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Assassin's Creed

Assassin's Creed ha pubblicato un'immagine nell'album Assassin's Creed Odyssey

Dopo poco più di un mese dall'uscita di Assassin's Creed Odyssey ecco a voi la mia recensione (Jasdip) dell'ultima fatica di Ubisoft.

Nel caso in cui preferiste leggere mediante un più ordinato PDF vi lascio qui di seguito il link.

https://drive.google.com/file/d/1sU0Xd_J …

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IL CASO ODYSSEY

Dopo più di dieci anni passati nei panni della Confraternita degli Assassini, e qualche sporadico incontro con l’Ordine dei Templari, alla ricerca di Frutti dell’Eden e nel continuo tentativo di salvare il mondo da una catastrofe naturale, per la prima volta prendiamo in mano un’arma al servizio dell’equilibrio generale.
Dopo la Londra vittoriana e le piramidi d’Egitto, questa volta il nostro sguardo si posa sull’antica Grecia, una terra devastata da una delle più lunghe guerre al quale l’uomo abbia mai dato inizio: sul campo dell’Ellade si affrontano gli schieramenti blu ateniese e rosso spartano. Ed è proprio a Sparta che la nostra protagonista, Kassandra, vede iniziare la propria odissea, o meglio, quella di tutti.

UN GRANDE SALTO DELLA FEDE

Assassin’s Creed Odyssey si è presentato sin da subito come un capitolo molto controverso per quanto riguarda i canoni della saga creata da Ubisoft, la mancanza stessa degli Assassini e anche di elementi più semplici come la Lama Celata hanno infatti portato ad un primo disorientamento della massa di affezionati. Eppure non c’è miglior modo per passare un messaggio che farlo velatamente, di nascosto: è il metodo di Socrate, far arrivare autonomamente alla conclusione gli ascoltatori, in questo caso noi. Nell’universo di Assassin’s Creed non è però una novità e anzi sta alla base di molti capitoli antecedenti Odyssey: tutte le mail, i file audio, i video nascosti e gli stessi glifi hanno funzionato a loro tempo grazie a fan ed estimatori della saga che hanno avuto la voglia di mettersi in gioco ed unire i puntini che Ubisoft lasciava.
Con Odyssey quindi veniamo catapultati in un’avventura dove poco risulta chiaro e tocca a noi saper interpretare e reagire agli ostacoli che si presentano sul nostro cammino. Lo stesso discorso è valido anche per i finali di Odyssey, meno espliciti e, all’apparenza, diversi da ciò che ci si potrebbe aspettare.

COMBATTERE IN GRECIA

Dal punto di vista del gameplay Odyssey si presenta come la naturale evoluzione di quel punto di svolta che era stato Origins, oltrepassando con entrambi i piedi la linea di demarcazione del genere GDR e afferrando a piene mani un nuovo livello di sfida. Ci vengono offerti così tre rami di abilità con l’ovvia possibilità di mischiarli al meglio per ottenere lo stile di gioco che meglio preferiamo; Odyssey riesce in tal senso a soddisfare ogni possibile approccio del giocatore alle missioni, sia che si preferisca l’assassinio allo scontro all’arma bianca, o il contrario. Sempre sulla riga dell’evoluzione GDR il capitolo ellenico presenta un netto miglioramento anche per quanto riguarda gli equipaggiamenti: tra numerosissime armi ed armature Odyssey mostra infatti i muscoli dando un senso vero e proprio al cambiamento del proprio set a favore di un altro. A differenza di quanto accadeva in Origins, dove alla fin fine cambiare armatura si riduceva ad una scelta estetica, con Odyssey risulta fondamentale per poter esprimere al meglio l’approccio scelto.
Con l’Adrestia si ha un ritorno vero e proprio della componente navale che in Origins aveva solo fatto una breve comparsa. Meno importante della Jackdaw o della Morrigan, la nave di Barnaba e Kassandra presenta un più che piacevole modo per spostarsi nell’enorme mondo di gioco. Tra onde e fuorilegge, i combattimenti navali permettono di variare un po’ l’esperienza di Odyssey fornendo anche uno stacco dalla componente GDR vera e propria: le battaglie in mare risultano divertenti e veloci anche se presentano una mancanza di varietà nel lungo andare, questo anche a causa di un’era storica meno ricca di armamenti e tecnologie belliche. Nel complesso comunque l’Adrestia svolge la sua parte ottimamente.
Ai diversi stili di gioco a nostra disposizione rispondono le numerosissime attività che l’antica Grecia è in grado di offrire, Ubisoft ha infatti realizzato un mondo di gioco incredibile che, partendo dalla semplice isola di Cefalonia, dimostra una varietà mai vista prima d’ora con paesaggi fantastici e degni di un quadro. Da Delfi a Sparta, passando per Atene ed Argo, ci troviamo di fronte alla mappa più estesa e meglio resa di qualsiasi Assassin’s Creed e l’esplorazione viene continuamente premiata con panorami mozzafiato e proponendo ben sette diverse tipologie di climi e zone. Ogni regione della Grecia è riconoscibile a sé e tra i vari punti di interesse è possibile intraprendere missioni secondarie più o meno importanti.
Da questo punto di vista però Odyssey inizia a presentare qualche problema.

IL TROPPO STROPPIA?

Sotto la direzione di Ashraf Ismail, Origins aveva introdotto con maggior decisione le missioni secondarie, rendendo il suo Assassin’s Creed un titolo vario e molto più open-world: in questi ultimi mesi inoltre si è avuta l’occasione di conoscere le sue linee guida per ottenere una giusta varietà tra le quest, a mio parere riuscendoci pienamente. Purtroppo con Odyssey il lavoro svolto non eguaglia tali risultati.
Le missioni secondarie in questo capitolo raggiungono un numero vertiginoso e mentre alcune sembrano valere davvero la pena di essere intraprese altre paiono molto meno convincenti e con un pattern molto simile fra di loro: il continuo essere mandati in un luogo, uccidere o trovare un particolare oggetto per poi tornare indietro è un classico per la saga e a volte risulta anche soddisfacente, ma dato proprio lo svariato numero di missioni che ci vengono presentate sembra quasi che Ubisoft abbia abusato di questa procedura, puntando più sul numero che sulla qualità. Esistono diverse missioni interessanti nel mondo di Odyssey e, sebbene utilizzino questo pattern, mi sono parse decisamente valide, ma questo grazie ad una presentazione più elaborata: in sostanza sarebbe secondo me più importante concentrarsi su meno missioni compensando con una lunghezza e profondità maggiore, vedasi missioni come quelle su Mykonos e Citera. Ho trovato inoltre un leggero miglioramento nelle connessioni tra missioni separate grazie anche solo a semplici rimandi e citazioni.
La presenza di numerose missioni secondarie può avere inoltre inciso sulla parte più importante del gioco, ovvero le quest principali. Il continuo affrontare numerose nuove sfide, relativamente ininfluenti ai fini di trama, può infatti incidere sulla bontà della storia che, diverse volte, finisce così per svilupparsi troppo lentamente ed in modo “annacquato”.

LE SCELTE ED UN PROBLEMA ALLA REGIA

Tra le novità che più hanno fatto discutere, tra la mancanza degli Assassini e della Lama Celata, c’è sicuramente il nuovo sistema di scelte che, come dall’inizio era stato annunciato, ci avrebbe permesso di plasmare la nostra avventura da inizio a fine. Purtroppo il risultato è stato un altro.
Le possibilità di dialogo e di azione presenti in Odyssey sono brevemente suddivisibili in due categorie: “informazioni” ed “atti”.
Con l’introduzione della modalità esplorazione, che a parer mio avrebbe necessitato di maggior “mistero”, le informazioni su dove trovare i nostri obiettivi diventano necessarie e fondamentali; nonostante questo mi sarei però aspettato qualcosa in più di un semplice elenco di domande da porre: lo sforzo è minimo e quindi non viene premiato in alcun modo il giocatore che sarebbe disposto a fare di più per portare a termine le missioni al 100% della completezza.
Gli atti sono composti di tre o quattro possibili azioni: minacciare, mentire, combattere o attuare una soluzione più pacifica. Azioni che hanno sicuramente legittimità di essere in un GDR ma che tuttavia, alla fine della fiera, non portano ad una vera e propria conseguenza: al di là di un personaggio ucciso o risparmiato non si avranno in seguito importanti sviluppi, la trama insomma non si divide in grossi filoni separati da eventi fondamentali come ci si sarebbe aspettato. Gli stessi finali soffrono, anche se in maniera minore, di questo difetto.
La stessa implementazione delle scelte ha portato con sé un cambiamento nello svolgimento della trama: mentre i precedenti capitoli potevano infatti contare su video per dialoghi ed eventi, Odyssey ha dovuto sacrificare praticamente del tutto questa componente a fronte di continue decisioni da prendere. La storia principale risulta al giocatore meno incalzante con ritmi meno serrati e con una perdita quasi totale del pathos che contraddistingueva Origins.
Assassin’s Creed Odyssey esce così dal confronto come un capitolo mutilato registicamente e meno ispirato che si salva grazie ad una Kassandra di molto al di sopra delle aspettative.
Inizialmente ero molto scettico riguardo cosa sarebbe potuto uscire dal connubio di scelte prese dal giocatore e caratterizzazione della protagonista, temevo infatti che il risultato sarebbe stato quello di un personaggio piatto e senza identità. Ho dovuto invece ricredermi dopo soli pochi minuti. Kassandra è infatti uno dei personaggi più piacevoli in cui calarsi in tutto il panorama di Assassin’s Creed: questo grazie ad un’ottima scrittura di base che ha fornito all’eroina spartana un carattere forte, deciso e a tratti divertente. In aggiunta è necessario dire che anche il doppiaggio italiano ha svolto un lavoro perlopiù eccellente.

I TRE ARCHI

Odyssey è caratterizzato da un’ulteriore differenza rispetto ai capitoli precedenti: non presenta infatti una vera e propria storia su binari, o meglio lascia al giocatore decidere come procedere. Ubisoft ha infatti impostato tre archi narrativi, ognuno con storie e missioni proprie che vanno poi ad intrecciarsi tra di loro formando un quadro più grande. L’utente in questo modo può dedicare più tempo a ciò che ritiene più interessante al momento.
I tre archi narrativi sono riassumibili come “Arco della Famiglia”, “Arco della Setta” ed “Arco degli Isu”, ognuno con tematiche particolari e specifiche.
L’Arco della Famiglia è il fulcro principale della storia di Kassandra in Odyssey ed è il primo ad essere presentato, su questo viene costruita l’intera trama e da esso partono gli altri due archi.
L’Arco della Setta è composto dalla continua caccia ai membri della Setta di Cosmos mediante quello che è uno dei sistemi più interessanti e divertenti di tutto Assassin’s Creed. Il menù dedicato alla Setta infatti permette di avere un quadro generale della situazione greca e di come i membri (ignoti) di Cosmos siano riusciti ad infiltrarsi in ogni punto della società ellenica. Tramite questo menù siamo in grado di dar loro la caccia mediante gli indizi che potremo trovare sparsi per tutta la Grecia: sicuramente una novità molto gradita che amplia e migliora di gran lunga ciò che accadeva in Origins con i membri dell’Ordine degli Antichi.
L’Arco degli Isu è quello che più si collega con gli eventi del Presente e contiene numerose informazioni utili che successivamente analizzeremo. Qui sono state inserite nuove nozioni sulla Prima Civilizzazione e ripresi anche vecchi elementi che speravamo sarebbero stati introdotti nella trama principale.
Quella di Ubisoft è stata una scelta decisamente differente dalle precedenti ma devo dire che la resa è stata comunque ottima e senza grosse sbavature.

CONCLUSIONE

Assassin’s Creed Odyssey è sicuramente uno dei capitoli più controversi a cui abbiamo avuto modo di giocare, prende infatti elementi dal resto della saga e, come Origins prima di lui, li evolve ulteriormente. Grazie ad una svolta completamente GDR, la giocabilità di Assassin’s Creed raggiunge nuove vette di divertimento ed approccio alle missioni con un maggiore investimento sui tre rami potenziabili. La Grecia è con tutta probabilità la migliore mappa finora concepita, una serie di microclimi e zone diverse rendono il mondo di gioco variopinto e sempre nuovo, mai ripetitivo; l’Adrestia inoltre dà modo di apprezzare maggiormente il tema del viaggio/odissea, navigare tra le varie isole infatti permette di prendersi una pausa dal combattimento all’arma bianca per godersi al meglio l’Egeo e le relative battaglie navali.
Purtroppo la narrazione, sebbene la suddivisione in più archi sia stata cosa gradita, risulta diluita ed ha perso molto dal punto di vista scenico, dove Origins invece eccelleva. Si ha quindi l’impressione che Ubisoft abbia puntato più sulla quantità che sulla qualità. Qualità che non si è vista inoltre nel sistema delle scelte, troppo basilare e semplicistico non dimostra di prendere veramente in considerazione le decisioni del giocatore guidando forzatamente la trama su dei binari prestabiliti: gli stessi finali sembrano soffrire di questa pecca che non permette di apprezzare pienamente il gioco.
Assassin’s Creed Odyssey può essere un gioco duro da digerire, porta con sé diversi cambiamenti, positivi e negativi, ma sicuramente trasmette un senso di meraviglia e voglia di esplorare come mai prima d’ora, con combattimenti vivi e più movimentati dei capitoli precedenti. Come aveva fatto con Origins, Ubisoft dimostra la voglia di portare avanti al meglio questo brand evolvendo continuamente il suo prodotto e facendo rivivere ad Assassin’s Creed una seconda giovinezza. Una nuova Odissea all’orizzonte.

- JASDIP

let92

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