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Lordjashin

ha aggiornato la sua collezione

Davide Law

ha pubblicato un'immagine nell'album Top 10 - 2020

Ed eccomi anch'io a postare la mia top 10 di quest'anno, la prima che ho deciso di mettere nero su bianco (o bianco su nero se avete la dark mode attiva) in 5 anni dal mio ingresso su Ludo.
Negli anni precedenti ho sempre evitato di stilarla per via dell'elevata densità di titoloni recuperati annualmente, che all'idea di dover classificare mi inducevano a prendere la drastica decisione di non avventurarmi in una sfida di simile entità, rimandando continuamente all'anno successivo.
Per cui adesso, proprio al termine di un anno lungo e difficile come questo che abbiamo vissuto, ho deciso di mettere più seriamente alla prova la mia (ammetto infinitesima rotfl ) capacità critica, provando a dare risalto ad alcune delle tantissime opere che ho avuto il piacere di apprezzare quest'anno e che mi hanno colpito particolarmente, spesso andando oltre ogni mia aspettativa.

Ma comunque, bando alle ciance e (nonostante l'aberrante grafica suggerisca il contrario) iniziamo col botto, partendo con:


10° - Bloodstained Ritual of the Night

Sulla scia dell'entusiasmo iniettatomi da Rondo of Blood e Symphony of the Night, il mio anno è videoludicamente iniziato con Bloodstained, grandioso omaggio ai Castlevania e in particolare a quel capolavoro immortale che è Symphony (come si nota già dal titolo RotN <-> SotN). Nonostante il breve lasso di tempo trascorso dall'esperienza su PSX, ho avvertito una sensazione di piacevole nostalgia nell'esplorare l'enorme e sfarzoso castello di Ritual of the Night, ammirando la bellezza di tutte le sue aree e perdendomi con piacere nel loro labirintico level design. Ho trovato interessante la gestione dei potenziamenti, in questo caso i frammenti, e ho apprezzato non poco anche l'inventario, non ai livelli di Symphony ma comunque di notevole entità e varietà. Da citare poi l'immensa colonna sonora firmata Michiru Yamane, con brani come Bibliotheca Ex Machina e Voyage of Promise che penso non mi toglierò mai più dalla testa.
Per il resto lo trovo artisticamente ottimo, ben bilanciato per quanto riguarda la difficoltà degli scontri e ottime boss fight. Ciò in cui non brilla particolarmente sono bestiario, un comparto tecnico un po' grezzo, storia e personaggi, ma il risultato finale pone delle solide basi per un futuro promettente in cui titoli con l'anima degli storici Castlevania possano ancora dire la propria.
Resta comunque uno dei giochi che di più mi ha folgorato quest'anno, un viaggio che mi ha intrattenuto per più di 50 ore e che nonostante il platino continuo a rivivere grazie ai continui aggiornamenti gratuiti che ne ampliano l'offerta, tra nuovi personaggi giocabili e modalità extra interessanti come la randomizer, e che mantiene l'interesse anche attraverso i più classici episodi della serie Curse of the Moon.



9° - Guilty Gear Xrd Rev 2

Questa è stata una scelta dettatami dal cuore e anche un po' inaspettata, specialmente perché prima di imbattermi in questo Guilty Gear non tenevo grande considerazione dei picchiaduro e solo gli Smash erano stati in grado di appassionarmi, merito però in gran parte della mia natura di nintendaro. Devo però ammettere che mai prima d'ora un gioco appartenente al genere era riuscito a prendermi tanto da tenermi incollato per decine (se non addirittura centinaia) di ore, incoraggiandomi ad approfondire ogni componente del roster prendendo appunti su video o replay di match tra combattenti di alto livello (imparando eventualmente anche riguardando i miei stessi incontri) e armandomi persino un "fighting stick" per affinare la mia tecnica (al momento uno molto basilare della Hori, ma in futuro eventualmente rimedierò di meglio).
Mi ci sono divertito e continuo tutt'ora a divertirmi giocandoci, merito di una complessità che lo ha reso ai miei occhi stimolante e mi ha trasmesso costantemente voglia di imparare e migliorarmi per competere online contro avversari sempre più forti. Non parliamo poi del mostruoso comparto tencnico, graficamente quanto di più simile a un anime abbia mai visto in un videogioco, con modelli bellissimi e animazioni sbalorditive. Anche la storia ha il suo perché, trattandosi praticamente un anime che coinvolge e caratterizza tutti i personaggi in più episodi di notevole durata, così come le diverse sezioni extra.
Questa esperienza mi è servita anche a scoprire ArcSystem Works, per cui mi sono messo sotto anche con le serie BlazBlue e Under Night a cui darò sicuramente più spazio nell'attesa del nuovo Guilty Gear Strive.



8° - Katana Zero

Personalmente la vera sorpresa di quest'anno, soprattutto perché ne ignoravo del tutto l'esistenza finché non mi fu regalato in occasione del mio compleanno, poco più di un mese fa. A parte questa premessa, Katana Zero è veramente un gioiello, brilla in tutto ciò che propone e lo fa con lodevole stile e carisma. Si contraddistingue senza dubbio per la magistrale esecuzione della pixel art, con ottimi sprite dalle animazioni sempre divine; la stratosferica colonna sonora, ad opera principalmente dei compositori LudoWic e Bill Kiley, con stile generalmente synthwave ed electronic dance music; vi sono poi personaggi pittosto semplici ma interpreti di una storia che, per quanto breve e lineare, viene raccontata in maniera magistrale attaverso più opzioni nei dialoghi e durante le fasi di gioco, presentando dei risvolti molto più complessi di quanto sembri (e verrà continuata con i prossimi aggiornamenti gratuiti).
Il vero punto forte del gioco sta in un gameplay che privilegia rapidità nell'esecuzione dei comandi ed estrema padronanza nel loro uso, rigoroso approccio strategico alla fase offensiva e attenta osservazione del pattern degli avversari.
Non ha certamente un livello di sfida da prendere sottogamba, ma per quanto possa risultare punitivo è tutto perfettamente bilanciato dalla sua natura "trial and error", in quanto costringe a ripetere dall'inizio limitate sezioni di gioco fin quando non si riesce ad espugnarle. Non mancano poi numerose trovate geniali in ogni stage, soprattutto quando si tratta di interagire con ciò che compone il livello stesso. Davvero una perla che personalmente non mi aspettavo, lo consiglio vivamente e senza riserve.



7° - Phoenix Wright: Ace Attorney

Ed ecco che fa capolino la prima rocambolesca avventura del talentuoso avvocato difensore Phoenix Wright, alle prese con epiche battaglie nei tribunali a difesa di casi disperati e contro procuratori dal curriculum stellare. Ace Attorney è stata un'esperienza che non dimenticherò facilmente, non solo per gli assurdi processi inscenati ma anche per via di tutti i carismatici personaggi, semplici nella scrittura ma caratterizzati così dannatamente bene che è impossibile non empatizzarvi, come del resto mi aspettavo avendo giocato un anno prima l'altra perla che porta la firma di Shu Takumi, Ghost Trick. Ho adorato a dir poco indagare su ogni singolo pixel nelle varie località in cerca di indizi, parlare più volte con ogni individuo in cerca di informazioni chiave e poi ovviamente battagliare in tribunale contro il cinico Miles a colpi di prove e testimonianze, risolvendo tavolta anche rompicapi e assaporando colpi di scena e situazioni di ogni tipo, qualcosa che solo un gioco come questo può mettere in atto con questa qualità e classe.
Bisogna anche dire che pur essendo originariamente del 2001 è ancora freschissimo sotto ogni aspetto, sia a livello di meccaniche di gioco che visivamente, per non parlare delle stilosissime musiche e delle quotes dei personaggi, divenute ormai praticamente simbolo del gioco.



6° - Demon's Crest

Nello stesso anno in cui il media fu travolto da capolavori ammirati tutt'oggi come Super Metroid e Final Fantasy VI, Capcom non fu da meno e impreziosì la libreria SNES di cattiveria con Demon's Crest, seguito della serie spinoff di Ghosts 'n Goblins dal titolo Gargoyle's Quest. Demon's Crest è qualcosa di grandioso, un action con meccaniche dall'incredibile profondità e complessità, dalla struttura di avanzamento tra gli stage del tutto non lineare, livelli ben elaborati ed arricchiti da una notevole quantità di segreti che eventualmente portano verso uno dei diversi finali proposti. Ciò che però mi ha più convinto di Demon's Crest sono senza dubbio le boss fight, tra le migliori e più impegnative che mi sia mai trovato ad affrontare in un action 2D: ogni boss presenta una forte caratterizzazione estetica, un pattern di mosse vario e soprattutto un'intelligenza artificiale impressionante, che li rende di un'indicibile aggressività e capaci di reagire immediatamente al minimo movimento di Firebrand, prendendo così molto spesso di sorpresa il giocatore. A rendere il tutto più avvincente vi è una lore alquanto intricata e accattivante, un lodevole stile artistico dalle tinte decisamente macabre, come si nota dai meravigliosi sprite o dai fondali in ogni stage, e musiche che fanno massiccio uso dell'organo ed esaltano parecchio nei combattimenti contro i boss. Se disponete della liberia SNES su Switch o di una Wii U è assolutamente un recupero da non lasciarsi scappare.



5° - Secret of Mana

Un grande classico che desideravo recuperare da tempo, un'avventura magica dai toni epici e fiabeschi che rientra tra le esperienze di punta su Super Nintendo. Si tratta di un gioco che all'epoca è stato rivoluzionario nell'ambito degli action-RPG, e ciò che più ho trovato riuscito è proprio il suo combat system, fluido e perfettamente bilanciato nonostante sia stato il primo nella storia a basarsi sull'implementazione di una barra di stamina. Anche nella gestione degli alleati sono rimasto piuttosto sorpreso, in quanto gestiti perfettamente dall'intelligenza artificiale seguendo poche ma efficaci direttive o in alternativa controllabili via multiplayer locale (per il terzo giocatore serviva però un multiporta accessorio). Sotto tutti questi aspetti mi sono reso conto che effettivamente fu di ispirazione per molti altri action-RPG che gli seguirono, come dimostrano per esempio i Tales of o anche in minima parte i Souls.
Da buon fanatico delle avventure di Hyrule, ho apprezzato molto l'approccio esplorativo proposto in tutti i complessi dungeon e nell'overworld, pittosto simile a quanto proposto in quegli anni da A Link to the Past anche per merito di una ragionata implementazione degli oggetti nell'inventario, senza però dimenticare le sue radici di spinoff dei Final Fantasy e quindi proponendo combattimenti impegnativi e una world map visualizzabile addirittura con effetti tridimensionali grazie allla "Mode 7" (utilizzata nello stesso periodo anche da Demon's Crest). Artisticamente e musicalmente è uno dei giochi più ispirati che mi sia capitato di apprezzare, si vede una cura strabiliante nell'uso dei colori in ogni schermata e nelle variegate tonalità espresse da ogni brano della colonna sonora. Insomma, un titolo veramente leggendario che non perde di affascinare nonostante la sua apparente semplicità e che non risente dei quasi trent'anni suonati.



4° - Inside

Per la gioia di Neve, Inside entra di prepotenza tra le posizioni più alte della classifica, e con indubbio merito aggiungerei. Su Inside non c'è molto da dire, anzi, sono convinto sia un titolo di quelli che vanno contemplati in silenzio, poiché è proprio senza proferire parola e lasciando parlare il suo gameplay che si rivela essere un gioco di prim'ordine, in maniera del tutto simile alle magistrali opere di Ueda. Giocando prima Limbo ero preparato a questo tipo approccio esplorativo e al più estremo puzzle solving, ma Inside prende tutti quegli elementi e li amplia sotto ogni aspetto, rendendo il viaggio nei panni del protagonista qualcosa di indimenticabile, complesso, misterioso e che porta anche a riflettere più profondamente in ogni istante che intercorre dal frenetico prologo al poetico finale. Indubbiamente è qualcosa di difficile da descrivere, ma posso affermare che personalmente mi ci sono immedesimato molto e per me merita di rientrare tra le migliori esperienze indie in assoluto.



3° - BioShock

Entriamo nel podio con BioShock, un titolo che con enorme merito è diventato ormai un vero e proprio cult ed è stato il primo vero FPS che abbia mai giocato. E' un'avventura mozzafiato, già solo l'idea di esplorare una metropoli sottomarina risalente agli anni '40 è a dir poco stimolante e la realizzazione finale in termini di direzione artistica, caratterizzazione ambientale, lore, personaggi e scrittura è qualcosa di assurdo. E' indescrivibile cosa si provi nel contemplare i resti di una simile realtà utopica, nell'oscurità e nel vuoto silenzio in cui diventano protagonisti gli scricchiolii delle pareti sottoposte alla pressione acquatica e dove vagano coloro che un tempo erano gli abitanti di questa utopia; osservare la desolazione di luoghi un tempo di intrattenimento, insegne sfarzose, attrazioni, tutto ciò che rendeva Rapture un vero paradiso sottomarino agli occhi del mondo esterno, nascondendo però sotto al tappeto sconcertanti verità.
Ho apprezzato tantissimo la regia che per tutto il gioco, in qualunque situazione, non smette mai di inquadrare ciò che vedono gli occhi del protagonista, così come degni di lode sono la gestione di armi e munizioni, l'implementazione in pieno stile metroidvania dei plasmidi e il sistema quasi ruolistico di crescita del personaggio, per non parlare poi del level design di ogni area. Eccezionale la costruzione della lore per mezzo delle registrazioni vocali, elementi che assieme a quanto viene detto chiaramente durante il gioco forniscono progressivamente un chiaro quadro sulla storia dell'utopia sottomarina e sul percorso psicologico compiuto dai più importanti personaggi, rendendo Rapture uno dei mondi videoludici più affascinanti e BioShock una delle più grandi produzioni di sempre.



2° - Chrono Trigger

Il secondo posto della top viene agguantato da Chrono Trigger, ultimo JRPG di produzione Square a onorare il parco titoli SNES nel lontano 1995, anno dopo il quale la compagnia passò alla produzione esclusiva su Playstation. Anche con Chrono Trigger si parla di un gioco strepitoso che si è reso celebre per aver dato un'ulteriore scossone al genere, come se già all'epoca titoli come i Final Fantasy da IV a VI o, come visto prima, Secret of Mana non avessero dato abbastanza. Da meccaniche visionarie come il New Game+ a trovate metanarrative, Chrono Trigger è stato anche il primo videogioco a trattare in profondità il tema dei viaggi nel tempo con una storia che si sviluppa in ben 7 diverse timeline con tanto di finali multipli, seguendo poche ma efficaci regole sui paradossi temporali con un'eleganza che ancora oggi dovrebbe fare scuola (vero Nomura? asd ).
Probabilmente è il JRPG che a oggi risente meno di tutti della sua età, grazie a un combat system a turni dalle radici classiche ma talmente dinamico che non stanca praticamente mai, approfondito dagli attacchi combinati tra più alleati e range per eseguire l'attacco fisico che rende significativo ogni movimento di alleati e avversari sul campo di battaglia.
Dal punto di vista esplorativo è caratterizzato magnificamente, in modo analogo a Final Fantasy VI per quanto concerne i dungeon ma alternando la classica world map a un overworld come in Secret of Mana, con cui condivide la presenza di nemici visibili a schermo prima di approcciare il combattimento. Anche in questo caso si nota una cura per i particolari pazzesca, non solo in merito al discorso storia e personaggi, ma piuttosto per le animazioni degli sprite, i fondali e per una ispiratissima colonna sonora, la prima di sempre composta da Yasunori Mitsuda con l'assistenza di Uematsu. Un capolavoro che tutt'oggi insieme ad altre opere del suo calibro continua a dettare legge su tutti i giochi di ruolo, senza tempo.







E adesso alcune menzioni d'onore (più di lusso in realtà), prima di scoprire il primo gradino del podio:


- BioShock Infinite

Dall'ambientazione opposta a quella dei primi due BioShock, mi sento di dire che Infinite metta in risalto una delle più belle storie mai raccontate in un videogioco e un'enorme qualità nella scrittura dei personaggi, perdendo forse nelle fasi shooting un po' del mordente che aveva caratterizzato anche i primi della serie. Poi è impressionante la realizzazione di Columbia, analogamente a Rapture uno dei più memorabili mondi videoludici di sempre. Non metterlo in top è stata una scelta durissima, visto che non ha nulla da invidiare ai titoli fin qua elencati, è stata una scelta che ho fatto per dare risalto ad esperienze sicuramente di minor impatto ma che mi hanno coinvolto di più durante l'anno.



- Xenosaga Episode I: Der Wille Zur Macht

Il secondo lavoro realizzato da Takahashi e Soraya Saga, i due fautori del ben più noto Xenogears o dei più recenti Xenoblade Chronicles. Xenosaga segue le orme di Xenogears per diversi elementi, tra cui il combat system, ambientando però la propria avventura in un contesto totalmente sci-fi, con un risultato piuttosto coinvolgente anche dal punto di vista stilistico. Perde qualcosa piuttosto nei dungeon, lineari e pieni di combattimenti (almeno però i nemici sono visibili a schermo). Vi sono poi una storia complessa e narrata con cutscene dall'ottima regia e dei personaggi encomiabili, specialmente la ben più nota Kos-Mos, che non nascondo di ritenere la miglior "donna robotica", per così dire, che ho visto fin qui (sì, anche avanti rispetto a 2B o A2 per dirne due più famose).
"Will feeling pain make me complete?"



- Final Fantasy

La prima fantasia finale di Sakaguchi, un titolo che ha fatto storia e ha avuto un successo tale da diventare tutto fuorché finale, per fortuna. Nonostante sia un gioco dal ritmo lento soprattutto durante i combattimenti, posso dire di aver invece apprezzato moltissimo questa sua caratteristica, poiché favorisce un approccio più riflessivo in ogni scontro. Anche contro i nemici più deboli non si riduce mai a un semplice "spam" del tasto A per eseguire il più veloce attacco fisico e terminare in fretta lo scontro. Per il resto come world map e ambientazione in stile fantasy medievale è una meraviglia, in particolare è lodevole la quantità di segreti e il modo in cui gli NPC si rendono preziosi per proseguire nell'avventura, oltre alla completa libertà in fase di esplorazione. Tutti elementi che a oggi sono diventati marchio di fabbrica della serie e un punto di svolta per i JRPG come li conosciamo oggi.



- Final Fantasy XII

Altro grande escluso dalla top, si tratta comunque di un grandissimo JRPG, dal combat system basato sul famoso Gambit da 10 e lode, un worldbuilding impressionante, aree esplorabili vastissime (alcune volte anche troppo) e una direzione artistica accompagnata da un comparto tecnico spaccamascella. Sicuramente è un'opera senza eguali per l'epoca in cui uscì, ancor più clamorosa a pensare che girasse davvero su PS2. A fronte di questi aspetti lodevoli devo sottolinare una trama all'inizio ben narrata ma che si perde soprattutto nella seconda metà con eventi chiave che avvengono off screen e un ritmo troppo veloce. Anche i personaggi trattengono il mio entusiasmo, poiché se è vero che Basch e Bathier sono da applausi lo stesso non posso dire degli altri componenti del gruppo, specialmente Vaan che mi ha dato un nuovo standard di protagonista completamente inutile rotfl



- No More Heroes 2

Il seguito della prima creazione dell'eccentrico Suda51 per Wii, un hack 'n slash puro che migliora praticamente tutto del predecessore e diverte di più grazie a un frame rate stabile, boss fight ancora carismatiche e frenetiche al punto giusto, moveset più profondi per le armi di Travis e una storia puramente trash con interpreti altrettanto schizzati. Assolutamente da provare, specialmente adesso che è disponibile su Switch insieme al primo.



- Castlevania classici

Nello stesso periodo di Bloodstained, quest'anno ho avuto modo di colmare la mia lacuna dei Castlevania "pre-SotN", e in particolare mi sento in dovere di citare alcune delle esperienze più memorabili tra questi grandi classici. La menzione va a Castlevania III, Super Castlevania IV, Bloodlines e Belmont's Revenge, quattro gioconi a tutto tondo che insieme a Rondo per me rappresentano le vette qualitative della serie prima della gigantesca rivoluzione portata da Symphony of the Night.







1° - Xenogears

Probabilmente risulterò scontato per via della propic o dello sfondo che tengo ormai da quando l'ho giocato mesi fa, ma non poteva essere diversamente, doveva essere proprio lui in tutta la sua grandezza a meritarsi il primo posto in questa classifica. Non entrerò nei dettagli, sarebbe inopportuno verso chi deve ancora approcciarsi a questo capolavoro, ma posso senza dubbio mettere in chiaro che qui si sta parlando di una delle vette più alte che il media dei videogiochi abbia mai raggiunto in assoluto, un titolo di quelli che può svoltare il punto di vista di qualsiasi giocatore, un concentrato esplosivo di contenuti che fatico a credere nel lontano 1998 sia stato portato alla luce. In Xenogears io ci vedo di tutto, dall'estremo rigore con cui vengono trattate tematiche di enorme complessità e appartenenti a una moltitudine di ambiti al coraggio da leoni che due Autori della risma di Tetsuya Takahashi e Soraya Saga (mai alla direzione di un gioco prima di allora) ebbero per proporre sia in Giappone che in occidente un simile JRPG. Ci vedo tantissima passione e attenzione ai dettagli riposta da entrambi in Xenogears e, nonostante il travagliato sviluppo delle fasi finali, quel tanto infamato secondo CD rimane per me la conferma di quanto ci tenessero a portare a termine il loro gigantesco lavoro e dare ai giocatori il quadro completo, per poi avviare persino la stampa dei Perfect Works a dare il definitivo approfondimento dove non fu possibile nel gioco.
Un ulteriore motivo di elogio nei confronti di Xenogears è la colonna sonora, quindi citando il monumentale secondo lavoro composto da Yasunori Mitsuda, che nella composizione mise talmente tanto impegno da sentirsi male ripetutamente durante gli anni dello sviluppo. Le ost di Xenogears variano su più generi, ma si nota una originale ispirazione ai temi irlandesi (come si nota per esempio in "My village is number one") con la coraggiosa scelta di ingaggiare il coro "The Great voices of Bulgaria" come supporto corale e la cantautrice irlandese Joanne Hogg a cantare brani scritti da Takahashi stesso.
A parte il fatto che fu un progetto dagli enormi rischi, soprattutto perché tratta diverse tematiche che in occidente (e in particolare nella nostra terra, dove non uscì mai) sono tabù, c'è da dire che non venne neanche tanto agevolato da Square, che affidò sotto la direzione del duo un team giovane e inesperto nella programmazione di giochi in 3D, che costrinse a optare graficamente per un ibrido tra sprite in 2D e ambientazioni tridimensionali.
Ciò non ha comunque alterato la qualità complessiva in termini visivi, tanto meno in termini di world map e nella progettazione dei dungeon, strutturalmente eccellenti e tavolta pittosto complessi.
Nota di merito anche al suo originale combat system, dalla classica turnazione accompagnata a un sistema di combo che sia amplia man mano che il party cresce di esperienza, abbinato a varietà nei combattimenti tra fasi di scontro tra umani o Gear.
Ritengo non ci sia molto altro che io possa aggiungere, personalmente lo ritengo insieme a Final Fantasy VI la vetta più alta mai esplorata dai JRPG e (come approverà sicuramente il buon Jashin, primo Xenospammatore di Ludo) se siete veramente appassionati di questo media Xenogears è assolutamente un'esperienza d'obbligo, giocatelo senza esitare.


E direi siamo alla fine. Spero la top vi abbia convinto o incuriosito, vi ringrazio per essere arrivati fin qua e auguro a tutti un grandioso 2021, possibilmente meno terrificante di questo 2020 e con grandi soddisfazioni sia videoludiche che non! :D

Davide Law

ha aggiornato la sua collezione

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