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Ricostruire con i videogiochi: un Animus per la vita reale

Ricostruire il mondo, sé stessi, la società.



Non si parla spesso di videogiochi come trampolino di lancio per ricostruire qualcosa. Certo che a prendere in mano gli esempi sbagliati difficilmente c'è del potenziale in quel senso, ma ovviamente non sempre è così. Il fatto è che questa è una storia molto recente, iniziata da un drammatico evento di non troppi mesi fa.



Notre Dame brucia. Tutti ne parlano, le fiamme divampano per giorni e non si sa come spegnerle senza peggiorare il danno. Che c'entrano i videogiochi con il ricostruire qualcosa di così importante? Additato più volte per un presunto incitamento alla violenza, Assassin's Creed poneva già da anni le basi per questo e molto altro a venire.



Mentre tutti guardavano solo alla copertina, Ubisoft studiava.



Un produttore videoludico che ha saputo radunare menti. Non solo menti da sviluppatore: cervelli di culture diverse, ognuno con il proprio background. Non un semplice videogioco con la trama invecchiata male, ma una vera e propria enciclopedia virtuale il più fedele possibile alla realtà. Prima Roma, poi Parigi, passando per la Turchia e le isole caraibiche fino ad arrivare all'antica Grecia. Proprio con questa (e il precedente Egitto) lo studio raggiunge forse l'apice, con una modalità ad-hoc per mettere sui libri – virtuali – i giocatori. Oltre i difetti, questo è Assassin's Creed.



L'idea non scritta alla base è che i videogiochi possono ricostruire.

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2 dicembre alle 18:40

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