Cosa significa davvero essere umani
Da sempre l'uomo ha indagato il senso della vita, e ovviamente anche cosa sia la morte, cosa vi sia dopo e cosa ne sarà di noi al termine di tutto. La religione è venuta incontro dando diverse interpretazioni: inferno e paradiso, reincarnazione, ciclo infinito di vita e morte.
La scienza, e così la filosofia, hanno provato a dare le loro: metempsicosi, cessazione dell'individuo, morte di ogni cellula.
SOMA, dal canto suo, ha provato a dare una risposta, coniugandolo con un altro tema difficile da affrontare: cosa rende tale un essere umano.
Il gioco di Frictional Games (autori dei vari Amnesia e del prossimo Ontos) ha in realtà tanti temi che vengono affrontati, e comincia subito con un colpo di scena: viaggio nel tempo dal presente a un mondo estraneo e futuristico in cui il protagonista, Simon Jarrett, è spaesato e inseguito da qualcosa di spaventoso (in tipico mood Frictional). Il mondo di gioco è claustrofobico, asfissiante, si percepisce costantemente l'assenza di aria. E infatti il setting è il fondo dell'Oceano Atlantico, all'interno della stazione Pathos-II, apparentemente l'ultimo baluardo dell'essere umano a seguito di una catastrofe naturale.
SOMA in realtà, dal punto di vista ludico e strutturale, è un classico horror come ne esistono a bizzeffe, e tecnicamente nemmeno così avanguardistico per l'anno in cui è uscito (2015). Tecnicamente, inoltre, inciampa spesso con pop-in, texture smarmellate e, su Xbox almeno, bug che precludono l'avanzamento nel gioco (mi è successo anni fa in una run proprio su Xbox). Ben presto, però, Frictional Games va oltre il suo classico "fuggi dal mostro che ti insegue" per avvicinarsi alle tematiche sopra menzionate, ma non lo fa con dialoghi prevedibili o i classici documenti con gli spiegoni. Lo fa nella maniera più naturale possibile, ossia con la paura di un protagonista più umano di molti altri e la consapevolezza che vita e morte hanno lo stesso peso.
Cosa significa essere umani? Simon se lo chiede continuamente, il suo mondo non è il mondo in cui si ritrova, e allo stesso modo la vita che possiede non è quella che aveva un tempo. Se la mia mente viene impiantata in un altro corpo, ma il corpo di partenza continua a vivere, chi sono davvero io? Il me stesso che vive come prima o il me in un nuovo corpo? Questa domanda non ha risposta, e ora che ho completato il gioco, vedendo uno dei finali più umani e concreti, nonché emotivamente forti che abbia mai vissuto in un videogioco, non posso fare a meno che chiedermelo. La vita e la morte sono concetti talmente vicini ma al tempo stesso talmente lontani che è difficile dare una risposta. Ma esseri umani lo siamo tutti, quindi teoricamente dovremmo poter dare una risposta.
In sociologia si parla di "agency" per spiegare la capacità delle persone di compiere delle scelte, e questo termine viene spesso usato per controbattere a coloro che dicono che le IA possano essere considerati agenti sociali, ossia facenti parti dei gruppi sociali (individui, coppie, gruppi, collettività). Eppure, grazie al machine learning, le IA possono oggi agire in autonomia e anche compiere scelte. Dunque, hanno meno agency le IA solo perché sono state programmate? Un essere umano può dimostrare di avere più agency della sua macchina? Anche in questo caso, SOMA prova a rispondere: una persona può decidere il destino del mondo e la IA deve rispondere ai suoi ordini. Ma se la IA si ribellasse sviluppando una coscienza propria? La sua agency sarebbe maggiore di quella di un essere umano? E soprattutto, una IA che crede di essere un umano, ha la stessa agency di un umano che sa di essere tale?
Il fascino di SOMA è anche in questi dilemmi, perché dare una risposta netta non è possibile senza cadere nel filosofico o nel religioso, e anche in quel caso i pareri sono tanti e in contrasto fra loro, per cui non si giungerebbe mai realmente a una soluzione. Sono pochi i titoli che riescono a trasmettere non solo ansia e paura, ma anche angoscia e riflessione sull'essere. E SOMA ci riesce non con sotterfugi narrativi o una regia creata ad hoc, bensì con ciò che, forse, ci rende più umani delle macchine, ci rende davvero essere umani: l'empatia.