Casual Challenge Players' Club – Recensione Speedrun
Biliardo e belle ragazze nella recensione Speedrun di Casual Challenge Players' Club. Il nuovo titolo di eastasiasoft e Yume Game Studio prende il popolare sport con stecche e palline, introducendo anche un elemento femminile. Sfreghiamo bene la punta con il gessetto e cerchiamo di dimostrare le nostre abilità.
Sono davvero il migliore?
Eastasiasoft è diventata famosa (oltre che per i Platini facili) grazie alla serie Pretty Girls. Dal poker al solitario, passando per i puzzle, sono sempre di più i prodotti che affiancano procaci donzelle a sfide di vario genere. Tutto però è sempre stato molto statico, senza far cimentare i giocatori in prove che richiedano abilità.
La storia è destinata a cambiare con Casual Challenge Players' Club che, come è facile notare, si svincola già a partire dal titolo. Il gioco prova fin da subito a proporre un'abbozzatissima trama, che spieghi a grandi linee perché il giocatore si troverà a imbucare una serie di palline colorate. Il protagonista senza nome è a quanto pare un campione di biliardo. Viene quindi invitato nel Casual Challenge Players' Club, un esclusivo circolo in cui dimostrare la propria abilità.
Lo scopo è diventare soci, superando una serie di prove di difficoltà crescente. Ad accompagnarci nel nostro viaggio, una serie di belle ragazze realizzate in stile anime. La storia diventa però noiosa dopo qualche minuto, complice una lentezza generale del gioco sia nella gestione dei dialoghi che nei caricamenti. I testi, in sola lingua inglese, sono comunque di facile comprensione. Vediamo però all'atto pratico come è articolato il gameplay del titolo di Yume Game Studio.

Buca in uno
Osservando sul PlayStation Store la copertina del gioco, gli appassionati di biliardo potrebbero aspettarsi la classica partita all'americana con quindici palle. Niente è più lontano dall'esperienza (lacunosa, lo diciamo fin da subito) di Casual Challenge Players' Club. Inizialmente infatti ai giocatori viene richiesto di mandare in buca un ridotto numero di sfere. Tolta una realizzazione tecnica estremamente basilare, la fisica appare da subito strana.
Le palline rimbalzano in maniera rigida, come se si stesse giocando in una realtà alternativa in cui le leggi di Newton non valgono. Terminato il match introduttivo si entra nel cuore del gioco, una sorta di puzzle game in cui mandare in buca le palline in un numero prestabilito di colpi. Tutta la gioia che può regalare il biliardo scompare, inghiottita da una semplificazione esagerata. La cosa più tragica è che fallire comporta un game over. A questo segue un ritorno al menu principale, la necessità di selezionare “Continua” e di rientrare in partita. Il tutto con una lentezza esasperante.
A poco servono le ragazze, che appaiono per pochi istanti prima di una sequenza di sfide. Altrettanto inutili le modalità secondarie: versus permette di sfidare un amico (o per meglio dire, punirlo). Black Ball chiede al giocatore di mandare in buca solo la palla nera. Master infine propone le stesse prove della carriera, con un timer di 180 secondi per partita. Inutile dire che il comparto tecnico è allo stesso livello del gameplay. La grafica è stantia e totalmente asettica, con palle da biliardo che non hanno nemmeno le famose righe né i tipici numeri. L'unica traccia della colonna sonora invece non regala alcun tipo di emozione ai giocatori. Risibile infine la longevità: i dodici livelli possono essere completati in una mezz'oretta circa.
Trofeisticamente parlando: Platino in buca d'angolo
La più grande attrattiva di Casual Challenge Players' Club è sicuramente il suo trofeo di Platino. Per ottenerlo è infatti sufficiente un po' di pazienza, completando le dodici sfide della campagna principale. Niente d'impossibile, considerata anche la semplicità di fondo del gioco. Se cercate un gioco per arricchire la vostra bacheca, quello di Yume Game Studio fa al caso vostro.
L'articolo Casual Challenge Players' Club – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.
