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The Cabin Factory – Recensione

Nel panorama Horror nonostante le tante riproposizioni e i tanti temi trattati a volte si riescono ad individuare delle perle rare, una di queste è The Cabin Factory, il nuovo progetto sviluppato da International Cat Studios, un team indipendente che negli ultimi anni si è fatto notare per la sua capacità di unire atmosfere surreali e meccaniche di gioco originali. Gli sviluppatori in questo caso ci porteranno all'interno di una misteriosa e bizzarra fabbrica, visiteremo principalmente una casa nella quale in ogni sezione si nasconderà un mistero da risolvere e una storia da scoprire. Il titolo si muove in un mix tra l'esplorazione e la narrazione ambientale, proponendo un'esperienza lenta ma estremamente ricca di tensione e curiosità, in cui ogni dettaglio contribuisce a costruire un senso costante di inquietudine e meraviglia.



Tra spettri e segreti



Descrivere la trama di The Cabin Factory senza rivelare troppo della storia principale e non fare spoiler non è semplice. Il gioco ci mette nei panni di una dipendente di una fabbrica molto particolare: un'azienda specializzata nella costruzione di case prefabbricate, ma con un compito decisamente bizzarro. Il nostro ruolo sarà infatti quello di verificare se le abitazioni in questione siano infestate o meno, esplorandole e analizzandone ogni dettaglio. La casa sarà sempre la stessa, ma non si soffrirà di un'eccessiva ripetitività a causa di questa scelta di design, anzi proprio questa scelta ci farà incuriosire sempre di più.



Procedendo di casa in casa, inizieremo a scoprire frammenti di lore legati all'abitazione e ai precedenti abitanti, ma soprattutto agli eventi che hanno segnato quella specifica casa, ricomponendo lentamente un mosaico più ampio e inquietante. La narrazione, volutamente frammentata, si svela pian piano attraverso quello che succede in ogni analisi della casa attraverso i suoi ambienti, fino a condurci a colpi di scena che non ci aspetteremo.



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L'orrore del silenzio: un gameplay semplice ma geniale



Il gameplay di The Cabin Factory si inserisce nel filone dell'horror psicologico, richiamando per atmosfera e impostazione esperienze come P.T.. Non ci troviamo di fronte a un titolo ricco di azione o comandi complessi: il nostro personaggio può semplicemente camminare o correre, utilizzando uno dei grilletti per accelerare il passo. Tutto ruota attorno a un'unica, inquietante missione: determinare se la casa che stiamo ispezionando è infestata o meno.



Prima di ogni esplorazione troveremo le istruzioni che ci ricorderanno lo scopo dell'indagine, inserite appositamente tra i due pulsanti “Danger” o “Clear”. Una volta all'interno, dobbiamo osservare con attenzione ogni dettaglio, cercando segnali di presenze anomale, e fidatevi ci saranno, tra oggetti che si muovono, rumori improvvisi, ombre fugaci o personaggi inaspettati. Quando saremo convinti della nostra analisi, possiamo premere uno dei pulsanti precedentemente descritti, decretando così il nostro verdetto.



Si tratta di un sistema estremamente semplice e basilare, ma incredibilmente efficace: nel suo minimalismo, The Cabin Factory riesce a trasmettere un'ansia costante, sfruttando il silenzio, i piccoli movimenti e la tensione della scelta. L'obiettivo finale è completare otto case consecutive con un giudizio corretto, un traguardo che richiede osservazione, sangue freddo e un pizzico di coraggio.



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Buio, sussurri e vetri rotti



Sul piano tecnico, The Cabin Factory sorprende per la cura visiva. La grafica, nonostante non stiamo parlando di una grafica spacca mascella, risulta esteticamente gradevole e coerente con il tono dell'opera. L'illuminazione è volutamente scarsa, ma studiata in modo intelligente: anche nelle zone più buie è possibile distinguere chiaramente ogni dettaglio, il che contribuisce a mantenere alta la tensione senza mai scadere nella frustrazione.



Il vero punto di forza, però, è l'ottimo comparto audio. Ogni fruscio, sussurro o colpo di vento è dosato con precisione per alimentare un'atmosfera di costante inquietudine. Le voci sussurrate, i flebili passi appena percepibili e i rumori improvvisi rendono l'esperienza estremamente immersiva, infatti consigliamo di giocarlo con delle buone cuffie, che ci regaleranno spaventi autentici e ben costruiti.



Un piccolo tocco di follia arriva infine con i titoli di coda, che si andranno a chiudere con una sequenza che a noi occidentali potrebbe risultare eccessivamente cringe — una “giapponesata” tanto assurda quanto esilarante, capace di stemperare la tensione accumulata durante il gioco con un sorriso inaspettato. Il doppiaggio è disponibile in diverse lingue, ma purtroppo manca l'italiano. Fortunatamente, i sottotitoli e i menu sono completamente tradotti, permettendo comunque di godere appieno dell'esperienza anche senza conoscere le lingue supportate.



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Un 100% da brividi



Purtroppo The Cabin Factory non regalerà gioie ai cacciatori di trofei infatti non dispone di un Platino, ma offre comunque la possibilità di raccogliere i 10 trofei che possiede e raggiungere il 100%. Si tratta di un obiettivo alla portata di tutti: completare il gioco richiederà circa un'ora e mezza, massimo due, e non presenta particolari difficoltà.



I trofei sono legati principalmente al completamento della storia e a qualche azione specifica, come guardare negli occhi determinati personaggi in momenti precisi durante l'esplorazione. Un set semplice ma ben integrato nel gameplay, che invita a prestare attenzione ai dettagli e a vivere ogni scena con il giusto coinvolgimento.



Pur senza offrire una sfida particolarmente impegnativa, arrivare al 100% risulta piacevole e appagante, un piccolo traguardo che completa degnamente l'esperienza.




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6 novembre 2025 alle 17:10