Ghost of Yōtei – Recensione
Con Ghost of Yōtei, gli autori di Sucker Punch Productions e Sony Interactive Entertainment ci invitano a tornare nel Giappone feudale, secoli dopo le vicende di Jin Sakai. Questa volta l'azione si sposta sull'isola di Ezo, dove la leggenda del “fantasma” torna a farsi sentire in un mondo ferito, immerso nella neve e nel mistero. Sin dalle prime battute, vi rendete conto che la nuova protagonista, Atsu, non è una semplice guerriera, ma un'anima tormentata in cerca di riscatto. Il gioco, esclusivo per PlayStation 5, rappresenta un ponte tra il passato glorioso di Tsushima e un futuro più oscuro, carico di spiritualità e vendetta.
Un viaggio di vendetta e redenzione
Sedici anni fa, nel territorio aspro e selvaggio di Ezo eventi tragici segnarono la vita di Atsu per sempre. Apparteneva a una famiglia umile, senza sangue da samurai nelle vene, eppure le sue radici furono stroncate brutalmente quando i Sei di Yōtei, una banda di fuorilegge spietati, massacrarono i suoi cari, la trafissero e la lasciarono sotto un albero di ginkgō in fiamme. Lei venne creduta morta, ma sopravvisse. Il tempo passò, il dolore si fece cicatrice, la solitudine le divenne compagna.
Dopo anni a combattere al sud Atsu torna in quella terra, gelata, rude, spettacolare nella sua desolazione, ricercando vendetta. Non è qui per onore, non è un cammino che profuma di gloria. È un cammino fatto di ombre, di passi furtivi, di aspettative infrante. L'obiettivo è eliminare, uno dopo l'altro, i Sei di Yōtei: Il Serpente, L'Oni, La Kitsune, Il Ragno, Il Drago, e il loro enigmatico leader, Lord Saitō. Ognuno di loro custodisce non solo armi, ma segreti, colpe e motivazioni che esplorano non solo il male, ma il perché del male.
Ma la vendetta non è l'unico filo che percorre questo viaggio. Nel suo cammino, Atsu raccoglie ricordi attraverso flashback dolorosi ma necessari, momenti che le mostrano chi era prima della tragedia, chi avrebbe potuto diventare, e perché quel passato la tormenta ancora. Incontri con persone che hanno vissuto sul confine tra bene e male la costringono a riflettere su cosa significhi essere “giusta”. Compagni inattesi, legami che pulsano sotto le ferite, consigli preziosi, ma anche tradimenti: ogni passo le insegna che la vendetta è una lama che taglia anche chi la impugna.

La spada non è la nostra unica amica
Ghost of Yōtei riprende le basi solide del suo predecessore e introduce un sistema di scontri più dinamico, con nuove armi e tecniche spirituali. Il ritmo è ben calibrato, alternando duelli intensi a momenti di esplorazione silenziosa. La varietà dei nemici, dai banditi umani agli spiriti corrotti, impone di adattare costantemente il nostro stile di combattimento per non soccombere.
Le parate perfette, i colpi letali e l'uso delle abilità legate agli elementi naturali rendono ogni scontro un piccolo rituale di precisione. I combattimenti contro i boss, in particolare, rappresentano il punto più alto del design, con coreografie che uniscono arte marziale e tragedia. Non manca la possibilità di personalizzare l'equipaggiamento e di potenziare le tecniche, attraverso un sistema di progressione che premia l'esplorazione e la curiosità. Seguire simpatici animaletti sarà sempre molto redditizio, non ignorate queste creaturine.
Anche le sezioni stealth mantengono una forte componente tattica, sebbene talvolta la telecamera non aiuti nei momenti più frenetici. L'intelligenza artificiale dei nemici è più reattiva, e il livello di sfida, specialmente nelle difficoltà elevate, regala grande soddisfazione a chi cerca precisione e pazienza.
Non solo Atsu si distingue
Oltre a Atsu c'è anche un altro protagonista nel gioco, cioè il mondo di Ezo. Le distese innevate, le foreste di betulle, i villaggi isolati tra le montagne: ogni zona racconta una storia senza bisogno di parole. L'approccio scelto da Sucker Punch Productions privilegia la densità rispetto alla vastità, creando un open world meno dispersivo ma più intenso. Non ci sono chilometri di terreno vuoto, ma un susseguirsi di luoghi significativi, ognuno legato a un frammento di storia o a un segreto da scoprire, a volte pare insignificante, ma può regalare sorprese.
Il sistema meteorologico dinamico contribuisce a rendere l'atmosfera viva. Le bufere di neve possono cambiare il corso di una battaglia, le albe tingono il paesaggio di luce dorata, e gli animali che popolano le valli reagiscono ai vostri movimenti. Persino i suoni della natura, catturati con cura maniacale, creano un senso di immersione straordinario. L'esplorazione non è mai fine a sé stessa: scoprire un tempio nascosto o liberare un villaggio corrotto dagli spiriti regala non solo ricompense materiali, ma anche frammenti di memoria che arricchiscono la trama principale.
Dal punto di vista tecnico, Ghost of Yōtei raggiunge livelli visivi impressionanti. Su PlayStation 5 le texture, la qualità della neve e l'illuminazione dinamica restituiscono un realismo quasi pittorico. Il frame rate stabile a 60 FPS in modalità performance garantisce fluidità, mentre la modalità grafica più spinta offre un colpo d'occhio mozzafiato. Alcune animazioni secondarie risultano ancora un po' rigide, ma l'impatto generale è di altissimo livello.
Gli effetti atmosferici e la resa delle superfici innevate sono tra i migliori visti su console. Anche la colonna sonora si distingue: melodie delicate di shamisen e flauti si alternano a brani più drammatici durante i duelli, accompagnando ogni momento con sensibilità. Anche il doppiaggio in italiano è ottimo e ci permette di seguire la trama tranquillamente. Permangono alcuni piccoli difetti, come texture che si caricano in ritardo o sporadici bug di compenetrazione. Nulla che comprometta l'esperienza, ma abbastanza da ricordarvi che, dietro la perfezione visiva, si nasconde comunque un gioco complesso e ambizioso.

Tanta luce crea delle ombre
Nonostante la grande cura artistica, il gioco non è esente da difetti. Alcune missioni secondarie ripetono schemi già noti, e certe sequenze narrative soffrono di cali di ritmo. L'innovazione rispetto al precedente capitolo non è drastica, e chi si aspettava una rivoluzione potrebbe percepire un leggero senso di déjà vu. Tuttavia, la qualità complessiva resta altissima, e la scelta di concentrarsi sull'intensità più che sulla quantità si rivela vincente.
C'è anche da notare come la difficoltà possa risultare sbilanciata nei livelli più bassi, dove i combattimenti perdono parte della tensione strategica. Inoltre, alcune modalità fotografiche e funzioni social sembrano pensate più per l'estetica che per l'esperienza ludica vera e propria. Ma sono peccati veniali di fronte a un'opera che, nel suo insieme, riesce a catturare l'anima del Giappone antico come poche altre.
Trofeisticamente parlando: la via del samurai non è certo facile
Ottenere il platino in Ghost of Yōtei non è un'impresa impossibile, ma richiede costanza, curiosità e un pizzico di metodo. La buona notizia è che nessuno di questi è realmente mancabile: potete completare la storia principale con calma e poi dedicarvi alla raccolta dei collezionabili o alle sfide rimaste in sospeso. Inoltre, non è necessario giocare a difficoltà elevata, poiché tutti i trofei possono essere conquistati anche a livelli più accessibili, rendendo l'esperienza più rilassata e meno stressante. Le stime per completare tutto variano dalle cinquanta alle settanta ore circa, a seconda del ritmo di gioco e di quanto tempo dedicherete all'esplorazione. Nel nostro elenco trofei troverete sicuramente tanti buoni consigli e le coppe a cui prestare più attenzione.
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