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Qual è la definizione di retrogaming?

Se non avete passato gli ultimi anni a vivere in una grotta, vi sarà sicuramente capitato di sentir parlare di retrogaming. Ma, di preciso, cos'è il retrogaming? Nonostante se ne parli sempre più spesso, il significato di retrogaming non è sempre chiaro. Cosa si intende quando se ne parla? La risposta non è così scontata come sembra, anzi, spesso c'è molta confusione attorno all'argomento. La colpa è anche del fatto che il grande revival del vintage ha portato molte persone ad interessarsi al retrogaming senza aver ben preciso il significato stesso del termine. Inoltre va messo in chiaro che la definizione stessa di retrogaming si offre a diverse interpretazioni e che dare una risposta del tutto esaustiva non è semplice. Proverò comunque a fare un po' di chiarezza sull'argomento.



Cos'è il retrogaming?



Per approfondire:
Una riflessione sul retrogaming



Con il termine retrogaming si possono indicare tante cose differenti. Di fatto il termine fa riferimento alla passione per il videogioco d'epoca, in tutte le sue forme. A questo punto però ci troviamo di fronte a diverse problematiche: spesso infatti il termine non è molto chiaro e si fa fatica a capire anche solo quali console rientrino nel concetto di retrogaming. La definizione più largamente accettata è che quando si parla di retrogaming si parla di hardware e software fuori produzione.



Questo significa che anche Playstation 3 ed Xbox 360 siano effettivamente da considerare retroconsole. Molti vi diranno di non essere d'accordo. Le definizioni possibili sono effettivamente tantissime: c'è chi considera retrogaming tutto ciò che ha a che fare con le console a partire da due generazioni indietro rispetto a quella corrente, chi invece è di manica un po' meno larga considera retroconsole vintage tutti i sistemi della generazione antecedente a quella in uso, anche se ancora in produzione o supportate ufficialmente.



Come ho già detto non esiste una definizione univoca, quindi il discorso è aperto all'interpretazione dei singoli. Quando si tratta di dare una definizione al significato di retrogaming le distinzioni possibili sono tantissime. Per esempio ci si può chiedere se basti emulare i titoli del passato per potersi definire retrogamer, o se sia necessario farlo su hardware originale. Allo stesso modo, andando oltre, si può provare a ragionare sui porting dei vecchi titoli su console moderne. In quel caso da che parte ci si schiera?



Retrogaming tra emulazione e retroconsole



Per chi è alle prime armi, quello iniziale è sempre il periodo più confuso. Spesso il primo passo nel mondo del retrogaming lo si fa passando per l'emulazione. Prima che Nintendo facesse piazza pulita dei più grandi siti di emulazione della rete, era facilissimo reperire le ROM di praticamente tutte le console più vendute della storia. Molti hanno iniziato così anche perché si tratta, a conti fatti, dell'unica soluzione economica per giocare ai grandi titoli del passato. Per molti appassionati (me compreso) l'emulazione non rientra nella definizione di retrogaming. Se ne può parlare solo ed esclusivamente quando si gioca su supporto originale, quindi usando dischi e cartucce su retroconsole originali e non modificate.



Non basta quindi scaricare RetroArch sul proprio PC ed imbottirlo di ROM per fare retrogaming. Bisogna sbattersi un po' di più e mettere mano all'hardware originale, possibilmente non modificato, per poterne parlare correttamente. Anche in questo caso però tenete a mente che, tolte le implicazioni legali legate all'emulazione, non esiste una deifnizione univoca. Fidatevi di me però: non esiste nessun tipo di emulatore in grado di restituire il feeling della console originale. È una questione che abbraccia tanti aspetti differenti, dalla qualità stessa dell'emulazione, che spesso non è all'altezza, al feeling dell'originale. Banalmente, giocare Zelda: Ocarina of Time con un pad generico per PC non da assolutamente lo stesso feeling del giocarlo su Nintendo 64 con il rispettivo pad. Fidatevi.



L'emulazione è legale?

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23 agosto 2020 alle 14:00

Condiviso da Drakon.Piace a 3 persone

 

Giustissimo per carità, però come ha detto il buon caro Doctor Game:" Se l'emulazione non esistesse bisognerebbe inventarla". I supporti fisici sono soggetti ad usura, specialmente se non ben conservati, che ne pregiudica la durata nel tempo. Niente è eterno. Senza contare l'estrema accessibilità che offre. Io stesso ho scoperto giochi che altrimenti non avrei mai preso o di cui non avrei nemmeno considerato i seguiti (smentendo il luogo comune che andrebbe ad intaccare il mercato, tanto chi non vuole comprare non lo fa comunque). In più in commercio esistono controller che replicano le fattezze degli originali con cavo USB, non sarà proprio la stessa cosa ma chi non vuole essere purista si accontenta. Per il discorso del "niente è come possedere gli originali", grazie tante. Comunque bella copertina ;)

 

Attualmente se non fosse per l'emulazione non avrei mai scoperto quel capolavoro di Alcahest su SNES, gioiello di Squaresoft mai uscito fuori dal giappone e fortunatamente patchato in inglese grazie ad una traduzione amatoriale.