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ChrisMuccio

ha scritto una recensione su Streets of Rage 3

Cover Streets of Rage 3 per Mega Drive

Dopo essere già diventato un simbolo del Mega Drive con i primi due episodi, Streets Of Rage saluta la console SEGA con un terzo capitolo che consolida una volta per tutte il nome della serie nella storia dei Picchiaduro a Scorrimento, grazie a un'ulteriore avventura di qualità che apporta pure qualche interessante novità al gameplay e non solo. Ciò detto, Streets Of Rage 3 non riesce comunque a raggiungere l'impatto e le vette qualitative del suo diretto predecessore, segnando un passo indietro rispetto alle meraviglie offerte dal secondo gioco.

Streets Of Rage 3 pone un maggior focus sulla trama, con una maggior presenza di dialoghi e fermi-immagine volti a raccontare l'evoluzione degli eventi. Mr. X ha messo in moto un nuovo, folle piano: creare un esercito di robot attraverso la sua RoboCy Corporation appena fondata ed utilizzarla per ottenere il controllo di Wood Oak City sostituendo tutte le più rilevanti autorità della città con repliche robotiche sotto la sua influenza. Come se non bastasse, per mettere in atto il suo piano, Mr. X ha sparso bombe attraverso tutta la città con lo scopo di distrarre le forze dell'ordine e agire indisturbato. Scoperte le sue intenzioni, il Dr. Zan chiede aiuto a Blaze Fielding per fermare ancora una volta il temuto leader del Syndicate, con la ragazza che accetta subito di intervenire chiamando il suo vecchio amico Axel Stone; si unisce infine al gruppo il giovane Eddie "Skate" Hunter, fratello di Adam Hunter.
Sebbene la trama ed i dialoghi non appaiano particolarmente elettrizzanti, si apprezza lo sforzo di voler dare maggior senso all'evoluzione degli eventi includendo persino finali multipli a seconda della difficoltà selezionata (giocare ad Easy impedisce di andare oltre il quinto stage, sbloccando così uno degli epiloghi negativi del gioco) e di alcune azioni compiute in tempo negli stage finali. Da notare tra l'altro che le versioni occidentali hanno pure una trama modificata rispetto a quella giapponese, ancora più cruda e con dettagli aggiuntivi che la rendono più intensa ed interessante rispetto a quella edulcorata vista sui territori americani ed europei. Non si tratta dell'unica differenza regionale: per fare alcuni esempi, i quattro protagonisti hanno costumi di diversa colorazione rispetto a quelli originali dell'edizione nipponica, e in occidente si registra anche una difficoltà maggiore giocando a Normale, sebbene nel complesso l'opera SEGA non risulti comunque eccessivamente impegnativa, soprattutto per chi già conosce molto bene la serie.

Parlando appunto del gameplay, Streets Of Rage 3 è immediatamente familiare considerato che riprende le basi dei predecessori, presentandosi dunque come un Beat 'em Up frenetico e dal ritmo intenso fatto di combo spettacolari e attacchi speciali dall'impatto devastante. Tra le novità più interessanti, la possibilità di poter effettuare capriole laterali che si dimostrano un'utilissima manovra evasiva, perfetta soprattutto per evitare di ritrovarsi accerchiati dai nemici e potendo così preparare una controffensiva adeguata. In aggiunta, adesso c'è un'apposita barra che, una volta riempita, consente di effettuare l'attacco speciale del nostro personaggio senza consumare nulla della barra vitale (volendo è comunque possibile effettuare il colpo senza l'indicatore pieno, in tal caso si perderà una lieve parte di energia proprio come visto nei predecessori e in tanti altri Picchiaduro a Scorrimento dell'epoca). Queste due aggiunte si rivelano molto più incisive di quanto possa sembrare all'apparenza andando a rendere l'azione molto più dinamica e dando al giocatore un controllo ancora più marcato sul proprio personaggio, fattore che rende Streets Of Rage 3 un vero piacere pad alla mano, già avvantaggiato da una fluidità dei movimenti ancora più sinuosa e veloce dei predecessori.
Le gradite aggiunte devono però fare i conti con stage meno ispirati e qualche Boss Fight sottotono, o quantomeno privi di quella freschezza ed originalità che avevano fatto la fortuna dei primi due Streets Of Rage. La sensazione generale è che questo terzo capitolo appaia il meno incisivo ed ispirato della serie sotto questi aspetti: pur non essendoci nulla di realmente fatto male, anzi, non si rimane colpiti e si avverte una sensazione di già visto costante per tutta la partita. Nemmeno le new entry riescono a smuovere troppo la situazione, con Skate e il Dr. Zan che risultano molto meno divertenti da utilizzare rispetto ai veterani Axel e Blaze.
In positivo c'è però da segnalare un'elevata rigiocabilità grazie non solo al consueto multiplayer cooperativo ma anche e soprattutto per i finali multipli disponibili, quattro in totale, e che possono anche farci accedere a uno stage finale diverso a seconda di quanto accaduto nel livello precedente. Ottenere il True Ending non è un compito facilissimo e potrebbe dunque richiedere più tentativi, ma scoprire ogni singolo elemento del gioco ed approfondire i quattro eroi giocabili di sicuro va tutto a vantaggio dell'esperienza offerta dal titolo SEGA.

Dove però Streets Of Rage 3 si rivela una profonda delusione è a sorpresa nella colonna sonora, terribile ed assolutamente non consona agli standard ai quali Yuzo Koshiro e Motohiro Kawashima hanno abituato i fan con i primi due episodi. Le musiche sono per la maggior parti pessime, composizioni confuse al limite dell'inquinamento acustico, si salvano al massimo un paio di brani un briciolo più riusciti ma per il resto si rimane con tanto amaro in bocca. Un vero peccato considerati che al contrario Streets Of Rage 3 è uno splendore tecnico, forse uno dei giochi graficamente più belli mai visti su Mega Drive: al netto magari di ambientazioni non troppo spettacolari, tutto è comunque curato nei minimi dettagli e si rimane positivamente colpiti soprattutto dalla qualità degli sprites e delle loro animazioni, non solo riguardanti i protagonisti ma anche i Boss ed i normali sgherri che si incontrano attraverso gli stage. Un lavoro davvero da applausi sotto questo aspetto.

Streets Of Rage 3 è dunque oscurato da qualche ombra che non gli permette di brillare quanto sperato, non avvicinandosi all'eccezionale Streets Of Rage II a causa di qualche sbavatura ludica di troppo e un accompagnamento musicale imperdonabile. Le novità che offre sono però azzeccatissime, da giocare rimane comunque godibilissimo, visivamente è uno spettacolo e la presenza di molteplici finali sono un altro importante punto a favore di questa ultima iterazione del brand su Mega Drive.
C'era dunque il potenziale per renderlo il migliore della serie, un risultato purtroppo lontano. Nonostante ciò, resta al tempo stesso un ottimo Picchiaduro a Scorrimento che chiude comunque bene la trilogia e rimane una scelta imprescindibile per gli amanti della serie e del genere, consolidando il nome di Streets Of Rage come un perfetto sinonimo del Mega Drive.

8

Voto assegnato da ChrisMuccio
Media utenti: 8

ChrisMuccio

ha scritto una recensione su Tails Of Iron

Cover Tails Of Iron per Xbox Series X|S

Un regno da ricostruire, una guerra da vincere, un sovrano da far crescere.
Con atmosfere fiabesche oscure e un’impostazione Action/RPG a scorrimento bidimensionale, Tails Of Iron dello studio inglese Odd Bug può riservare qualche piacevole sorpresa ai fan del genere: pur senza essere mosso da ambizioni chissà quanto grandi, si tratta di un’esperienza in grado di coinvolgere e dotata di un fascino a suo modo unico e peculiare, che merita quantomeno una chance nonostante gli sia mancato un po’ di coraggio in più per arrivare a vette ancora più lusinghiere.

Narrato attraverso la voce di Doug Cockle, il celebre doppiatore di Geralt di Rivia nella trilogia di The Witcher, Tails Of Iron ci introduce in un mondo fantasy che vede il Regno dei Ratti in guerra contro i Rospi invasori, razziatori spietati che da tempo immemore vogliono estendere il loro controllo su terre non di loro appartenenza. Dopo un periodo di pace, il conflitto tra le due fazioni si inasprisce nuovamente attraverso un attacco a sorpresa dei Rospi dalle conseguenze devastanti: gli invasori uccidono il re dei Ratti e distruggono sia il castello che il principale borgo del Regno, facendo innumerevoli prigionieri e una strage di innocenti.
Ma i Ratti non si danno per vinti nonostante la drammatica situazione e il giovane Redgi succede al trono di suo padre, pronto a far rinascere il suo Regno e scacciare via l’odiato invasore ancora una volta. Ha inizio una favola cupa e dalle tinte horror che, pur seguendo un canovaccio molto classico e lineare, riesce a farsi seguire con piacere e regalare pure qualche piccola sorpresa, regalando qualche piacevole momento di svago se presa con leggerezza.

Pad alla mano, Tails Of Iron si presenta come un Action/RPG fedele ai capisaldi del genere: si combatte attraverso armi leggere e pesanti con la possibilità di caricare colpi per massimizzare i danni, e si fa ricorso a molteplici manovre evasive tra rotolamenti, parate e parry con i quali sfoderare subito dopo un efficace contrattacco, facendo strage di ogni rospo che prova ad ostacolarci il cammino. Ma combattere non è certo una passeggiata di salute per un giovane sovrano ancora alle prime armi: l’opera firmata Odd Bug offre una sfida impegnativa al punto giusto, mai frustrante ma al tempo stesso mai troppo permissiva e dove le piccole distrazioni possono rivelarsi pericolose di fronte all’aggressività dei molteplici nemici con cui si incrociano le armi bianche. Non si tratta soltanto di attaccare senza sosta: è bene fermarsi a riflettere e capire quando è il momento di passare all’offensiva o concentrarci sulla difensiva studiando nel frattempo i movimenti degli avversari, che si tratti di rospi o di fastidiosi insetti volanti difficili da colpire senza un’arma a distanza equipaggiata. Nel suo piccolo e pur senza offrire nulla di originale, il sistema di combattimento di Tails Of Iron sa regalare piacevoli soddisfazioni e sa come rendere intrigante ogni scontri, Boss Fight comprese sebbene queste specifiche battaglie non siano sempre ispiratissime.

Quando non si combatte, invece, ci sono più mappe di dimensioni discretamente generose, che nascondono anche interessanti segreti da scoprire e molteplici risorse da raccogliere, che si tratti di oggetti preziosi e cure lasciate dai nemici sconfitti o munizioni per le nostre armi a distanza, senza dimenticare i tantissimi equipaggiamenti che è possibile accumulare tra nuove armi leggere e pesanti così come varie parti dell’armatura che vanno ad influire sui danni inflitti, sulla resistenza del nostro giovane re e sulla sua rapidità nei movimenti, lasciando spazio a una discreta libertà di personalizzazione in modo così da creare build variegate a seconda delle nostre esigenze e delle tipologie di nemici che si stanno per affrontare.
La progressione richiede solitamente di raggiungere uno specifico punto della mappa, dove confrontarsi con un Boss, salvare un compagno oppure interagire con l’ambiente per sbloccare nuove aree. C’è spazio anche per varie attività secondarie ottenibili attraverso le bacheche, sebbene tali incarichi siano solitamente piuttosto generici e richiedano di eliminare uno o più nemici in uno specifico punto della mappa. Completare queste attività secondarie è comunque molto utile per accumulare preziose risorse ed equipaggiamenti extra, ma soprattutto per ottenere monete d’oro in gran quantità, una valuta fondamentale per proseguire nella storia principale visto che diversi obiettivi sono legati proprio alla spesa del denaro messo da parte.

Qui però emerge un altro lato che potenzialmente potrebbe far storcere il naso, ossia la progressione nella storia principale bloccata dall’obbligo di portare a termine molteplici incarichi secondari: in verità nulla di troppo complesso data la semplicità generale degli obiettivi, tuttavia la sensazione è che si tratti di un escamotage studiato appositamente per allungare il brodo dell’avventura considerato che Tails Of Iron non è esattamente un campione di longevità (5-6 ore per arrivare ai titoli di coda che probabilmente sarebbero scese a 4 scarse senza l’obbligo di affrontare le quest collaterali).
Il dover affrontare regolarmente le attività secondarie e l’esplorazione in generale per trovare risorse fondamentali per il proseguo dell’avventura comportano di conseguenza il dover fare costantemente avanti e indietro lungo gli scenari, dando vita a un backtracking che sul lungo termine tende a farsi invasivo. Certo, ci sono alcune postazioni per il Fast Travel tra un’area chiave e l’altra, ma capiterà continuamente di tornare sui propri passi e ripercorrere le stesse strade già battute più volte senza trovarci niente di nuovo ad attenderci, rischiando così di spezzare in parte il ritmo dell’avventura. Più in generale non ci sono obiettivi particolarmente originali con cui intrattenersi ed il tutto si riduce semplicemente a salvare alleati, sconfiggere nemici e completare fetch quest varie.

A Tails Of iron manca insomma un po’ di varietà e freschezza che gli permette di rivelarsi sempre sorprendente e coinvolgente per tutta la sua comunque breve durata, sebbene le sue mancanze siano sorrette da un sistema di combattimento come già detto stimolante e ben pensato che sa regalare qualche battaglia piuttosto epica.
A rendere il tutto ancora più godibile ci pensa uno stile artistico piuttosto ispirato ed evocativo, come se l’intero mondo di gioco ed i suoi abitanti fossero disegnati ed animati a mano, conditi con atmosfere oscure e dettagli macabri che danno ancora più personalità all’opera di Odd Bug. Un po’ meno incisivo invece l’accompagnamento sonoro, con musiche che non si rivelano mai particolarmente brillanti fungendo più da semplice sottofondo che da reale parte integrante dell’opera.

Nonostante tutto, Tails Of Iron rimane un’esperienza molto godibile e che vale la pena sperimentare, complice uno stile narrativo semplice ma efficace, combattimenti coinvolgenti, segreti da scoprire e una direzione visiva che lascia il segno. Peccato invece per i problemi di ritmo, di backtracking e di originalità delle missioni: un po’ più di coraggio andando oltre gli schemi più classici avrebbero molto probabilmente permesso a Tails Of Iron di imporsi come un Action/RPG realmente imperdibile.

7.5

Voto assegnato da ChrisMuccio
Media utenti: 7.5 · Recensioni della critica: 8

ChrisMuccio

ha scritto una recensione su 007 First Light

Cover 007 First Light per Xbox Series X|S

14 anni.
Se si escludono un paio di progetti minori per smartphone, è quanto è durata la lunghissima assenza di James Bond dal mondo videoludico in seguito al grave flop di critica e pubblico di 007 Legends. Da quel momento Activision si ritrovò revocata la licenza di produrre ulteriori videogiochi su 007, senza che venissero poi riassegnati ad altre compagnie.
Qualcosa però si muove nel novembre del 2020: a sorpresa IO Interactive, celebre per la serie di Hitman, spiazza tutti con un teaser intitolato Project 007, che annuncia il ritorno dell'iconica spia britannica nel mondo videoludico. Dopo quel brevissimo filmato il progetto fa perdere velocemente le sue tracce, con ben poche informazioni diffuse negli anni successivi.
Bisognerà attendere fino al 2025 per avere finalmente un vero assaggio di quell'opera, ora intitolata 007 First Light e che già dai primi trailer sembra avere tutte le carte in regola per rivelarsi un'esperienza perfettamente in linea con i romanzi ed i film incentrati sul personaggio. E quando arriva il momento dell'esordio nel maggio del 2026, tutte le promesse e le sensazioni positive trovano conferma: siamo davanti a uno dei migliori giochi mai realizzati su Bond, un Action/Adventure di qualità che se avesse avuto solo qualche accorgimento in più si sarebbe potuto imporre anche come una totale eccellenza.

007 First Light è concepito come una origin story ambientata però ai giorni nostri, con un James Bond 26enne inizialmente parte della Marina. Una missione di recupero in Islanda condotta dalla SAS finisce subito in tragedia, con il giovane come unico sopravvissuto di un'imboscata tesa da un gruppo di mercenari già presenti sul posto e interessati a un misterioso manufatto presente sull'isola. James viene poi guidato da una misteriosa figura dell'MI6 ad indagare sul manufatto, un satellite schiantatosi al suolo; dopo aver scoperto importanti dettagli sul manufatto e sulla banda mercenaria che ha occupato l'area, il ragazzo si ribella agli ordini dell'MI6 per salvare tutti gli ostaggi presenti in zona, facendo poi saltare in aria il campo per coprire la fuga.
Impressionati dal talento e l'istinto di sopravvivenza del giovane, Bond viene invitato dall'MI6 ad entrare nel rivitalizzato Programma 00 volto a formare agenti segreti, condotto dal cinico ed esigente John Greenway. Pur essendosi arruolato più tardi rispetto alle altre reclute, Bond recupera velocemente terreno mettendosi in pari e dimostrando il suo valore, stringendo nel frattempo un rapporto sempre più solido con le altre reclute, in particolare Lennox Monroe e Cressida Bright con cui condivide un appartamento.
Ormai formati e pronti per le prove sul campo, alle reclute viene ordinato di catturare l'agente 009 rinnegato Rhys Beckett, individuato in un hotel lussuoso in Slovacchia. Proprio quella missione cambierà per sempre il futuro di Bond, essendo l'inizio di un gigantesco complotto internazionale che potrebbe mettere a rischio il futuro stesso dell'MI6. Nonostante ancora alle prime armi, James vuole arrivare in fondo a una storia dai contorni sempre più oscuri, anche a costo di ribellarsi agli ordini dello stesso MI6 pur di fare luce sulla realtà dei fatti.
È proprio nella narrativa che 007 First Light trova il suo punto di forza più rilevante, come se fossimo per davvero al cinema seduti a vedere un nuovo film di Bond degno del nome che porta. Merito di un cast variegato ed efficace, una scrittura dei dialoghi sempre competente e un intreccio dalle evoluzioni capaci di tenere incollati allo schermo grazie a un crescendo di tensione, coinvolgimento e pure un pizzico di imprevedibilità, IO Interactive ha confezionato una storia degna di essere vissuta dall’inizio alla fine e dove il giovane Bond brilla potente grazie in particolare all’eccezionale interpretazione di Patrick Gibson, che è riuscito a catturare l’essenza del personaggio senza snaturarlo nonostante si tratti ancora di un novellino in questo caso.
Forse qualche personaggio avrebbe meritato maggior presenza su schermo e un ruolo ancora più profondo, ma si tratta giusto di trovare il proverbiale ago in un pagliaio. Per tutto il resto, First Light conquista il giocatore-spettatore con una storia che funziona anche molto meglio di alcuni delle più recenti pellicole dedicate alla spia britannica.

Narrativa a parte, 007 First Light è complessivamente un gioco di alto livello non solo sul piano ludico ma anche audiovisivo, con IO Interactive che ha provato a dare il suo massimo in modo così da rendere giustizia al ritorno di Bond nel mondo videoludico dopo la prolungata assenza.
È un’esperienza che amalgama tra loro diverse anime con l’obiettivo di farci sentire per davvero nei panni di 007: c’è una componente esplorativa, fatta di ricerca di indizi ed opportunità che richiama alla mente gli ultimi Hitman e dove non manca un focus sullo Stealth; c’è poi l’azione più pura fatta di scazzottate intense, sequenze dall’alto tasso di spettacolarità e combattimenti a fuoco in puro stile TPS che a prima impatto può far venire in mente titoli come Uncharted; c’è infine qualche sequenza di guida, invero comunque un elemento secondario del gioco e relegate soltanto ad occasioni specifiche. Tutti questi elementi vengono quindi mescolati con l’impronta cinematografica alla base dell’opera, riuscendo comunque a trovare un equilibrio in gran parte armonioso e bilanciato: anche nei momenti più lenti incentrati sulla trama, le atmosfere, i dialoghi e l’evoluzione degli eventi riesce a rendere tutto godibile al punto da mantenere intatto il coinvolgimento, senza mai avvertire la sensazione di essere a un “punto morto” dove non succede nulla e dove sembra di perdere tempo.
Constatato ciò, è comunque bene precisare che non ogni singolo elemento del gameplay si rivela eccezionale alla stessa misura, con alcune parti più riuscite di altre.
Dove 007 First Light dimostra di funzionare alla grande è soprattutto lato Action, con gli autori che, pur senza magari inventarsi nulla, sono riusciti a cogliere il meglio di ogni aspetto per creare così sequenze d’azione al cardiopalma capaci di tenere con il fiato sospeso.
I combattimenti corpo a corpo richiedono concentrazione e precisione considerato che bastano pochi colpi ben assestati per finire al tappeto, confrontandoci spesso con molteplici avversari sempre pronti ad attaccarci in gruppo. Avere riflessi pronti e sfruttare anche qualche vantaggio dato dall’ambiente circostante è fondamentale per sfangarla anche negli scontri più intensi. Unica sbavatura, le telecamere non sempre ottimali in simili sequenze e che potrebbero creare qualche momento di caos o confusione quando si combattono nemici multipli, ma in ogni caso le scazzottate rimangono godibilissime.
Gli scontri a fuoco funzionano invece come un classico TPS ma si dimostrano comunque a loro volta cariche di tensione non solo per l’incessante aggressività dei nostri assalitori, ma anche perché saremo costantemente chiamati a tenere sotto controllo le munizioni: le armi sono infatti dotate di caricatori piuttosto limitati e non è raro ritrovarsi a secco in un momento in cui magari ci stiamo confrontando con un nemico armato di fucile a pompa. Il tutto è stato comunque studiato per dare maggiore dinamicità ed imprevedibilità a queste battaglie, spingendoci a cambiare costantemente posizione alla ricerca di ulteriori munizioni, a sfruttare i diversi gadget a disposizione di Bond per creare diversivi o per usarli come armi di fortuna, oppure a far perdere le proprie tracce per attaccare di soppiatto i soldati ancora presenti in scena.
In generale la difficoltà appare bilanciata in modo adeguato e, al netto di un’IA nemica non esattamente tra le più brillanti al mondo, le energie vitali limitate del nostro agente e l’impostazione di tali sequenze fa in modo che l’esperienza pad alla mano si dimostri sempre gratificante e soddisfacente. In tal senso funzionano molto bene le Boss Fight, poche ma comunque ben implementate e che non si riducono a un mero scontro a fuoco: studiare l’ambiente circostante e cogliere le giuste opportunità per ferire gli avversari è la base di questi scontri e si apprezza questa variazione sul tema in modo così da dare ancora più pepe al gameplay complessivo dell’opera.

Dove invece 007 First Light zoppica un po’ di più è nella parte più di spionaggio, la già accennata componente esplorativa ambientata in ampie mappe da setacciare in lungo e in largo alla ricerca di nuove opportunità per procedere verso l’obiettivo di turno.
Ora, è bene anzitutto fare una premessa importante: 007 First Light non è Hitman e, sebbene queste sequenze hanno un’impostazione che ricalca in modo evidente la trilogia di World Of Assassination, gli sviluppatori non hanno mai avuto intenzione di raggiungere quelle stesse vette di profondità e complessità che hanno fatto la fortuna delle ultime avventure dell’Agente 47. 007 First Light nasce con uno scopo diverso ed ha un focus maggiore sull’azione, ci sta dunque che non si arrivi mai al livello degli Hitman.
Precisato ciò, rimane comunque vero che tali sequenze, per quanto comunque ben confezionate, appaiono anche un po’ lineari nell’esecuzione e fin troppo intuitive nonostante le molteplici strade che si potrebbero seguire per raggiungere ciascuno scopo. Aggirare e distrarre gli NPC risulta solitamente facile, ed anche nelle sequenze Stealth quando si accede a un’area riservata è raro incappare in vere difficoltà. È tutto piuttosto semplificato, al punto che, se per ipotesi vi capita di stendere una guardia dopo essere stati individuati, e il suo corpo rimane sotto il radar di una telecamera di sorveglianza, non scatterà nessun allarme a mettervi nuovamente in difficoltà (e del resto non si possono trascinare e nascondere i corpi delle guardie stordite). Situazioni del genere rischiano di compromettere la sospensione dell’incredulità e forse si poteva fare qualche sforzo in più per dare maggiore credibilità a sequenze simili.
Ad ogni modo, esplorare con attenzione le ambientazioni per care ogni singola opportunità rimane comunque interessante, ed alcune aree specifiche come il mercato in Mauritania offrono tante soluzioni variegate ed originali che vale la pena approfondire.
Ultimo appunto infine sulle sequenze di guida, anch’esse non particolarmente brillanti o complesse, tuttavia trattandosi di un elemento alla fine piuttosto secondario non influiscono in maniera rilevante sulla godibilità totale del gameplay.

A fronte di qualche componente non al 100% della forma, 007 First Light rimane comunque un’esperienza memorabile grazie anche a una struttura delle missioni ottimamente disegnata e che in molteplici occasioni spinge al massimo le potenzialità dell’opera (in particolare verso le ultime missioni, le migliori della produzione). Oltre alle qualità ludiche si aggiungono quelle tecniche, con il titolo IO Interactive che si rivela un vero piacere estetico grazie ad ambientazioni curatissime in ogni particolare e capaci di contenere tantissimi elementi su schermo senza risentirne tecnicamente. Il framerate si mantiene stabile, non ci sono bug particolari ed il tutto scorre su schermo in modo fluido ed armonioso, animazioni comprese.
L’accompagnamento sonoro è potenzialmente ancora più grande e un altro notevole punto a favore dell’opera, merito non solo di sottofondo musicali perfettamente in linea con le avventure di Bond (a partire dalla main theme, “First Light” cantata da Lana Del Rey), ma anche grazie all’eccellente interpretazione dimostrata da ogni singolo interprete, con un doppiaggio in lingua inglese assolutamente superlativo.

È stata un’attesa lunga 14 anni, ma è valsa la pena attendere così a lungo: 007 First Light non segna soltanto il grande ritorno di James Bond nei videogiochi ma si impone anche come uno dei migliori giochi mai realizzati su 007. E se amate il personaggio, allora avere l’ultima fatica di IO Interactive nella vostra collezione è d’obbligo.

8.5

Voto assegnato da ChrisMuccio
Media utenti: 9.1

ChrisMuccio

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Durante il periodo di pausa ovviamente non sono mancate diverse novità, con altre ancora in arrivo presto.
PS5 sono ora arrivato a quota 150 giochi esatti, mentre Dredge, Blood Bowl 3 ed i due Summoner sono souvenir videoludici presi durante qualche giorno di vacanza tra Grottammare, San Benedetto del Tronto e paesini nei dintorni in compagnia di Midrex e Solero, che mi hanno fatto proprio sentire a casa.
Lost Eidolons per PS5 e Mouse P.I. per Switch 2 mancano al momento nel database, in attesa che vengano aggiunti.
Dragon's Dogma: Dark Arisen un gradito regalo del mio negoziante di fiducia.
E si gode, come di consueto.

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