Post ridicolo e inutile che cancellerò dato che non mi piace parlare dei cazzi miei qua sopra, ma non ho altri appigli.
Da quando mi sono affacciato all'età adulta, ho l'impressione che non me ne vada mai bene una in nessun ambito della vita. "Adulta" poi per modo di dire, dato che in tutti questi anni non sono riuscito ancora a ritagliarmi neanche un briciolo di indipendenza reale. Di fatto non ho più nulla per cui provare entusiasmo, nessuna prospettiva futura che mi faccia credere che valga la pena impegnarsi in qualcosa, ogni sogno o progetto a cui cerco di dedicarmi viene sempre inesorabilmente disintegrato a causa di circostanze che nella maggior parte dei casi esulano completamente dal mio controllo.
L'ultimo periodo mi stava illudendo di essere finalmente riuscito a fare un minuscolo passo sulla strada giusta. Dopo un'infinità di fuffa e rifiuti si presenta un'opportunità lavorativa decente, più di una in realtà, che mi permetta di iniziare a sostenere buona parte delle spese da solo; niente su cui costruire una carriera ovviamente, ma di qualcosa bisogna pur campare. Insperatamente riesco anche a trovare la motivazione e la quadra giuste per arrivare a chiudere con l'università in tempi brevi, addirittura entro i tempi previsti, cosa che non avrei mai neanche lontanamente ipotizzato visti il disinteresse per l'ambito e l'odio totale verso l'ambiente che sono ormai radicati in me. In più conosco e inizio a frequentare una ragazza per me incredibile, con cui c'è grande complicità e una continua condivisione di interessi, reciproci e non, e con cui apparentemente va tutto a meraviglia.
Per la prima volta, dopo anni di fallimenti, stavo iniziando a costruirmi una vita in una nuova città, che mi permettesse di allontanarmi definitivamente dal paesino soffocante e privo di opportunità a cui mi sento incatenato e da cui cerco disperatamente di fuggire da quando avevo 16 anni. Avevo ritrovato il piacere di studiare quello che mi interessa, di potermi permettere qualche sfizio, e avevo qualcuno di speciale con cui passare il tempo godendo delle piccole cose. Non mi sono fatto molti amici, ma ho conosciuto un sacco di persone interessanti da quando sono qua, più di quante ne abbia conosciute nel resto della mia vita, probabilmente.
Poi i disastri iniziano ad arrivare uno dopo l'altro: col lavoro va male dopo neanche due mesi, sono costretto a rimandare gran parte degli esami che avevo pianificato a causa di emergenze famigliari che mi impediscono materialmente di studiare e/o di presentarmi alle date degli appelli, e infine, ultimo ma non per importanza, dopo mesi di frequentazione la ragazza di cui sopra se ne esce dal nulla con il fatidico "non riesco a vederti in quella maniera".
Tutto ciò che stavo costruendo, ridotto in macerie nel giro di una settimana. Mi ritrovo di nuovo al punto di partenza, e stavolta è ancora peggio, perché ormai è come se avessi guardato oltre il velo, ora so come ci si sente ad avere una vita normale e piacevole, che però mi è stata sventolata sotto al naso soltanto per il gusto di togliermela.
Ogni volta che ho l'ardire di provare a fare capolino con la testa mi ritrovo sempre con la guancia schiacciata sull'asfalto, preso a calci. È impossibile per me continuare a fare piani, sia perché ho la certezza che finiranno in fumo in qualche modo, sia perché non ne vedo più il motivo.
Sono stanco, non solo mentalmente ma anche fisicamente. Non ricordo più come ci si senta ad essere riposato e pronto ad affrontare la giornata. Già da prima soffrivo periodicamente di disturbi del sonno, ora di norma non riesco neanche ad addormentarmi; se effettivamente riesco a chiudere occhio lo faccio soltanto verso l'alba, a intervalli di un'oretta ciascuno disturbati da incubi orribili che mi demoralizzano ancora di più, finché disperato non mi alzo, a mezzogiorno nel migliore dei casi, pentendomi di essermi messo a letto la notte precedente.
Ho paura di dover abbandonare un luogo in cui pensavo di potermi stabilire, e in cui tutto sommato mi trovo bene, per tornare definitivamente in quella prigione a cielo aperto, piena di gente bigotta con cui non condivido niente oltre all'ossigeno che respiro. Mi sono arreso all'idea che non avrò mai niente di buono, neanche le briciole di quello in cui normalmente si spera. Soprattutto sono stanco di provare invidia per gente che ha tutto quello che vorrei e pensare che non se lo meritino, cosa a cui razionalmente non credo davvero ma che mi è impossibile togliermi dalla testa.

SOLERO
Io non ti dico che viviamo due vite identiche ma tanta di quella merda che stai passando te risuona con me in maniere molto forti, quindi dire che ti capisco sarebbe un eufemismo.
Quanto sforzo ci vuole a riprendere tutto e quanto poco ci vuole che tutto vada in vacca. Quanto forte diventa quella voce che ti dice "ma chi cazzo me lo fa fare" in testa e gettare via tutto.
Poi magari ti ritrovi pure quelli con cui tiri due chiacchiere e vuoi parlare della tua situazione solo per esserci giudicato al di sopra, proprio ciliegina sulla torta; soprattutto perché nessuno vede quanto ti stai scazzando per fare quello che stai facendo e i risultati non lo rispecchiano minimamente.
Reita.Roses
Non è che viviamo vite identiche. È che questi sono i problemi della nostra generazione.
iKuras
Purtroppo anche quello è un problema, a volte ci si sente pure in difetto a lamentarsi della propria situazione perché magari dall'altra parte c'è gente che sminuisce la questione, ti fa sentire un fallito perché dovresti rimboccarti le maniche e fare non si sa bene che cosa, quando in realtà sei già al trecentesimo tentativo di uscire da una situazione merdosa in cui vieni sempre ributtato dentro per un motivo o per un altro nonostante tutti gli sforzi possibili
Garth Brown
@iKuras sta cosa del "rimboccarsi le maniche" è ridicola, e generalmente è detta da stronzi che sono andati in pensione a 30 anni (e dovrebbero stare sottoterra adesso, non continuare a scartavetrarci i coglioni), o da Millenials inutili a cui hanno fatto il lavaggio del cervello.
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Io non mi "rimbocco le maniche" se questo significa fare lo Schiavo e vivere una vita all'insegna dello Stento. Si fottano
Reita.Roses
@iKuras Il fatto è che, almeno nella mia zona, non posso neanche dire "voglio essere pagato per il mio lavoro" perché è malvisto, qua per "rimboccarsi le maniche" è ampiamente incluso il "farsi sfruttare", anzi, lo sfruttamento è la norma.
Io me le "rimboccherei" pure le maniche, ma vorrei capire come e dove dato che qua non c'è assolutamente nulla.
L'unica è inizia a fare la lotteria dei concorsi statali e sperare di acchiapparne almeno uno, che al sud Italia sei visto come Gesù Cristo se hai il posto statale mentre al nord sei un poveraccio sfigato.
Reita.Roses
Descrivi un problema generazionale. Quasi tutti quelli che conosco e hanno la mostra età, hanno questi problemi.
E gli unici che non ne hanno, che hanno costruito qualcosa davvero sin da subito... pochi se lo meritano davvero, altri ci sono arrivati per vie traverse tipicamente italiche.
Io ho 31 anni, a 27, la tua età, presi la laurea triennale dopo anni di bestemmie (ma costanza negli esami, almeno uno ad appello riuscivo a farlo), mi iscrissi subito alla magistrale, partita a bomba, poi il disastro... ansie, problemi, di nuovo ansie... ed eccomi qua a 31 anni che mi manca un esame e la tesi per laurearmi (probabilmente pure col 110, per il poco che conta), ma fermo da mesi perché è un periodo che "risolto" un problema se ne presentano altri 10 subito dopo, senza soluzione di continuità.
E intorno ho pressioni, anche giustificate, la consapevolezza che questa laurea è molto probabilmente totalmente inutile, il che aumenta lo scoraggiamento.
E dovunque guardi non so davvero dove sbattere prima.
A differenza tua io preferirei non lasciare i miei luoghi d'origine, in mezzo a questa provincia bigotta sono francamente riuscito a crearmi una bolla di persone come me, mi ha salvato aver frequentato il Liceo Artistico ai tempi, altrimenti per come ero da piccolo probabilmente ad una certa mi sarei ammazzato (sono nato e cresciuto in un contesto di campagna dove i bambini sin da neonati vengono istruiti ad amare la fatica e i trattori, al maschilismo tossico padre-padrone, che la scuola non serve ad un cazzo e bisogna mollarla prima possibile per lavorare, anche gratis se necessario, ma l'importante è lavorare), e poi ho fatto l'errore in passato di aver adottato molti animali a cui sono legatissimo e non riuscirei a mollarli per andare chissà dove, mi sentirei troppo male.
E il problema dell'indipendenza... gli unici che conosco della nostra generazione ad essere indipendenti dopo i 25 anni sono: 1) Quelli che a 18 anni hanno pagato una raccomandazione per entrare in qualche posto statale; 2) Quelli che, provenendo da famiglie già proprietarie di attività, l'hanno ereditata dai genitori; 3) Gente già benestante di suo. Fine. Quasi tutti gli altri, me compreso, si barcamenano tra lauree, tirocini, stage rigorosamente non pagati e lavori a contratto brevissimo. Poi chi riesce a costruire qualcosa totalmente per proprio merito c'è, ma sono veramente pochi, e più che come esempi fungono da eccezioni. E molti altri per costruire qualcosa sono dovuti andare all'estero, cosa che io vorrei evitare per i motivi sopracitati... ma ad una certa mi chiedo se avrò davvero scelta.
Insomma, stiamo sempre con le pezze al culo, sempre o in anticipo o in ritardo.
Ed è frustrante. Sto con la stessa ragazza da 15 anni, avremmo tutta la maturità di coppia per convivere, ma non possiamo farlo perché da ambo i lati non c'è autonomia economica sufficente a poter pagare un affitto, e nessuno di noi ha avuto la fortuna (molto frequente qua al sud) di ereditare le case dei nonni, quindi... non lo so. Probabilmente pure questa mia risposta al tuo post è uno sfogo, sappi solo che ti capisco ampiamente.
iKuras
Mi rendo conto che siano problemi comuni a tutta la nostra generazione, è che se mi guardo intorno vedo solo gente che almeno in un campo riesce ad essere realizzato, perlomeno dal mio punto di vista. Magari hanno una vita sociale soddisfacente che gli permette di svagarsi, oppure un lavoro quantomeno dignitoso che non li renda dei nullafacenti agli occhi di questa società merdosa, o delle prospettive accademiche a cui aggrapparsi...
Io mi sento privo di qualsiasi cosa. Non ho molti amici, e questi hanno sempre le loro questioni, altri gruppi o ragazze/ragazzi a cui dare priorità, quindi non li vedo molto e tendenzialmente non vengo incluso nei piani a meno che non sia io a farmi avanti. A livello lavorativo, alle spalle ho più curriculum inviati che ore di lavoro. Per carità, a livello universitario ho ottimi risultati e non mi posso lamentare, ma non mi sento per niente appagato proprio perché ho perso interesse e non ci vedo nessun futuro.
So bene che probabilmente altre persone mi invidieranno per qualche motivo come io faccio con loro, che sia perché ho buoni voti, o perché ho una famiglia disposta ancora a fare sacrifici per mantenermi o chissà cosa, ciò non toglie che personalmente non riesco a trovare nessun motivo di soddisfazione nella mia vita. Mi basterebbe davvero anche una sola cosa positiva per trovare un senso a questo strazio, ma non riesco ad averla
Reita.Roses
@iKuras Ecco, io se mi guardo intorno non vedo tutta questa realizzazione nella mia generazione, anzi, tutto l'opposto. La tua disperazione, la mia, la vedo come ampiamente maggioritaria. Chiaramente i social non contano, lì la gente mostra solo il meglio delle loro vite, e questo fa solo male perché da l'impressione parasociale abbiano vite migliori delle nostre, e molto spesso non è assolutamente così. Non lo so, io vedo solo devastazione, vedo una generazione totalmente allo sbando, stretta tra un mondo per e post digitalizzazione incapace di trovare un posto preciso.
88MigliaOrarie
Intanto ti direi di smettere di vedere l'invidia come una cosa negativa bensì costruttiva, ambire a qualcosa che qualcuno ha, se usata bene ti fa arrivare sulla luna. Non pensare di essere un caso eccezionale con questi incidenti di percorso perché purtroppo questa è la nuova normalità in questo paese disgraziato e vecchio.
iKuras
Il fatto è che quando questi incidenti si susseguono all'infinito, si accumulano e non sono mai, o quasi mai, intervallati da successi o eventi positivi, diventa difficile continuare a mantenere un atteggiamento propositivo. Non è necessariamente una questione legata allo stato o alla società, ma anche a circostanze completamente casuali per cui non saprei davvero neanche chi incolpare.
Poi ripeto, mi rendo conto di come cose per me normali o di poco conto possano essere considerate motivo d'invidia per altri, purtroppo ognuno ha diverse priorità e si sente appagato per cose differenti
LeonhartSoul18
Non sei tu che non vai, è la situazione lavorativa italiana che è una merda e non dà grosse possibilità! Comunque sia se sei riuscito ad andar via da un paesino e a vivere in un posto che ti piace, fai di tutto per non tornare lì. Non ti dico di cedere anche al settore della ristorazione, perché il 90% delle volte ti sfruttano e basta, ma ecco se rischi di tornare a una situazione che ti fa stare peggio accetta qualsiasi lavoro. Tanto non firmi il contratto con il diavolo e a una certa puoi sempre andare via. Per quanto riguarda lo studio, secondo me se non hai una situazione lavorativa più o meno stabile diventa complicato perché ti stressi da entrambi i lati. Poi appunto quando accadono eventi riguardanti la vita privata sembra veramente di avere il mondo contro.
Ti consiglio di concentrarti su un obiettivo alla volta intanto. E tieni duro, ci sta assolutamente starci male e lamentarsi della situazione, viviti queste emozioni perché è giusto così. Però mi raccomando non mollare!