Bartender Hustle – Recensione
Lavorare in un locale come bartender è un'attività dal fascino innegabile. Realizzare cocktail mescolando sapientemente alcolici e bevande per conferire loro quella magia sottolineata da nomi evocativi, rendere felici le serate dei clienti che sono alla ricerca del divertimento dopo una dura settimana lavorativa, entrare in contatto con centinaia di persone diverse che ci ammirano come fossimo alchimisti del gusto sono solo alcuni dei motivi che rendono questa professione affascinante.
Il rovescio della medaglia è che stare dietro al bancone limita in modo abbastanza importante le occasioni di socializzazione per noi stessi, perché il bartender lavora quando gli altri escono a divertirsi e raramente passa dall'altra parte, e comunque in giorni e in momenti in cui la “movida” non è ai suoi massimi settimanali. Uno dei modi per trovare un equilibrio tra pregi e difetti potrebbe essere il ricorso a una simulazione virtuale, ed ecco sbucare dal nulla Bartender Hustle, un videogioco che senza troppi fronzoli ci trasforma in bartender, senza toglierci la libertà e le ore di sonno del venerdì e del sabato sera. Scopriamolo nella nostra recensione.
Fare carriera
La modalità Storia di Bartender Hustle ci mette nei panni di Amy, una ragazza con esperienza nella preparazione di cocktail che deve iniziare un nuovo percorso lavorativo in un locale che cerca dipendenti. Nella sua prima serata di prova avrà modo di mettersi in mostra per cercare di ottenere il posto e di dare il via a una possibile carriera in continua crescita. Il primo capitolo ci porta al Whiskey's Pub e ci fa conoscere la proprietaria Nora, che ci dà alcune dritte e che, da brava titolare, non parla di stipendi e orari. Polemiche a parte, con questo primo turno possiamo scoprire gran parte delle meccaniche e delle dinamiche che il gioco offre.
Da questo momento Bartender Hustle si avvia lungo una struttura piuttosto lineare costituita da turni di lavoro intervallati da brevi passaggi nel nostro appartamento. In queste sezioni non si può fare praticamente niente, se non aprire i rubinetti, interagire con un frigorifero senza poterne prendere niente o accendere e spegnere le luci. Un laptop ci consente però di personalizzare il protagonista con capi di abbigliamento in vendita, ovviamente con valuta virtuale, mentre un libro di ricette ci ricorda storia e ingredienti di un nutrito elenco di cocktail. Sempre dal computer possiamo visualizzare le nostre statistiche e le ultime recensioni e prendere parte a interessanti quiz a tema cocktail.
Bartender in prima persona
Passando al gameplay vero e proprio, questo è strutturato con una visuale in prima persona che ci porta dietro al bancone di diversi bar e locali. Gli elementi della postazione si ripetono, mentre a cambiare sono le location sulle quali si apre la nostra vista e da cui arrivano gli avventori per chiedere un drink. Di base, comunque, troveremo sempre quel che serve per realizzare i cocktail, da una gran varietà di bottiglie di alcolici, bevande e succhi alle spine per la birra, dai diversi bicchieri alla frutta per decorare i drink, dall'immancabile tovagliolino per asciugare la condensa alle cannucce lunghe e corte, senza dimenticare il fondamentale ghiaccio.
Ricevuto l'ordine da un cliente, possiamo aprire l'elenco degli ingredienti con una freccia direzionale. A questo punto le interazioni con i diversi oggetti che servono alla preparazione si gestiscono con i tasti X (per prendere), R2 (per posizionare, versare e servire) e L2 (per shakerare e rimettere a posto rapidamente gli oggetti). Non si tratta solo di prendere i giusti ingredienti, ma di dosarli nella giusta quantità, grazie a un comodo indicatore in tempo reale. Più saremo precisi, maggiore sarà la valutazione dell'ordine e l'importo della mancia ricevuta dal cliente, fermo restando che possiamo deliberatamente accontentarci di 1ml in meno o in più qui e là. Sbagliare bicchiere, esagerare con le dosi o dimenticare il ghiaccio, però, sono errori madornali che ci costringeranno a ripetere la preparazione.
L'essenza del lavoro
In termini di simulazione, Bartender Hustle fa egregiamente il suo dovere. È vero, si sarebbero potute inserire infinite variabili, statistiche da gestire e livelli di complessità nei comandi, ma di base la preparazione dei diversi cocktail e la gestione dei clienti ricalca in modo più che veritiero quello che accade dietro al bancone di un pub. Mentre si è impegnati nella preparazione di un drink, all'inizio ci si perde nella fila di bottiglie apparentemente tutte uguali, alla ricerca del superalcolico che ci serve, ma poi la routine porta a imparare a memoria dove mettere le mani. La danza da una parte all'altra della postazione, dal ghiaccio alle guarnizioni, dai liquidi alle cannucce, funziona come nella realtà. E altrettanto realistica è la piacevole ansia che sale quando si vede arrivare un altro cliente anche se non abbiamo ancora finito la preparazione in corso.
Altro aspetto che il gioco riproduce in modo convincente è quello umano. Lavorare in un bar o in un pub non significa solo servire i clienti, ma diventare un interlocutore per loro. Gli avventori hanno sempre qualcosa da raccontare, che sia una parte della loro vita o un problema per il quale vogliono sfogarsi, e Bartender Hustle ci mette di fronte proprio a questo tipo di situazioni. È piacevole notare l'attenzione degli sviluppatori nell'inserire anche la prepotenza e la maleducazione, per esempio nel cliente palestrato che adotta modi poco cortesi e a cui diamo il benservito con un cocktail analcolico. L'impressione, insomma, è che il team dietro al gioco abbia esperienza diretta con il lavoro, o che comunque abbia collaborato con bartender reali per cogliere l'essenza del lavoro.
Non solo storia
Se non avete voglia di imbarcarvi in una modalità Storia nella quale alla mera attività pratica di realizzazione dei cocktail si affiancano le vicende umane della protagonista e dei clienti, Bartender Hustle mette a disposizione una piacevole modalità Arcade nella quale le distrazioni sono ridotte al minimo. In questo caso, ferme restando le meccaniche di base, i clienti saranno diretti e per nulla loquaci e chiederanno da bere senza farci perdere tempo. Saremo noi, inoltre, a definire il menù dei cocktail, con possibilità di sblocco di nuove ricette ed espansione, ma dovremo anche occuparci di migliorare e pulire il locale e dovremo dare il meglio di noi in termini di velocità per guadagnare il più possibile.
Altra modalità a disposizione è la Sandbox, nella quale la vita sociale è ridotta ancora di più con l'eliminazione dei clienti e la libertà di realizzare i cocktail che preferiamo, con il nostro ritmo, in modo da perfezionare la conoscenza delle ricette o di emulare un bartender senza alcuna distrazione.

Spunti di miglioramento
Nel complesso, dunque, la proposta di Bartender Hustle e completa e con basi solide. Non ci sono vere e proprie mancanze, ma volendo trovare dei difetti ci si potrebbe soffermare su aggiunte che avrebbero reso il quadro ancora più completo. Un sistema di cause/conseguenze nella gestione delle risposte ai clienti, una gestione economica più articolata, eventi imprevisti a complicare la linearità del lavoro dietro al bancone e un miglior uso delle funzionalità del DualSense di PlayStation 5 per trasmettere a livello tattile le sensazioni del lavoro sono solo alcuni dei suggerimenti che probabilmente non usciranno mai da queste righe scritte.
A livello tecnico, Bartender Hustle fa il minimo, con modelli dei personaggi abbastanza privi di anima, molto simili a manichini, a cui fa da contraltare una buona cura nella realizzazione degli ambienti dei locali. Bene anche la colonna sonora, con brani che ci portano nelle atmosfere dei pub e dei cocktail bar e che ci accompagnano nella nostra avventura tra bicchieri e bottiglie. Anche in questo caso, una maggiore attenzione a livello di effetti sonori legati al lavoro o ai rumori all'interno dei locali non avrebbe guastato.
I trofei di Bartender Hustle
I trofei di Bartender Hustle sono molto numerosi, con ben 62 Bronzo, 1 Argento e 1 Oro prima del Platino. Gran parte delle coppe sono legate alla realizzazione di specifici cocktail, anche in modalità Sandbox per comodità, e ad eventi legati alla modalità Storia. L'unica lungaggine sta nella necessità di arrivare alla reputazione 100 in modalità Arcade, unico trofeo d'oro e vero ostacolo per i cacciatori. Per il resto, sbloccare i trofei sarà un'attività piacevole e non troppo onerosa.
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