Once Upon a Katamari – Recensione
Il mondo è di nuovo nei guai e, come nelle migliori fiabe, qualcuno è pronto a salvarlo: in Once Upon a Katamari, protagonista della nostra recensione, rivestiremo ancora i panni del Principe. Dovremo rimediare ai pasticci di nostro padre, spostandoci questa volta tra varie epoche storiche. A distanza di oltre 20 anni dal nostro primo giro di valzer, siamo di nuovo pronti a rotolare e accumulare.
Katamari on the Swing
Seppur con una storia di oltre quattro lustri alle spalle, Katamari Damacy ha sempre conservato il suo folle fascino. Ecco perché riaffrontare l'avventura nella sua versione Reroll, pubblicata a fine 2018, è stato un piacevole tuffo nei ricordi e nel divertimento. Dopo questo viaggio, però, ci siamo scoperti desiderosi di novità, un desiderio che Bandai Namco ha ascoltato creando Once Upon a Katamari. Riprendendo gli stilemi classici della serie, questa nuova avventura promette tante novità per fare colpo sui giocatori.
La trama, manco a dirlo, ruota (perdonate il gioco di parole) attorno alle vicende del Re del Cosmo, di sua moglie e di suo figlio, il Principe. Mentre il trio riordina la reale magione, riemergono infatti una serie di curiosi oggetti, tra cui una pergamena dai magici poteri. Attivandola, il Re cancella per errore tutti i pianeti, Terra e Luna compresi. Il danno però questa volta è più grande del previsto, e il monarca è obbligato ad adottare una soluzione drastica. Invia il Principe e il suo Katamari nel passato con una speciale macchina del tempo, per ricreare ogni corpo celeste del cosmo.
Questo incipit, molto simile a quelli dei precedenti capitoli, ha come obiettivo quello di catapultare il giocatore in diverse epoche storiche: partiremo dal Giappone Feudale per arrivare nella preistoria e persino nel Far West. Questo si traduce in una incredibile varietà di ambientazioni, nonché di oggetti da collezionare con il nostro Katamari. La dinamica temporale ha permesso inoltre al team d'inserire alcune interessanti novità in una formula ormai classica.

Il gameplay di Once Upon a Katamari
Se siete dei veterani del rotolamento, allora probabilmente Once Upon a Katamari non avrà segreti per voi. I giocatori controllano il Principe oppure uno dei suoi numerosi cugini, che dovranno spingere il Katamari per assorbire oggetti di vario tipo. Potremo catturare solo cose più piccole del nostro diametro, incrementando man mano la dimensione della sfera e potendo così risucchiare sempre più elementi dell'ambientazione. Il movimento è affidato alle due levette analogiche (oppure solo a quella di sinistra, nella versione semplificata) mentre il comando di scatto è stato affidato al tasto L2.
Sfruttando queste abilita dovremo completare le richieste avanzate dal Re, che consistono solitamente nel raggiungere determinati diametri. A volte però nei livelli sarà necessaria una maggiore tattica, come in un puzzle game. Dovremo magari schivare determinati oggetti oppure rispettare altre imposizioni che obbligheranno a movimenti più accorti, piuttosto che un gironzolare frenetico in cerca di oggetti da risucchiare. Questa formula è pressoché uguale a quella dei precedenti episodi, tanto che come detto chi ben conosce la serie non farà fatica a lanciarsi nell'azione.
Le novità sono poche ma mirate. Nei livelli, oltre ai cugini da raccogliere e ai regali che ci consentiranno di personalizzare il nostro rotolatore, potremo infatti ottenere le corone perdute del Re. Queste consentiranno di accumulare speciali monete per sbloccare i livelli avanzati, in una formula simile a Super Mario 64 e affini. Inoltre un nuovo bonus, il Magnete, potrà essere raccolto e attivato premendo R2, per attirare a noi tutto ciò che avremo a tiro per una quantità limitata di secondi.
Rotolando verso sud
Al netto del magnete e di alcune missioni davvero fuori dal comune, Once Upon a Katamari non vi riserverà ulteriori colpi di scena. Non che questo sia necessariamente un male, considerata la forza e la freschezza delle meccaniche, nonostante l'età. Mediante un apposito menu sarà anche possibile creare un avatar personalizzato, sfruttando modelli e oggetti sbloccati. Potremo inoltre cimentarci in varie sfide secondarie ed esplorare le aree di gioco liberamente prima di lanciarci nei livelli.
Non mancano come anticipato i collezionabili, con 68 cugini e svariati elementi cosmetici che potremo recuperare durante l'avventura, il cui completamento richiederà un discreto numero di ore. Una raccolta ci mostrerà inoltre gli elementi che saremo riusciti a catturare, spingendoci magari a tentare di ottenere il 100% per dimostrare le nostre abilità di rotolamento ad amici e parenti. Parlando di questo, Once Upon a Katamari si lancia anche nel proporre una modalità multiplayer.
KatamariBall è una sfida che funziona incredibilmente bene e che si rivelerà il giusto mix di abilità e fortuna, regalando momenti di grande divertimento. Si tratta di un'aggiunta che rende l'esperienza potenzialmente infinita e che siamo certi stimolerà chi ama un pizzico di sana competizione, tenendo però bene a mente lo stile scanzonato che la serie ha da sempre.

Il comparto tecnico di Once Upon a Katamari
Eccoci giunti a una sezione che gli amanti della serie Katamari non possono certo trascurare. Più che del comparto tecnico in generale, però, il focus va fatto sulla colonna sonora. In questo senso, Once Upon a Katamari tocca vette d'eccellenza praticamente irraggiungibili, con una serie di brani che si pianteranno nel vostro cervello per non andarsene mai, come avvenuto per il mitico Katamari on the Swing. Emblematica in questo senso la traccia Katamari Time realizzata dal duo rap giapponese chelmico, che fa da opening al gioco (e che trovate in calce alla nostra recensione). Un brano che difficilmente dimenticherete, ve lo assicuriamo.
Parlando invece del comparto tecnico, Once Upon a Katamari offre modelli poligonali più puliti e rifiniti, mantenendo comunque lo stile che contraddistingue la serie. Non aspettatevi quindi una grafica iperrealistica, quanto piuttosto qualcosa che sembra realizzato da dei bambini. Gli elementi di richiamo alla cultura giapponese saranno tanti, ma il viaggio del tempo ha concesso agli sviluppatori di prendersi numerose libertà.
Buona infine la stabilità generale, sia giocando offline che in rete. A parte qualche momento d'incastro, inevitabile in questa tipologia di giochi, tutto scorre fluido e senza intoppi, segno di un eccellente lavoro da parte del team.
Il Platino di Once Upon a Katamari
Per ottenere il Platino di Once Upon a Katamari sarà necessario arrotolare un totale di 37 coppe, che saranno decisamente simili tra loro. La richiesta per sbloccare la scintillante coppa blu è infatti semplicemente quella di ottenere tutte le corone nei vari livelli di gioco. Certo, questo cela comunque una grande sfida, dato che man mano che proseguiremo gli schemi saranno sempre più complessi. I giocatori possono però tirare un sospiro di sollievo, non dovendo completare il glossario degli oggetti e potendosi concentrare sui livelli senza particolari patemi.
L'articolo Once Upon a Katamari – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.
