Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti per scoprire un nuovo modo di vivere la tua passione.

Blood of Mehran – Recensione Speedrun

Nel vasto mondo dei titoli action indie, Blood of Mehran si presenta come un progetto ambizioso, ma incapace di sostenere il peso delle sue stesse intenzioni. Sviluppato da Permanent Way Game Co. e pubblicato da Blowfish Studios, il gioco approda su PlayStation 5 con l'obiettivo di raccontare una storia di vendetta ambientata in un mondo ispirato alla mitologia mesopotamica. Purtroppo, dietro l'estetica curata e alcune buone intuizioni artistiche, si nasconde un'esperienza che fatica a coinvolgere, penalizzata da un gameplay poco rifinito, una narrazione prevedibile e una struttura generale che non riesce mai a decollare davvero.



Archetipi, rituali e una vendetta che non graffia



La storia di Blood of Mehran ruota attorno a Mehran, un ex guerriero ritiratosi a vita rurale dopo anni di battaglie, che viene costretto a tornare in azione quando la sua famiglia viene massacrata da un signore della guerra. Il tema della vendetta è centrale e viene trattato con una certa solennità, ma senza mai trovare una voce davvero originale.



Il gioco tenta di costruire un mondo narrativo ricco, inserendo elementi della mitologia sumera e persiana, come rituali funebri, simboli cuneiformi e culti ancestrali. Tuttavia, questi riferimenti restano spesso superficiali, più decorativi che integrati nella trama. Non c'è una vera costruzione del mondo: le città e i villaggi attraversati da Mehran sembrano esistere solo come sfondo, privi di una cultura viva o di personaggi memorabili. I comprimari sono funzionali ma piatti. La prigioniera che accompagna Mehran in alcuni segmenti ha un potenziale emotivo, ma viene liquidata con dialoghi stereotipati. I nemici principali incarnano archetipi già visti: il sadico raffinato, il generale poetico, il sacerdote fanatico. Nessuno di loro riesce a lasciare il segno, e le loro motivazioni restano abbozzate.



La narrazione è lineare, scandita da brevi cutscene e dialoghi testuali. Non ci sono scelte morali né deviazioni significative: il giocatore segue un percorso prestabilito, con pochi momenti di introspezione. Anche i flashback, che dovrebbero approfondire il passato di Mehran, si limitano a mostrare scene di dolore e perdita senza aggiungere spessore psicologico. In definitiva, la trama di Blood of Mehran ha una buona premessa ma manca di sviluppo. È una vendetta che si consuma senza pathos, un viaggio che non riesce mai a diventare personale.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2025/10/blood-of-mehran.jpg



Una lama smussata



Sul piano ludico, Blood of Mehran propone un sistema di combattimento hack ‘n' slash che punta alla semplicità, ma finisce per risultare monotono e poco gratificante. Il protagonista può eseguire attacchi leggeri e pesanti, parare, schivare e utilizzare abilità speciali legate alle armi equipaggiate. Le armi disponibili offrono qualche variazione nel moveset, ma il feeling generale è debole: i colpi non trasmettono peso, le animazioni sono rigide e la risposta ai comandi è spesso imprecisa. Le schivate poi, in particolare, soffrono di un input lag che rende difficile evitare gli attacchi nemici, soprattutto nei combattimenti più affollati.



Il gioco cerca di introdurre una progressione attraverso l'acquisizione di nuove armi e potenziamenti, ma il sistema è superficiale. Non ci sono alberi delle abilità né vere scelte strategiche: si tratta più di accumulare che di costruire. I nemici comuni sono poco vari e tendono a ripetersi, con pattern prevedibili e una IA rudimentale. I boss, pur offrendo un minimo di varietà, si riducono spesso a scontri prolungati dove la difficoltà deriva più dalla quantità di danni richiesti che dalla complessità delle meccaniche.



Il level design è semplice, con ambienti semiaperti che invitano a un'esplorazione blanda. Non ci sono puzzle né segreti degni di nota, e le missioni secondarie sono praticamente assenti. La campagna principale dura circa sei ore, e una volta conclusa non offre motivi per tornare. Un altro limite è la gestione della telecamera, che in spazi ristretti tende a impallarsi, rendendo difficile mantenere il controllo durante i combattimenti. Anche il sistema di lock-on è instabile, con bersagli che si cambiano automaticamente in modo frustrante.



Nel complesso, il gameplay di Blood of Mehran manca di profondità e rifinitura. È una struttura che funziona a livello base, ma che non evolve mai, lasciando il giocatore con la sensazione di ripetere le stesse azioni in contesti diversi.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2025/10/blood-of-mehran-1.jpg



Buone idee, realizzazione altalenante



Visivamente, Blood of Mehran mostra una certa cura nella direzione artistica. L'ambientazione mediorientale è resa con una palette cromatica calda e suggestiva, e alcuni scorci riescono a evocare atmosfere affascinanti. Tuttavia, la qualità tecnica non è all'altezza delle ambizioni: i modelli dei personaggi sono poco dettagliati, le animazioni facciali sono rigide e gli effetti visivi risultano datati.



Il mondo di gioco, pur interessante sulla carta, appare spesso vuoto e privo di vita. Il design delle armi e degli abiti è discreto, con influenze persiane e sumere che aggiungono un tocco di originalità, ma non basta a compensare le carenze generali. In definitiva, il comparto artistico è il punto meno debole del gioco, ma non riesce a elevarlo oltre la mediocrità.



Atmosfera riuscita, ma doppiaggio da rivedere



La colonna sonora di Blood of Mehran invece è forse l'aspetto più riuscito del titolo. I brani, ispirati alla musica tradizionale mediorientale, accompagnano bene l'azione e contribuiscono a costruire un'atmosfera coerente. Gli effetti sonori sono funzionali, anche se non particolarmente memorabili.



Il problema principale risiede nel doppiaggio: le voci sono spesso piatte, fuori tono o mal sincronizzate, e finiscono per compromettere l'impatto emotivo delle scene. Il mix audio è discreto, ma non riesce a compensare le carenze interpretative. È un comparto che funziona meglio quando tace, lasciando spazio alla musica e agli ambienti.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2025/10/blood-of-mehran-2.jpg



La strada verso il Platino



La lista trofei di Blood of Mehran segue una struttura piuttosto standard, con obiettivi legati al completamento della storia, all'eliminazione di determinati nemici e all'utilizzo di armi specifiche. Non ci sono trofei particolarmente creativi o legati a sfide opzionali, e la maggior parte si ottiene semplicemente avanzando nella campagna. Il Platino è tecnicamente accessibile, ma non gratificante: non richiede abilità particolari né esplorazione approfondita, e si può ottenere in una singola run con un minimo di attenzione. Tuttavia, vista la ripetitività del gameplay e la mancanza di contenuti extra, il percorso verso il 100% risulta più noioso che stimolante. In sintesi, è un Platino pensato per completisti pazienti, ma che non aggiunge valore all'esperienza complessiva.




L'articolo Blood of Mehran – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.

Continua la lettura su www.playstationbit.com

23 ottobre 2025 alle 17:10

Piace a 1 persona