Cannibal Cuisine – Recensione Speedrun
La nostra recensione Speedrun di Cannibal Cuisine è come un panino mangiato velocemente durante la pausa pranzo. Peccato solo che all'interno ci sia della carne umana. La pietanza ci sarà rimasta sullo stomaco o l'avremo digerita senza problemi?
Mi serve del Brioschi
Prendete Overcooked, aggiungete il cannibalismo e avrete Cannibal Cuisine. Come infatti il titolo lascia presagire, in questo party game, sviluppato dal team indipendente di Rocket Vulture, impersoneremo dei cannibali pronti ad attaccare ignari turisti.
L'ambientazione è una colorata isola tropicale, dove centinaia di curiosi si riversano ogni anno per sfuggire al tran tran quotidiano e farsi magari una settimana di completo relax. Quello che però non sanno è che gli abitanti sono appunto dei cannibali, pronti a dare in pasto i visitatori al loro Dio.
Tutto questo si traduce in un gioco molto simile al già citato Overcooked, in cui i giocatori devono raccogliere frutta, verdura e la carne dei turisti per preparare piatti per saziare Hoochooboos. Le vittime, ovviamente, non se ne staranno a guardare, combattendo per la loro vita con ogni mezzo. Oltre alla meccanica di cucina quindi è presente anche una piccola parte di combattimento, che rende Cannibal Cuisine più caotico e turbolento.
Lo stile è invece quello cartoon visto anche nel gioco di Ghost Town Games, scelta che in parte stempera le tematiche truculente poco adatte a giocatori giovani. A dispetto dello stile, infatti, Cannibal Cuisine si merita un PEGI decisamente alto, elemento che come vedremo risulta in parte deleterio per il gioco.
Una fame divina
Il gameplay di Cannibal Cuisine è basilare. I personaggi si muovono in schemi a visuale fissa, in raccogliere ingredienti e attaccare i turisti. I demoni effettuano specifiche richieste a tempo da soddisfare creando le giuste pietanze, composte da due elementi da cuocere. Le richieste sono costanti, e permettono di incrementare il proprio punteggio per ottenere una valutazione migliore (espressa da zero a tre stelle).
Ognuno dei mondi di gioco, tematizzati in stile tiki, vanta cinque livelli classici e una sfida unica, diversa per le varie zone. Niente di inedito, purtroppo, senza contare che i controlli risultano spesso farraginosi, portando a fallimenti inevitabili. L'esperienza migliora giocando in cooperativa (lovale oppure online), pur mantenendo i problemi individuabili anche in singolo.
La longevità è comunque buona, a patto di resistere fino alla fine del gioco. Interessante anche la personalizzazione dei personaggi, davvero ricca e variegata, così come la possibilità di usare poteri speciali unici. Molto spesso il tempismo con cui le abilità verranno usate cambierà radicalmente il risultato.
Tutto quanto descritto finora, comprese anche la grafica colorata e il comparto audio mediocre ma comunque adatto allo stile del gioco, stride fortemente con il rating del gioco. Cannibal Cuisine avrebbe dovuto scegliere se puntare su un target di adulti o di giocatori giovani, ma si è fermato a metà strada. Questa scelta riesce a scontentare entrambe le fazioni. Un genitore difficilmente comprerà un gioco sui cannibali al figlio, mentre chi ha superato l'adolescenza cercherà esperienze più mature e crude.
Trofeisticamente parlando: di coppa conosco il salume
L'elenco trofei di Cannibal Cuisine vanta una serie di coppe decisamente facili, ma nasconde qualche insidia. Oltre a dover (ovviamente) completare il gioco è infatti necessario ottenere tre stelle in ogni livello. Superati questi ostacoli, il resto della lista sarà in discesa, con tante semplici coppe di miscellanea e la richiesta di eliminare mille turisti. Un Platino complicato ma non impossibile, soprattutto giocando con un gruppo di amici.
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