri di superficie, Loro sono corrotti al punto da aver ucciso la morte ed essere diventati incorruttibili, Loro sono a malapena descrivibili se non come un abisso di follia distorta e urlante, un abominio caricaturale di chele, tentacoli, zanne e aculei dipanati lungo forme illogiche e gelatinose, schiacciati dalla pressione delle immense profondità marittime nelle quali si nascondono o distorte da quelle siderali, tra le quali si spostano usando membranose caricature di ali, mentre sussurrano di primordiali civiltà immerse tra i Prodigi e la Gloria ai malcapitati che perdono la ragione solo nell'avvertirne la presenza, e preparano il ritorno del grande Cthulhu.

C T H U L H U, il Ciclopico Dio Piovra amorfo, rimasto imprigionato nella sua tomba in R’lyeh a seguito di una grande guerra, che dorme, sogna e attende che le stelle si posizionino nuovamente in modo corretto, per porre fine al ciclo in corso ed emergere finalmente dagli abissi, scatenando infiniti maremoti accompagnati dal fetore di mille tombe scoperchiate, mentre la moralità, fragile invenzione creata dall’uomo per tentare disperatamente di contenere la sua natura distruttiva, si sbriciolerà irreparabilmente sotto il suo pietrificante sguardo cadaverico, iniziando a farci annientare l’uno con l’altro in un’orgia di sanguinosi omicidi consumati tra grida, grugniti e risate più simili a versi di animali impazziti, donandoci una libertà così bruciante ed insostenibile da farci scomparire dalla faccia del pianeta in pochi attimi mentre i mari inghiottiranno i nostri cadaveri e la lurida terra lordata del nostro sangue, ultimo obolo del sacrificio definitivo a Colui che Attende Sognando.

Tutto questo costituisce le premesse della trama di “The Sinking City”, la cui atmosfera di abbandono, desolazione, follia dilagante e apocalisse imminente è perfettamente restituita dal team di programmazione Ucraino "Frogware" che l’ha realizzato, purtroppo non senza difficoltà.

Il periodo degli anni 20, nel quale la storia è ambientata, rispecchia perfettamente un momento storico nel quale la tecnologia delle prime auto a benzina e dei macchinari pesanti nelle fabbriche convivevano con l'ignoranza, l'analfabetismo e le superstizioni da stregoneria, mentre il mondo si riprendeva dalla prima guerra mondiale, andando inconsapevolmente incontro al crack finanziario di Wall Street del 29 e ad uno dei più sanguinosi capitoli della storia che sarebbe seguito.

Gli elementi cari agli amanti di HPL ci sono tutti: un investigatore solitario, Charles Reed, straziato dalle allucinazioni su creature e civiltà antichissime approda nella città di Oakmond per dare risposte alle voci che infestano la sua mente.
Al suo ingresso, la squallida cittadina sembra nell’aspetto e nella sostanza molto simile alla celebre Innsmouth descritta nel racconto “La maschera di Innsmouth” (The shadow over Innsmouth): piena di cittadini ostili (tra cui anche la sinistra famiglia Marsh, direttamente dal suddetto romanzo) che additano Charles come “nuovo arrivato” e lo disprezzano in silenzio. Il gioco presenta coraggiosamente anche un forte contenuto di odio razziale: seppur condannandolo, “lo rappresenta senza far finta che non fosse mai esistito”, con alcune citazioni che solo gli appassionati delle opere dello scrittore di Providence sapranno cogliere, come le fattezze scimmiesche di Robert Throgmorton, citazione dal personaggio di Arthur Jermyn, o dagli “uomini pesce” del sacro ordine di Dagon, ripresi dai lineamenti inquietantemente ittici di alcuni abitanti di Innsmouth… tutti elementi che leggendo vari commenti social ho potuto notare che hanno infastidito alcune persone che li hanno bollati come pessimo character design, forse perché non compresi o forse non condivisi come scelta estetica.

Personalmente la trovo una scelta interessante a livello culturale, che ricorda con questo stratagemma “corretto” politicamente la natura dei tempi in cui la storia è ambientata, tempi nei quali bastava la denuncia verbale di un cittadino bianco ai danni di uno di colore per dare luogo a un linciaggio o peggio ad una vera e propria guerra civile: del resto anche tra le opere dello stesso HPL ne ricordiamo alcune che esaltano l’intolleranza razziale (anche verso noi italiani), inconscio forse del fatto che la supremazia bianca di un certo A. Hitler per la quale simpatizzava (seppur descrivendolo come “un clown”), lo avrebbe inserito subito nelle fila di una lunga lista di “deboli” da spazzare via, per via della sua natura fisica malata e cagionevole, o anche solo per il fatto che entrambi i suoi genitori erano morti in un istituto per malattie mentali: c’è anche da dire che del resto la seconda guerra mondiale sarebbe esplosa solo più avanti e nessuno aveva ancora idea di cosa il nazional socialismo tedesco avrebbe scatenato.

Con tutti questi elementi a suo favore, TSC dovrebbe brillare come uno dei migliori giochi che un appassionato del ciclo di Cthulhu, o anche solo del filone investigativo potrebbe sognare: tuttavia non appena si inizia a giocare emergono i vari, tanti purtroppo, difetti che il gioco presenta.

La città di Oakmond è molto grande ed eccellentemente rappresentata, con le sue strade allagate che a volte possono essere attraversate solo in barca, ma a tratti risulta dispersiva e poco interattiva: i passanti, NPC che recitano forse un pò sottotono e monotono hanno poca varietà, così come gli edifici e soprattutto l’interno di essi, visitabili solo quando si vede un segno particolare sulla porta di accesso, altrimenti inaccessibile.
Ma forse la parte più deludente del gioco è rappresentata dai combattimenti: la parola più usata per descriverli è stata “legnosi” o “rigidi” (stiff): le armi, che comprendono elementi tra i più classici dell’epoca (incluso l’iconico “Tommy gun”, il fucile mitragliatore con il caricatore circolare tipico dei gangster dell’epoca) sono poco soddisfacenti da usare, e perfino l’albero delle abilità sbloccabili con i classici punti esperienza risulta poco curato sia nella forma che nel contenuto, non dando accesso ad alcun potere o abilità particolare o che modifichi in modo interessante quelle basiche che si possiedono dall’inizio del gioco.

La meccanica delle investigazioni non è chiarissima, ed è un motivo per il quale inizialmente ho faticato nel capire dove andare e cosa fare (tuttavia esiste un tutorial molto sintetico che insegna come giocare), anche per il fatto che non esiste un HUD come per GTA:
questa è una scelta comprensibile, fatta probabilmente per non rovinare l’atmosfera retro resa in modo così convincente, ma ci rende necessario guardare continuamente la mappa consultabile in una schermata apposita, spesso rendendo necessari caricamenti di qualche secondo che spezzano l’azione.

A proposito dei caricamenti, questi sono lunghi, troppo, e spesso si subiscono in sequenza in alcuni punti dove è facile soccombere alle mostruose creature che popolano Oakmond, rendendo la continuità di gioco simile a quella di una partita a scacchi.

Le suddette creature, cosiddette Wylebeasts, non mi hanno personalmente convinto come character design, che sembra voler pescare dalle tasche di Masahiro Ito della Konami, designer dei mostri di Silent Hill 2, a loro volta pesantemente ispirati dalle invenzioni delle artiste Louise Bourgeois e Berlinde de Bruyckere, visionarie separate da decenni di storia.

E poi le allucinazioni, frutto della perdita della sanità mentale che è un elemento immancabile in qualsiasi storia Lovecraftiana, dove la maggior parte dei protagonisti finisce suicida o a gridare a squarciagola in una stanza imbottita per il resto della sua esistenza, che avrebbero potuto giovare di più della lezione impartita da Eternal Darkness (altro gioco di ispirazione Lovecraftiana, questa volta eccellente) invece che da quelle mostrate in Dark Corners of the World (che rimane forse il miglior gioco sui miti di Cthulhu mai creato), le parti subacquee che tecnicamente somigliano un pò alle parti in tuta spaziale del primo Knights of the old Republic, bellissimo ma ormai tecnicamente datato, i diversi finali che ho trovato davvero troppo sbrigativi...

Insomma, ci sono tante cose che potevano essere fatte meglio, e se si legge la storia della produzione del gioco, si apprende che ci sono stati problemi legali durante e dopo lo sviluppo, che hanno sicuramente influenzato negativamente la creazione del gioco.

Tuttavia The Sinking City restituisce in pieno, in qualche modo, la sensazione della cacciata della razza umana dal vertice della piramide alimentare e predatoria, ad opera dei Grandi Antichi (in modo similare a come i razziatori di Mass Effects funzionano nella storia), che attendono pazientemente che tutti i pezzi vadano al proprio posto per poter innescare la fine del genere umano, scatenandolo in una singola e gloriosa globale vampata di follia omicida dilagante.

Nonostante i suoi tanti difetti, sono contento di aver giocato a questo titolo cosa che per via della mia vita da papà ho avuto il tempo di fare esclusivamente a notte fonda, il che ha esaltato ancora di più l’eccellente atmosfera che non mi stancherò mai di lodare, e che ha riacceso in me il fascino mai sopito per Cthluhu, il sognatore, il Dio Dormiente, le cui viscide e orrende membrane limacciose suggeriscono suoni che nessun apparato umano potrebbe mai pronunciare correttamente, mentre intorno a lui un cantico insistente e continuo recita eternamente una sfiancante nenia; della quale si può solo tentare in modo futile di abbozzarne il suono: Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn.
“Nella sua sommersa dimora in R’lyeh, il Morto Cthulhu, attende sognando.”
https://www.youtube.com/watch?v=TopxncwH …

Gigetto

ha aggiornato la sua collezione

Non ci sono interventi da mostrare 😔