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Fatman - recensione

In un momento storico in cui, se un piccino prende un brutto voto a scuola e si lamenta a casa, il professore rischia di essere picchiato o denunciato dai genitori, non stupisce la reazione di Billy, ragazzo all'apparenza vero primo della classe, studente modello, disciplinato, ligio al dovere.



Billy, vincitore di ogni premio scolastico, che pure accudisce amorosamente la nonna con la quale convive nella sua lussuosa magione, brulicante di (chissà perché) terrorizzata servitù, è però il figlio trascurato di un misterioso genitore, un riccone sempre assente. Anche il ragazzo però nasconde molti segreti inconfessabili, e per Natale riceve giustamente un bel pezzo di carbone da Babbo Natale, che è uno che non si lascia imbrogliare da nessuno. Billy così si altera moltissimo e incarica un "dipendente" dell'azienda paterna di lavare l'onta col sangue. Non ci stupisce scoprire che il dipendente in questione è un killer efficientissimo, che pure lui ha qualche sospeso con la mitica figura e accetta quindi l'incarico con vera partecipazione personale.



Inizia così le sue disinvolte indagini per scoprire dove mai risieda il misterioso personaggio, che nella sua vita di tutti i giorni si chiama Chris Kringle. Infatti scopriamo non solo che, come immaginabile, fra un Natale e l'altro Santa/Chris conduce una vita quasi normale, ma che non è il pacioso "libero professionista" che la tradizione ci ha mostrato, bensì un vecchio amareggiato e iracondo affidato a un superbo Mel Gibson, all'apice della sua esibita vecchiaia (ma cosa farà il caro Mel quando sarà vecchio per davvero?).



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19 dicembre 2020 alle 13:11