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Cosa spinge un giocatore semiprofessionista di PES a diventare il migliore - intervista

Una delle cose che preferisco dell'essere un fan del calcio è il fatto che ormai la partita vera e propria non è più l'unica cosa di cui si sente parlare. La richiesta apparentemente insaziabile di una copertura news ventiquattr'ore su ventiquattro ha garantito ai giornalisti l'occasione per raccontare delle storie che vanno al di là dello sport nel senso stretto del termine.



Sono sempre stato affascinato, in particolare, dalle interviste faccia a faccia con un giocatore. La possibilità di scoprire qualcosa di più del gioco parlando con le persone che ne prendono parte mi ammalia, soprattutto quando le interviste sono così argute come quella realizzata da Sid Lowe a Luis Suarez nel 2012.



Mentre le interviste ai giocatori sono un pilastro del giornalismo calcistico, si tratta di un fenomeno che è ancora una rarità nel mondo degli eSports. Di conseguenza, dopo essere stato invitato da Konami alla finale della Pro Evolution Soccer (PES) League che si è tenuta a giugno nell'Emirates Stadium, mi sono preso la responsabilità di fare qualcosa al riguardo. Ho messo all'angolo uno dei sedici partecipanti, il ventisettenne Eldridge O'Niel aka Oneill, al fine di scoprire che cosa lo motiva. E posso tranquillamente affermare che ho imparato molto su ciò che significa cercare di creare una carriera in un'industria che è ancora lontana dal proprio apice.

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16 luglio 2017 alle 11:20