ChrisMuccio ha scritto una recensione su Onimusha: Way of the Sword
20 anni di assenza.
Nel mondo videoludico, 20 anni rappresentano praticamente un'intera era geologica. Quando l'ultimo Onimusha principale, Dawn Of Dreams, divenne realtà, PlayStation 2 era ancora in circolazione seppur prossima a lasciare il posto a PS3. Da quel momento seguirono due decenni di silenzio per i samurai di Capcom, inframezzati soltanto da qualche uscita minore come lo sconosciutissimo browser game Onimusha Soul del 2012 e la remastered di Onimusha: Warlords nel 2018. Ma il franchise sembrava ormai destinato a rimanere dentro il gonfio album dei ricordi di Capcom, affiancato da molteplici franchise che la casa di Osaka lascia dormienti da tempo immemore.
Poi di colpo, ai The Game Awards 2024, tutto cambia. Un tempio avvolto nel buio della notte, delle anime che vagano senza meta, un guerriero che le assorbe. E quel guerriero, Musashi Miyamoto, lo fa attraverso un Guanto Oni, strumento leggendario talmente potente da intrappolare le anime dei demoni Genma e donare forze immense a colui che lo indossa. Ebbene sì: Onimusha è finalmente ritornato e dà subito appuntamento al 2026.
Onimusha: Way Of The Sword viene subito descritto da Capcom come il tanto atteso nuovo capitolo della serie, pronto a farsi scoprire in una versione modernizzata dalle nuove generazione e farsi nuovamente amare dai fan di lunga data, presentandosi ai loro occhi diverso ma al tempo stesso familiare tra orde di Genma da sterminare a suon di katane, poteri magici Oni ed i celebri contrattacchi Issen che avevano fatto la fortuna di Onimusha anni prima che parry e schivate perfette diventassero la norma negli Action e negli RPG.
Rivedere in scena Onimusha nel 2026 fa un certo effetto, è uno di quegli eventi che pensavi non sarebbero mai avvenuti ma invece Capcom l'ha fatto davvero. E nonostante tutti i cambiamenti, nonostante qualche incertezza evidente che non gli permette di rivelarsi un'eccellenza, il nuovo Onimusha ci fa capire quanto questo brand ci è mancato in tutti questi lunghissimi anni.
Sebbene Capcom non lo abbia mai detto in modo esplicito limitandosi a definirlo "un nuovo capitolo della serie", Way Of The Sword è in realtà da intendersi come un totale reboot del brand sul piano narrativo: non c'è il minimo riferimento ai giochi visti su PS2 e la storia raccontata è completamente inedita, sebbene i fan di lunga data potrebbero notare alcuni richiami e parallelismi con gli episodi passati.
Nella Kyoto del periodo Edo, dopo aver sconfitto il maestro Yoshioka Seijuro ed evitato il linciaggio da parte dei suoi studenti, il samurai Musashi Miyamoto incontra il suo rivale Sasaki Ganryu, che lo sfida a un nuovo duello. Proprio quando il combattimento sta per avere inizio, i due guerrieri vengono assaliti ed uccisi da misteriose entità demoniache note come Genma, che hanno iniziato ad invadere la regione.
Musashi si risveglia all'Inferno e fa la conoscenza di un sinistro uomo vestito di bianco che gli fa indossare a forza un Guanto Oni, potente strumento con il quale può combattere ed assorbire le anime dei Genma. Il samurai si oppone all'imposizione della misteriosa figura, ma grazie ai poteri ottenuti con il Guanto il samurai può fare ritorno nel mondo terreno e respingere così l'offensiva dei demoni, prendendosi la sua vendetta. Musashi è tuttavia visibilmente contrariato dall'aver dovuto ricorrere a un oggetto così potente per avere la meglio sui suoi assassini e prova in ogni modo a rimuovere il Guanto Oni, senza successo. Proprio in quel momento sente una voce femminile provenire dal guanto, scoprendo che toglierlo significa andare incontro a morte certa. La voce suggerisci quindi a Musashi di trovare un uomo noto come Ono no Takamura, che gli fornirà ulteriori istruzioni su come procedere nel suo cammino.
Rintracciato Takamura e la sua apprendista Izumo no Okuni nel Tempio di Rokudo Chinno-Ji, Musashi scopre che l'anziano spadaccino indossa a sua volta un Guanto Oni: l'uomo gli spiega infatti di essere un Onimusha, un guerriero scelto dagli Oni per proteggere i cancelli dell'Inferno ed impedire che i Genma lo varchino per invadere la Terra. I Genma stanno tuttavia accumulando sempre più forza, riuscendo di conseguenza a superare i cancelli e raggiungere Kyoto, gettando la città nel caos ed avvolgendola in una fitta coltre di miasma. Temendo che la situazione possa degenerare ulteriormente, Takamura chiede a Musashi di aiutarlo a distruggere i varchi demoniaci che i Genma stanno sfruttando per raggiungere Kyoto, con il protagonista che accetta riluttante non avendo alternative.
Proprio durante i suoi primi incarichi scopre che anche il suo rivale Ganryu è stato resuscitato da un Guanto Oni donatogli dallo stesso uomo in bianco, usandolo però per risucchiare invece le anime degli esseri umani che gli donano una forza sempre più enorme. In quel momento la verità emerge, rivelata dalla stessa donna racchiusa nel guanto di Musashi, Shizuka Gozen: il defunto condottiero Minamoto no Yoshitsune è riuscito a sconfiggere gli Oni attraverso un esercito di Genma e dopo aver conquistato l'Inferno si prepara ad invadere il mondo terreno per soggiogarlo al suo volere.
Con la situazione che precipita sempre di più con il passare delle ore, Musashi Miyamoto accetta di collaborare con gli Oni superstiti per impedire il ritorno di Yoshitsune e salvare così Kyoto da giogo dei Genma prima che sia troppo tardi.
Capcom ci ha messo molta più enfasi ed impegno sul comparto narrativo, storicamente un aspetto che nei precedenti Onimusha non ha mai brillato troppo pur offrendo eventi e personaggi gradevoli. In Way Of The Sword si nota però quanto la storia non solo funzioni, ma riesca a rivelarsi anche pienamente godibile: pur seguendo un canovaccio classico, la successione degli eventi si carica di mistero ed intrigo quanto basta per restare incollati allo schermo con la curiosità di scoprire come si svilupperanno i vari intrecci alla base della storia e dei rapporti tra i personaggi, e momenti dai tratti epici e coinvolgenti si mescolano con sequenze di maggior impatto emotivo e con spunti di riflessione, che si caricano sempre di più fino a portare a sequenze finali mozzafiato dove il giocatore si sente pienamente coinvolto.
Gran parte di questo merito va riconosciuto non solo a una scrittura dei dialoghi molto più credibile e curata rispetto agli standard della serie originale, ma soprattutto a personaggi che risultano più vivi e realistici che mai. Miyamoto Musashi in particolare sa farsi amare in un attimo: oltre alla grande idea di basare il suo aspetto sull'iconico e compianto attore Toshiro Mifune (indimenticabile interprete di classici cinematografici come Rashomon o la Trilogia del Samurai) che gli dona subito un carisma naturale, il nostro eroe conquista il pubblico non solo con una genuina simpatia ma anche con la sua risolutezza e incredibile forza d'anima mescolata pure con una punta di cinismo che lo rendono un personaggio sfaccettato e ricco di sfumature, che reagisce in maniera sensata e credibile alla realtà che lo circonda e dimostrando in più occasioni un marcato lato umano fatto anche di debolezze ed impulsività. Queste molteplici caratteristiche lo rendono praticamente il migliore protagonista mai offerto dalla serie e degno successore di un personaggio ormai celebre come Samanosuke Akechi.
Non sono assolutamente da meno tutti gli altri personaggi, compresi quelli come Takamura legati ad un ruolo più secondario ma comunque sempre sul pezzo quando è il momento di prendersi la scena. Perfettamente riuscito inoltre il rapporto che Musashi instaura con Shizuka, con la Oni che lo guida attraverso la sua saggezza dando vita a un dualismo di personalità che buca lo schermo, e discorso analogo anche per la rivalità sempre più feroce del nostro samurai con il rivale Ganryu, che saprà regalare sorprese ad ogni incontro tra i due. Nota di merito, infine, per un antagonista che sa davvero rivelarsi odioso ed inquietante donando così al racconto ancora più spessore.
Ci sono voluti 20 anni, ma Onimusha ha raggiunto finalmente la sua maturità narrativa, magari senza raccontare nulla di sconvolgente ma facendo in modo che ogni pezzo della trama si incastri in modo armonioso, garantendo così un racconto che si fa apprezzare per tutta la sua durata.
Quelle stesse sfumature si trovano in grande abbondanza anche sul piano ludico, che si presenta come il più vasto ed ambizioso mai proposto dal franchise. Onimusha è stato modernizzato e riprende l'impostazione di diversi Action/Adventure odierni, ma al tempo stesso ha mantenuto anche la sua essenza originale senza dunque snaturarsi ma evolvendosi verso qualcosa di ancora più grande ed appassionante.
Il sistema di combattimento di Way Of The Sword riparte dalle basi del passato: si affettano Genma a suon di katana e poteri magici per poi assorbire le loro anime che riprendono le loro funzioni storiche (rosse per acquistare potenziamenti, gialle per recuperare vita e blu per ricaricare il potere magico). A differenza dei vecchi giochi in cui era possibile trovare più armi differenti, Musashi ha a disposizione soltanto la sua katana per tutta la durata dell'avventura, con la possibilità però di trovare sei differenti Armi Oni i cui efficaci poteri magici danno molteplici vantaggi in battaglia. Usare queste Armi Oni, liberamente intercambiabili in qualunque momento, dona al gameplay una maggiore profondità tattica considerato non solo il differente impatto sui nemici per danni inflitti, ma anche il tipo di anime che possono rilasciare in maggiori quantità: alcuni equipaggiamenti, ad esempio, permettono di ottenere un maggior numero di anime rosse, altre invece regalano anime gialle curative in abbondanza ed altre ancora si rivelano preziose se necessitiamo di ricaricare il più velocemente possibile la magia. Queste differenze sono tutt'altro che secondarie e, anzi, vanno utilizzate in modo strategico a seconda delle esigenze più urgenti che possono emergere durante un combattimento, rendendo così l'approccio agli scontri ancora più versatile.
La spada rimane comunque la vera arma su cui Musashi può fare pieno affidamento. Rispetto ai precedenti capitoli dotati di attacchi e combo limitati, il nostro eroe può dare sfoggio di combo orizzontali e verticali più lunghe e complesse, oltre ad esibirsi in molteplici contrattacchi ed approcci difensivi tra parry, parate da qualunque direzione, deviazione dei proiettili e gli iconici Issen per contrattacchi fulminei anche su molteplici bersagli, dalle tempistiche che richiedono una precisione perfetta ma che ricompensano la bravura del giocatori con ingenti danni inflitti alle nostre vittime. Ogni demone, inoltre, è dotato di una barra della stamina che, una volta consumata, consente di effettuare un Break Issen che uccide all'istante l'avversario. Anche Musashi ha a sua volta una stamina da tenere sempre sotto controllo: se si esaurisce, infatti, il nostro samurai rimarrà inerme per alcuni secondi e dunque alla mercè del nemico, ma fortunatamente basta rimanere fermi per pochi attimi per vedere la stamina ricaricarsi automaticamente in ogni momento.
Effettuare deviazioni perfette, mandare a segno colpi consecutivi ed eliminare più nemici consecutivamente permette a Musashi di attivare diversi buff ai suoi attacchi con la possibilità così di arrecare danni maggiori per un breve lasso di tempo, senza dimenticare numerosi oggetti consumabili utili non solo per recuperare energia ma per potenziare momentaneamente i parametri offensivi e difensivi così come accumulare più velocemente e facilmente anime in grandi quantità; considerato che Musashi può portare con sé soltanto limitate quantità di ciascun oggetto (quelli in eccesso vengono inviati automaticamente al magazzino, accessibile tramite gli specchi che fungono da punti di salvataggio e fast travel), il loro consumo va dosato con attenzione e solo quando strettamente necessario in modo così da trarne i massimi profitti in battaglia.
C'è persino un Arco Oni che può essere sfruttato in maniera illimitata, perfetto non solo per colpire nemici volanti o lontani ma anche per stordirli e rallentarli quando necessario.
Emerge quindi quanto Capcom abbia voluto concentrarsi sul sistema di combattimento in modo così da renderlo una vera e profonda evoluzione dei vecchi Onimusha, rendendolo il più ricco, complesso e sofisticato mai offerto dalla serie.
La cosa davvero eccezionale di Way Of The Sword è di come il suo sistema di combattimento all'arma bianca sia incredibilmente preciso ed elegante, magari senza raggiungere l'impeccabile armonia di un altro Action/Adventure di assoluto spessore come Sekiro: Shadows Die Twice ma che pad alla mano sa comunque regalare soddisfazioni forti e tangibili. Imparare a padroneggiare il sistema di combattimento ed i suoi molteplici tecnicismi, vedere come ogni azione su schermo avviene in maniera sinuosa e con una precisione meticolosa dei movimenti grazie a una combinazione di input dei comandi ed animazioni semplicemente perfette, e un attento studio dei movimenti dei nemici e dell'ambiente circostante alla ricerca di elementi interattivi da sfruttare in battaglia, sono tutti elementi amalgamati tra loro in modo eccelso e che ci consegnano tra le mani un'opera d'azione che trasmette soddisfazioni vere ad ogni colpo che va a segno.
L'apice in tal senso si raggiunge con le Boss Fight, di fatto l'aspetto migliore dell'intera opera Capcom. I Boss sono tanti e tutti ottimamente caratterizzati in modo così da offrire battaglie sempre ben diverse tra loro e con strategie sempre nuove ad adottare. La maggior parte di questi scontri è suddiviso in due fasi ed offrono battaglie indimenticabili, chi più e chi meno, dove viene premiata la perseveranza dei giocatori che hanno imparato a leggere i pattern degli avversari e sfruttare ogni singola caratteristica del combat system al momento opportuno per mettere in ginocchio anche il più aggressivo dei nemici. E per quanto sul lungo termine le Boss Fight si fanno sempre più dure e spietate, nessuna di queste trasmette mai la sensazione di essere "disonesta": sta tutto, ma proprio tutto, nelle mani, nelle abilità e nei riflessi del giocatore, che deve imparare a riconoscere ogni movimento e capire quando è il momento di eseguire un parry o un Issen, o quando attivare la trasformazione Oni una volta ottenuta. Certe battaglie sono lunghe ed estenuanti, ma le soddisfazioni che si provano ad ogni trionfo sono così potenti che ben pochi Action/Adventure sono capaci di trasmetterle con la stessa, adrenalinica intensità.
Questo è dunque il momento giusto per trattare uno degli argomenti più discussi di Way Of The Sword: la difficoltà generale dell'avventura. Ebbene, il nuovo Onimusha ha una curva di difficoltà e d'apprendimento che cresce di pari passo con i nostri progressi con il sistema di combattimento e con il potenziamento di Musashi stesso, tra nuove abilità sbloccate sempre più efficienti e potenziamenti ad energia vitale, magica e danni massimi. Si parte leggeri proprio perché bisogna ancora scoprire tutte le sfumature del suo sistema di combattimento, e dunque le prime battaglie si rivelano molto accessibili con nemici standard e boss che non danno particolari pensieri. I primi Genma che si incontrano sono tendenzialmente deboli, combattono in piccoli gruppi e diventano ben presto carne da macello. Forse in tal senso non aiuta il fatto che molti di questi primi nemici tendono anche ad attaccare uno alla volta, lasciandoci quindi un controllo ancora più marcato dell'azione su schermo.
Le prime ore scorrono dunque in modo leggero, lasciandoci il tempo di imparare a giocare ed esplorare il mondo che ci circonda senza troppi pensieri. Ma più passano le ore, più si avanza nella storia, più Onimusha: Way Of The Sword inizia a non fare più sconti al giocatore, facendosi gradualmente sempre più intenso ed impegnativo fino a diventare brutale e spietato nel senso più puro del termine. Ti ritrovi ad affrontare orde di nemici più grosse, potenziate ed estremamente aggressive, mentre i Boss non ti perdonano nemmeno l'errore più piccolo e possono richiedere anche molteplici tentativi prima di essere abbattuti. Si parte dunque facile, si arriva alle fasi finali dove basta la minima esitazione per ritrovarsi stesi a terra senza più possibilità di respirare.
Il discorso è semplice: o impari a giocare, oppure sei destinato a morire, morire e morire ancora. Oppure ad abbassare la difficoltà a modalità Storia dove le finestre per parry ed Issen è molto più ampio ed i nemici molto meno aggressivi. Capcom ha voluto pensare a tutti, ma l'essenza vera di questo nuovo Onimusha sta nella sua difficoltà standard, magari non alla portata di chiunque una volta arrivati nelle fasi avanzate e finali dell'avventura ma l'unica che veramente riesce a trasmettere in modo chiaro quanto potenti siano le soddisfazioni che Way Of The Sword è in grado di trasmettere.
Purtroppo, di fronte alle effettive grandezze di Way Of The Sword, ci sono anche più limiti che sarebbe scorretto non evidenziare, e che purtroppo impediscono all'ultima fatica Capcom di ambire alla piena eccellenza che avrebbe potuto raggiungere con qualche accorgimento in più. Premesso che siamo davanti a un gioco dall'impostazione generalmente lineare (anzi, è proprio negli scenari lineari che l'avventura di Musashi offre il suo meglio), non manca una Open Map ambientata a Kyoto Est e liberamente esplorabile alla ricerca di nuove risorse, attività secondarie e qualche combattimento aggiuntivo utile magari per farmare anime. Ecco, diciamo che la mappa aperta non è esattamente l'aspetto più riuscito del gioco, un po' perché non offre spunti particolarmente interessanti ed è generalmente riempita con missioncine secondarie non proprio ispirate e che si possono finire in poco tempo senza trovarci spunti troppo interessanti. Questi incarichi collaterali tendono a farsi presto ripetitivi, seppur fondamentali da completare proprio per ottenere ricompense importanti per il potenziamento del protagonista e dunque ignorarli completamente potrebbe non essere l'idea migliore alla luce anche della difficoltà crescente che permea l'intera produzione.
Altro problema evidente sul lungo termine è anche un certo riciclo costante di Boss e Mini-Boss con cui confrontarsi. Se comunque riproporre in più occasioni i Boss minori può avere il suo senso anche per conquistare risorse rare e cruciali per i potenziamenti migliori, in alcune circostanze si ha proprio la sensazione che certe battaglie vengano ripetute per allungare il brodo in modo artificioso e non perché ha realmente senso in ottica ludica o narrativa. Per estensione c'è pure da dire che la varietà dei Genma normali non è esattamente corposa e si tende ad affrontare spesso le stesse tipologie di nemici; nelle fasi avanzate dell'avventura si presentano quantomeno varianti più potenti e con nuove abilità che li rendono dunque più pericolosi da combattere, ma forse qualche variante Genma in più non sarebbe stata un'idea malvagia.
I limiti di Way Of The Sword hanno il loro peso e per più di un giocatore potrebbero risultare difficili da digerire, ed è un vero peccato che Capcom non abbia riposto maggiore attenzione su questi aspetti che si potevano magari sistemare prestando maggiore attenzione: ad esempio si potevano limitare le costanti ripetizioni dei Boss anche senza necessariamente aggiungere alternative. Anche perché siamo davanti a un'avventura dalla durata piuttosto corposa, che di base porta via una ventina d'ore ma che può arrivare tranquillamente sulla trentina ed oltre cimentandosi con le attività secondari e con i "collezionabili" come i cagnolini Komainu da salvare; trattandosi dunque di un gioco parecchio corposo di suo (pieno anche di battaglie extra da ripetere nell'arena di Takamura), togliere il superfluo avrebbe magari snellito l'avventura di qualche ora ma con la possibilità di renderla ancora più memorabile di quanto comunque già non sia.
Fortunatamente gli aspetti positivi sovrastano quelli negativi nonostante non siano trascurabili, ma la grandezza dimostrata in tutti gli altri aspetti del gameplay compensano le mancanze regalandoci così un'avventura che merita di essere vissuta appieno. Un'avventura valorizzata anche da una direzione artistica di assoluto prestigio e forte di un Character Design di altissimo livello, lo stesso dimostrato anche dalla resa di ogni ambientazione e dalle atmosfere oscure ed evocative che le permeano. Il RE Engine continua a non perdere colpi dimostrandosi uno dei migliori motori grafici in circolazione nell'attuale panorama videoludico, ed esprime al massimo le sue potenzialità anche con il ritorno di Onimusha, valorizzandone ogni visuale e qualunque dettaglio, dalle espressioni facciali dei personaggi fino alle già citate animazioni, senza dimenticare la cura riposta su effetti speciali, d'ombra e d'illuminazione.
La stessa cura dimostrata anche sul fronte sonoro, con una colonna sonora che sa dare il giusto tocco di epicità e coinvolgimento in più alle battaglie più memorabili e che conquista con l'elegante Main Theme che impiega un attimo a restare impressa nella mente degli ascoltatori. Un lavoro superlativo è stato fatto soprattutto in ambito doppiaggio: non brillano soltanto i parlati in inglese e giapponese, ma anche quello italiano si dimostra recitato con impegno e dedizione lasciandosi dunque ascoltare con grande piacere.
Il ritorno di Onimusha dopo ben 20 anni di attesa si è concluso nel miglior modo possibile, regalando agli appassionati della serie e di Action/Adventure un'opera raffinatissima e di elevata caratura sotto tutti gli aspetti più importanti, finendo con il dimostrarsi un viaggio indimenticabile. Dispiace solo per quegli inciampi lungo il cammino che, fossero stati gestiti meglio, ci avrebbero potuto lasciare tra le mani un classico istantaneo, ma Onimusha: Way Of The Sword è l'ennesima conferma dello stato di grazia che Capcom sta ormai attraversando da un decennio, fatto di pochi inciampi e di una moltitudine di produzioni capaci di rendere orgogliosi ogni appassionato. E soprattutto è la ciliegina sulla torta di un 2026 incredibile per la casa di Osaka, dove non ha sbagliato letteralmente un colpo dimostrando ancora una volta quanto sia meritatamente tra le compagnie al momento più apprezzate e rispettate da critica e pubblico.
La speranza a questo punto è che non debbano passare altri due decenni prima di rivedere nuovamente in azione Onimusha, ma che anzi questo sia solo l'inizio di una nuova saga che ha ancora tanto da raccontare ed il margine per migliorare ancora di più. Torna presto, ti aspettiamo con impazienza.
Voto assegnato da ChrisMuccio
Media utenti: 8.5


Midrex Ahiru GaGotoku
Wait onimusha soul?
Oddio non l'ho postato
Rimediamo subito
ChrisMuccio
Un browser game che oggi non esiste più ed è stato dimenticato pure dalla stessa Capcom
RetroGamerAndrew
Ottima recensione, a poco più di 30h sono alle battute finali e condivido proprio tutto. L'open map piuttosto dimenticabile (con le secondarie spesso non brillanti) è il vero tasto dolente... per il resto, grande plauso al combat system, profondo/complicato il giusto e molto appagante.