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Johnlocke07

ha scritto una recensione su Yakuza Zero

Cover Yakuza Zero per PS4

La leggenda del Dragone e del Demone

Yakuza è una saga di cui ho sentito parlare spesso, conoscevo e conosco ancora poco di tutto il suo universo, mi ci sono approcciato soltanto nell'ultimo mese e mezzo con lo zero, capitolo prequel di tutta la produzione in occasione del decimo anniversario.
Ringrazio diversi utenti che mi hanno consigliato, incentivato, minacciato o fatto mobbing più volte per spronarmi di iniziarla, conoscendomi ormai da tempo erano pressochè certi che avrei apprezzato ogni singolo elemento di gioco, questo perché senza mezzi termini, il prodotto di Sega è un Capolavoro, un colossal VARIEGATO che vanta la bellezza di centinaia di CONTENUTI bilanciando una spiccata componente NARRATIVA E LUDICA.

Con Yakuza Zero ho sfiorato la soglia delle 130 ore con un completamento del 80%circa, ricavandone una esperienza completa, coinvolgente e divertente come pochissimi altri titoli.
È particolare che tutto questo lo offra proprio Yakuza, il quale può essere definito un vero e proprio gangstar movie videoludico.

I punti di forza di Yakuza Zero culminano in più elementi:

-Nel contesto
Le vicende narrate collimano e si intrecciano negli anni 80 a Tokyo e Osaka nei rispettivi quartieri qui chiamati Kamurocho e Sotenbori, sarebbero Kabuchicho e Dotonbori, realizzate con una cura impressionante, la mia amica, la quale ha assistito tutta la storia di Yakuza zero con me ed essendo stata personalmente in quelle città, non ha potuto fare a meno di notarne nel gioco l’identicità.
Due cuori pulsanti, 2 città vive in esse racchiuse centinaia di storie, strade colme di luci, dozzine di insegne colorate, molteplici locali, loschi vicoli, numerosi parchi, il vociare degli abitanti, insomma dà la sensazione che tutto sia in movimento e in perfetto equilibrio, che la vita scorra sia di giorno che di notte creando una atmosfera pazzesca in grado di proiettare il giocatore nel Sol Levante degli anni 80, il tutto accompagnato dall'ottima direzione artistica.

-Dalla Storia, narrazione e personaggi

Pur con qualche innocua forzatura, il gioco presenta una storia assolutamente matura e ben scritta con colpi di scena veramente ben dosati e ritmata alla grande; una storia che non sfocia unicamente nella tamarraggine, ma propone un racconto di formazione, di rivalsa, di controllo, di potere, di follia, di amicizia e di amore. Ho empatizzato e apprezzato molto il duo dei protagonisti:
Kazuma Kiryu, membro della Dojima Family del Tojo Clan cui deve molto al suo capitano Shintaro Kazama.
Goro Majima, manager del cabaret club Grand, tenuto prigioniero a Sotenbori in attesa di ritornare nella Yakuza. Entrambi pur conducendo una vita criminale perseguono un personale ideale di giustizia.

Ai due si affiancano numerosi personaggi appartenenti a diversi ranghi, famiglie e sottofamiglie, di spicco e tutti ben caratterizzati: Akira Nishikiyama in primis, amico/fratello di Kiryu con cui ha condiviso lo stesso passato, a seguire, i tre Lieutenant della Dojima Family, Kuze, Awano, Shibusawa, assolutamente PERFETTI, hanno saputo offrire delle scene davvero fantastiche; la Omi Alliance cui figurano il caparbio Sagawa e il folle Nishitani, della Real Estate Oda e Tachibana molto carismatici, L’impavido Lee, la fragile e allo stesso tempo determinata Makoto, l’interessante Sera, l’affascinante Reina e molti altri ancora. Un cast di personaggi che fa faville, essi perseguono il medesimo obiettivo incrociandosi l’uno all’altro pur intraprendendo strade diverse,
ciascuno appartenente alla malavita giapponese REGGE IN MODO PERFETTO LA SCENA. Ho apprezzato inoltre il notebook all’interno del menù di gioco illustrando la scheda riassuntiva del personaggio variabile a seconda degli eventi che l’hanno coinvolto.

Inizialmente per l'esposizione dei filmati ero un po’ scettico, salvo ricredermi, (forse fin troppo prolissi o in quanto la messinscena risultava un po’ “ caotica “ vista la varietà presentata) alcuni filmati decisamente più riusciti da un punto di vista registico/grafico come infatti saranno i soli presenti in galleria, senza dubbio i migliori del gioco, dall’altro abbiamo dialoghi sempre doppiati, ma con la grafica in gaming e visivamente non come i precedenti, ancora, dialoghi doppiati privi di animazione, ( questi li ho trovati veramente brutti e poco immersivi) meno male che andando sempre più avanti tenderanno a diminuire, e per finire normali dialoghi senza doppiaggio, primeggiano soltanto alcuni versi dei personaggi, cui per me è già fonte di meme! ( NANI!) xd Insomma a seconda del momento la messinscena è diversa, certo è così per molti giochi, ma in Yakuza ne ho avvertito un contrasto maggiore fra una scena e l’altra, in ogni caso gli avvenimenti più importanti talvolta spingono sulla teatralità risultando uno spettacolo per i sensi.

- Dal gameplay/combat system: L’importanza del denaro

Dopo sole due ore il giocatore potrebbe farsi una idea sbagliata sul combat system, apparirà un po’ lento e legnoso, mi ha ricordato subito il mitico Fighting Force, ma quando si inizieranno ad apprendere ben 4 stili per ciascun personaggio, padroneggiare e switchare fra l’uno e l’altro sarà molto più stimolante concedersi alle risse di strada contro criminali, delinquenti, teppisti di ogni sorta. Ogni stile è differente dall’altro, si passa da quelli più classici e bilanciati tra attacco, difesa e destrezza con la possibilità di interagire con diversi strumenti d’attacco posti appositamente nella zona circostante, stili più virati sulla velocità e la destrezza, quelli più lenti concentrati sulla forza con la possibilità di grabbare lo scagnozzo di turno, o ancora uno stile che permetterà anche di utilizzare al meglio le armi di gioco. Risulta ben chiaro che uno stile manterrà delle proprie peculiarità di base da incrementare con l’acquisizione di abilità sempre più forti racchiuse in una propria sfereografia, abilità da ottenere in cambio di Yen, il denaro in questo caso ricopre un ruolo fondamentale all’interno del gioco, senza di esso saremmo limitati, ma fortunatamente mai a secco, dando al giocatore la possibilità di usarlo per qualsiasi decisione o attività intrapresa.
Indipendentemente dallo stile adottato i protagonisti possono essere equipaggiati con un’arma, una protezione difensiva e 2 accessori in ogni momento; le armi sono davvero tantissime e suddivise per tipologia fra coltelli, spade, katane, martelli, pistole, fucili da caccia, bastoni, cannoni, nocche, lance, tonfa, nunchaku, etc. vi è anche un modo per passare in rassegna degli agenti in missione per acquisire materiali utili al fine di creare un’arma, protezione, accessorio non ancora in nostro possesso.

-Completion List, modalità di gioco che spazia per obiettivi fra Adventure, Battle, Business, Substories e Minigames.

Attraverso tutto sto ben di dio è possibile ottenere dei punti che possono essere barattati in un tempio al fine di sbloccare ulteriori vantaggi per il personaggio.
Yakuza 0 qui non sbaglia un colpo, certamente ha una storia corposa di filmati e narrativa riponendo una grande importanza in essa, ma non si può certo dire che non conceda svaghi o attività extra da intraprendere nelle due città. L’interazione con quest’ultime è a 360 gradi, partendo dai minimarket in cui leggere riviste e acquistare/vendere oggetti, mentre dai locali, bar, ristoranti e chioschetti sarà possibile consumare ogni portata ben raffigurata tanto da stimolarne le papille gustative, non mancherà il consumo di alcolici con tanto di descrizione.

Sovente capiterà di intraprendere delle sottostorie spassose che si attiveranno automaticamente avvicinandoti ad alcuni passanti, il bello in Yakuza 0 è che aprendo la mappa non hai assolutamente idea dove possa attivarsi una missione secondaria, ( a meno che non equipaggi un accessorio con l’abilità specifica) talvolta non vedi alcuna segnaletica sul npc, l’avvio di una missione qualunque avviene in modo del tutto naturale, opposto quanto visto nella maggioranza dei titoli, più volte mi son detto “ facciamo un giro in città, vediamo che succede, chi incontro, chi mi ferma “, e spesso Kiryu o Majima erano catapultati a prender parte a eventi esilaranti e/o fare amicizie. Le sidequest sono sicuramente missioncine, nulla di particolarmente eccelso, ma che hanno come base e merito tutta una ministoria da raccontare, siamo quindi ben lontani dal concetto di fetch quest “ portami l’oggetto e tanti saluti “, la consegna della pizza era una di esse, ma assolutamente simpatica, vanno prese con il giusto spirito strappandoti un sorriso, alcune sono cameo a personaggi dello spettacolo, altre invece hanno saputo offrire anche dei momenti molto drammatici, spunti di riflessione e morale, contribuiscono in ogni caso alla vivacità di ambedue le città, inoltre coloro che aiuteremo assisteranno l’attività commerciale di Kiryu e Majima avendo un ruolo specifico nel loro business, perché come detto per tirare avanti in Yakuza serve denaro, tanto tanto denaro.

Con Kiryu in veste da agente immobiliare, acquisteremo gli immobili per la città di Tokyo, ne aumenteremo il valore e il rango attraverso l’advisor scelto, assegneremo per ciascuna area di competenza un manager e un addetto alla sicurezza onde evitare di vederci sottratta una proprietà, più si salirà di rango più sarà ingente la somma guadagnata col passare del tempo, Kiryu prenderà parte anche a dei colloqui per l’assunzione del personale.
Con il business di Majima siamo su ben altri livelli, penso che abbiano dato vita al minigioco più assuefacente e divertente che mi sia mai capitato di vedere, Majima gestisce il Sunshine, un host Club, reclutare le hostess quindi sarà il primo passo per garantire il successo dell’attività commerciale, ogni hostess possiede un livello e dei parametri ben specifici da elevare durante la loro formazione e il lavoro svolto, bisognerà non solo formarla conoscendola meglio attraverso un training dalle scelte multiple o prendendo parte a una attività, ma per tutte coloro di rango più alto sarà possibile personalizzare L’INTERO OUTFIT, il make-up, renderla esteticamente perfetta ai bisogni dei nostri clienti, ultimata la preparazione si parte con il servizio ai tavoli e la gestione dei clienti, le hostess personalmente scelte andranno supportate osservandone il linguaggio del corpo, al fine di soddisfare ogni richiesta pervenuta, un minigioco semplice, ma decisamente efficace creando una lunga fase di dipendenza.
Inoltre entrambi i business portano avanti una sottostoria che porterà a sfidare la concorrenza del posto avviando delle vere e proprie battaglie competitive, e la ricompensa, beh sarà un intero nuovo stile di combattimento.

In Yakuza c’è un FOTTIO DI ROBA divertente, attività extra di ogni sorta, vi sono sale giochi SEGA, ove si potrà interamente interagire con i cabinati e giocare a interi titoli che hanno fatto la fortuna in quegli anni quali Fantasy Zone, Outrun, Space Harrier e Super Hang On, e non mancherà l’artiglio con i suoi svariati peluche.
Oltre i classici biliardo, freccette, baseball, bowling, la pesca, vi è il casinò con dozzine di giochi di carte, svariati giochini con i dadi, lo Shoji e il Majoung tipici della cultura nipponica, il particolare catfightclub basato sulle scommesse e sulla morra cinese, l’arena clandestina in cui mettere alla prova le proprie abilità facendo dei veri e propri tornei, la chat telefonica per avere appuntamenti…moshi moshi, locali erotici cui assistere le bellezze asiatiche in carne e ossa, la disco e il karaoke con canzoni anni 80, molto musicali, enfatizzano ulteriormente l’atmosfera, DAME DA NEEEEEEEE; anche il Pocket Circuit è stato uno dei minigiochi più originali che mi siano capitati di vedere, consiste nel far gareggiare su piste diverse modellini di macchine da corsa Mini 4WD molto in voga negli anni 80, e dal tipo di pista personalizzi i tantissimi pezzi che vanno a comporre la macchinina e le proprie statistiche come velocità, bilanciamento, accelerazione, etc. completare ogni pista richiederà abilità nel sapere prevederne tutti gli ostacoli creando la macchina perfetta per l’occasione. Raga perdonate il paragone inappropriato, mi sta uscendo dall’anima, questi sono minigiochi e attività extra che hanno un elevato margine di coinvolgimento non quella UALLERA noiosa della Gummiship presente nei Kingdom Hearts! xd
Fra l’altro alcuni di questi minigiochi possono essere intrapresi anche con giocatori online.

-La colonna sonora
Da me daneeee,
basta
Da me daneeee
fine
I love you mo roku ni iwanai
Kuchi beta de honma ni bukiyou
ho concluso! xd No scherzo, i brani accompagnano piacevolmente la scena, alcuni in particolare riescono a fomentare tantissimo soprattutto quando si è in procinto di iniziare un combattimento epocale, in questo tracce come Twin Dragons, Pledge of Demon e Oath of Enma riescono ad accompagnare in modo sublime l’azione donando una carica inarrestabile, laddove invece diverse tracce senza la scena a supportarle non sono riuscite a fare breccia allo stesso modo. Bakamitai invece.....

Yakuza 0 l’ho seguito con tanta passione e coinvolgimento, è stato il mio trampolino di lancio per godermi i successivi, pur non comprendendo diversi cameo della saga, pur non attribuendo lo stesso significato a personaggi e citazioni che so per certo ritroverò in futuro, il gioco ha avuto il merito di farmi sentire a proprio agio dandomi una eccellente infarinatura di Kazama Kiryu e Goro Majima e dei loro rispettivi clan, proseguirò con calma con i 2 capitoli Kiwami usciti dopo lo zero, salvo poi passare alla collection rimasterizzata di 3,4,5 e recuperare i restanti ( tra cui in formato fisico assolutamente questo gioco) e chissà, magari ritornare ancora una volta su questo titolo per cogliere altre sfumature, sia da un punto di vista narrativo che di gameplay.

Ho intuito e compreso la necessità di investire più su un personaggio come Majima, senza nulla togliere a qualsiasi attività avente come protagonista Kiryu, ma è doveroso specificarlo, la soglia di divertimento non è equamente ben distribuita, soprattutto ciò che riguarda gli stili di combattimento, Goro Majima ha avuto, forse volutamente, una grande marcia in più pertanto l’ho amato. Tecnicamente il gioco è ben ottimizzato, fisso a 60fps, graficamente non all’avanguardia come una bomba tripla A, le animazioni durante i comuni dialoghi talvolta sono ripetitive, diversi oggetti che raccogli sfuggono al perimetro di una porta oltrepassando i muri, piccole sbavature che non compromettono in alcun modo l’esperienza che ho vissuto, ed è palesemente in grado di offrirla a tutti, intendo farne ancora parte di questa mole di contenuti volti ad elevarne il fascino e le qualità onnipresenti nel gioco.

9

Voto assegnato da Johnlocke07
Media utenti: 9 · Recensioni della critica: 8.5

Mark

ha scritto una recensione su Battlefield 1

Cover Battlefield 1 per PS4

Dormi sepolto in un campo di grano...

Battlefield 1 per quanto mi riguarda è stato il miglior sparatutto online della generazione (Overwatch non l’ho giocato, scusate). Pur con tutti i suoi difetti e sbilanciamenti è un gioco che ha avuto il coraggio non solo di andare controcorrente ma anche raggiungere livelli di coinvolgimento (per me) senza paragoni nel suo genere.

In un epoca in cui tra gli sparatutto online andavano di moda ambientazioni moderne e fantascientifiche, Battlefield 1 ebbe il coraggio di tornare ai fasti della saga riproponendo un conflitto mondiale reale (e prima di allora raramente sfruttato in ambito videoludico, ovvero la Prima Guerra Mondiale), un cambio di rotta accolto con entusiasmo da pubblico e critica e che ebbe un impatto notevole sul mercato (di lì a breve anche Activision tornò indietro nel tempo con Call of Duty WWII).

Ma parliamo del gioco.

Come da tradizione il comparto singleplayer non è mai stato il fiore all’occhiello di Battlefield e si è sempre limitato a fare da tutorial per le meccaniche online, ma mai come in questo caso la delusione è stata indescrivibile. L’idea di raccontare tante piccole storie riguardanti varie fazioni e ambientarle nei vari punti del globo era interessante, e le sue potenzialità praticamente infinite (avrebbero perfino potuto espandere la Campagna aggiungendo Storie con DLC), invece l’idea è stata sfruttata (e realizzata) malissimo, in modo estremamente superficiale, con campagne brevissime e raramente in grado di appassionare. Tuttavia la Campagna riesce a regalare momenti indimenticabili, e picchi emotivi raramente toccati in sparatutto di questo genere. In particolare la missione Tempesta d’Acciaio, la primissima missione del gioco, meriterebbe da sola un encomio per l’impatto devastante e il messaggio che riesce a trasmettere. Una missione brevissima, dove non c’è un protagonista vero e proprio e che in pochi minuti comunica tutto il caos, il dramma, la violenza e l’assurdità del conflitto visto attraverso gli occhi di persone qualunque, che muoiono una dopo l’altra senza che questo causi game over, col giocatore che si ritrova a controllare di volta in volta un nuovo soldato sul campo di battaglia. Il messaggio è potente: nessuno è immune alla guerra, non esistono eroi e non esistono vincitori, esistono solo persone mandate al massacro, e la guerra prosegue inesorabile senza guardare in faccia nessuno. Se tutta la campagna fosse stata sviluppata in questo modo probabilmente avremmo avuto tra le mani un capolavoro totale che avrebbe fatto parlare di sé per decenni, e invece come dicevo… una grande, GRANDISSIMA occasione sprecata.

Sul multiplayer invece... dico solo che nessun altro sparatutto online era mai riuscito a coinvolgermi e divertirmi così tanto. Sarà per la grafica veramente spettacolare (mai nessun gioco era riuscito a trasmettermi la sensazione così tangibile di trovarmi su un campo di battaglia), sarà per il gameplay e il ritmo di gioco a metà tra arcade e simulativo (che trovo molto in linea con i miei gusti), sarà per i 64 giocatori presenti contemporaneamente in campo (non essendo un Pc gamer è stata una mezza novità per me), sarà per il sonoro da pelle d’oca… Ripeto, per me è stato (ed è tuttora) un capolavoro nel suo genere.

Anzitutto merito del comparto tecnico e artistico: le ambientazioni sono sporche e martoriate da esplosioni e raffiche di proiettili, tuttavia conservano tutto il fascino e la bellezza che sfoggiavano prima della guerra. Il Monte Grappa, Blitz nella Sala da Ballo, Amiens, praticamente ogni mappa raggiunge livelli estetici ed artistici fenomenali (soprattutto nelle espansioni) e offrono un grado di coinvolgimento pressochè totale: il sibilo dei proiettili, i boati delle esplosioni, il suono degli edifici che collassano su sè stessi, le cannonate dei carri armati, i bombardamenti aerei… e in mezzo a tutto questo decine di soldati che corrono, urlano e strisciano nel fango delle trincee scambiandosi fucilate e colpi di baionetta… Battlefield 1 mi coinvolge in modo indescrivibile. E’ l’unico sparatutto online dove non punto necessariamente a vincere le partite, a fare punteggi elevati o salire di livello: il solo fatto di ritrovarmi in quei campi da battaglia così pazzeschi e di riuscire a sopravvivere il più a lungo possibile mi dà comunque enormi soddisfazioni. Anche solo correre per cercare riparo o angoli di tiro migliori senza lasciarci la pelle è fonte di divertimento.

Anche il comparto sonoro come da tradizione merita una menzione d’onore: la colonna sonora è epica, drammatica, maestosa, potente, comunica alla perfezione tutte quelle emozioni che la Grande Guerra ci ha trasmesso e che sono rimaste impresse nel nostro immaginario collettivo. Non sfigurerebbe affatto come soundtrack in un grande kolossal cinematografico. E sugli effetti sonori… beh, Battlefield è sempre stato una garanzia, e qui DICE ha raggiunto il suo top assoluto. Immersione totale.

Tuttavia non nascondo che Battlefield 1 ha i suoi difetti:

-Le mappe non sono certo tra le più complesse e strutturate della saga, alcune dal punto di vista del design lasciano un pò a desiderare

-Il bilanciamento non è mai stato il suo forte (certe classi e/o armi sono palesemente più OP di altre, in certe mappe Attaccanti e Difensori sono a volte vantaggiati, a volte svantaggiati ecc), per non parlare del supporto post lancio altalenante e con fix spesso discutibili

-Anche in Battlefield 1, purtroppo, eri praticamente costretto fin da subito a sborsare 40 euro per diventare Giocatore Premium se volevi sperare di restare al passo con gli altri giocatori, sbloccando nuove armi e mappe, avere vantaggi nel matchmaking ecc, anche se questo comportava una notevole spaccatura della community.

-La ricerca delle partite a volte è estenuante (non venitemi a dire che la ricerca tramite Server è una soluzione bella o elegante), sotto questo punto di vista preferisco altri sparatutto online più semplici e diretti. Per non parlare di tutte quelle volte che mi fa entrare in una partita per poi, dopo minuti di attesa, sbattermi fuori senza motivo.

-La classe Scout un tempo era un’arte per pochi eletti, solo chi passava decine di ore ad accumulare esperienza sul campo riusciva a padroneggiarla, e uccidere (o venire uccisi) da un cecchino suscitava sempre un certo rispetto. In Battlefield 1 purtroppo, sulla scia di Battlefield 4, la gittata e la balistica delle armi ha subito un’ulteriore semplificazione rendendo l’arte del cecchinaggio praticamente alla portata di tutti. Certo, usarla dà ancora molta soddisfazione (non è di certo lo sniping di Call of Duty), ma essendo diventata molto più “mainstream” non è raro ritrovarsi a combattere contro decine di cecchini appostati in ogni dove, con tutto il fastidio che ne consegue… e la struttura spesso “aperta” delle mappe non aiuta di certo.

-La distruttibilità ambientale è ottima, considerando poi il livello tecnico spaventoso raggiunto anche su Console, però rimane meno profonda e meno rilevante da un punto di vista tattico rispetto a quanto visto in altri capitoli passati… Intendiamoci, moltissimi edifici ed elementi scenici sono distruttibili, e rimane fondamentale saper sfruttare in tempo reale tutti i cambiamenti estetici subìti dalle ambientazioni (nascondersi nei crateri delle cannonate, sfruttare varchi e aperture nei muri, nascondersi tra le macerie degli edifici o i rottami di qualche mezzo ecc), ma raramente si sente il bisogno di USARE la distruttibilità ambientale in modo diretto per fini strategici, per cavarsi d’impaccio o per mettere gli avversari in difficoltà. Ricordo che in Bad Company 2 e in Battlefield 3 usavo spessissimo C4 e lanciagranate per creare dei varchi o per stanare avversari, l’unico limite era -quasi sempre- la mia immaginazione, qui invece non sempre è possibile distruggere in modo strategico, anzi, spesso le zone “calde” della mappa (per esempio le zone da conquistare) sono bunker o edifici particolari che di distruttibile hanno ben poco. Non so come spiegarlo, ma penso che i veterani di Battlefield abbiano capito di cosa parlo.

-Storicamente non è di certo accuratissimo, DICE si è presa (giustamente) diverse libertà creative e molte cose sono state rielaborate per rendere il gioco più stimolante e divertente da vedere e da giocare, tuttavia mi sembrava giusto sottolinearlo nel rispetto dei veri soldati che combatterono realmente la Grande Guerra, visto che nella realtà le battaglie erano ben diverse da quelle spettacolari che si vedono nel gioco e i soldati spesso contavano su una fornitura di armi ed equipaggiamenti ben più limitata e variegata di quanto si veda nel gioco (esercito italiano in primis…). Non che di solito i giochi ambientati nella Seconda Guerra Mondiale fossero più accurati e realistici di questo, anzi, ma vista la ricostruzione visiva sopraffina sfoggiata da Battlefield 1 mi sembrava giusto sottolinearlo.

-Sono sempre favorevole alle novità e sono consapevole che aggiungere varietà e carattere al gameplay fa sempre bene, è giusto sperimentare cose nuove ma DIO SANTO I CAVALLI. Non so se sono l’unico a considerarli tali ma per me rappresentano una vera PIAGA in Battlefield 1. Sono invincibili, sono fastidiosi, sono dei cazzo di terminator su 4 zampe. E spiegatemi perchè un tizio a cavallo che viene colpito in testa DUE VOLTE dovrebbe continuare a cavalcare come se nulla fosse, cosa che invece non accade (ovviamente) se si trova a piedi. NO, SPIEGATEMELO.

Insomma, ha i suoi problemi (molti probabilmente adesso non mi vengono in mente), tuttavia era da Bad Company 2 e Battlefield 3 che uno sparatutto bellico non mi divertiva e appassionava così tanto. L’impatto visivo è tra i più belli che abbia mai visto in un gioco online, e il divertimento che provo giocando a Battlefield 1 ancora oggi a distanza di anni sono indescrivibili, per non parlare delle emozioni e delle riflessioni che scatena in me ogni volta che avvio una partita: giocare a fare la guerra è sempre divertente e forse la guerra fa parte della natura umana, tuttavia giocando a Battlefield 1 provo quasi rimorso, come se giocarci fosse una mancanza di rispetto nei confronti dei nostri nonni che in quei campi di battaglia ci morirono veramente. Per quella che è stata la mia esperienza NESSUN gioco prima di Battlefield 1 ha saputo raccontare la Guerra così bene, e nessun gioco di guerra è mai riuscito a divertirmi e allo stesso tempo farmi sentire in colpa per averlo fatto. Già solo per questo non posso che chiudere un occhio sui difetti e ribadire che SI, nonostante tutto Battlefield 1 è il mio sparatutto online preferito della generazione, o forse di sempre (per ora).

Spero solo di rivedere un sequel in futuro perchè secondo me Battlefield 1 è solo la punta dell’iceberg di quello che potrebbe raccontare (videoludicamente parlando) un gioco a sfondo bellico. Immaginate il valore educativo e pedagogico di un gioco del genere, sviluppato con tutta l’accuratezza storica e morale del caso: non solo una guerra virtuale da combattere a suon di pad e tastiere, ma un’esperienza in grado anche di raccontare la Storia in modo interattivo, di far riflettere sulla brutalità del conflitto e di ricordare il sacrificio incommensurabile delle persone che l’hanno vissuto, si insomma in grado di FAR RIFLETTERE il giocatore stesso. Con Battlefield 1 ci sono andati vicini, molto vicini, tuttavia sono sicuro che in futuro ci saranno altre occasioni per espandere e approfondire molto questo concetto.

MA SENZA I CAVALLI!

Mark

a proposito di Nioh 2

Vorrei provare Nioh ma sono indeciso, gioco prima NiOh1 o posso tranquillamente passare a Nioh2? So che narrativamente sono scollegati e che comunque la narrativa ricopre un ruolo marginale, quindi tralasciando questo...meglio Nioh o Nioh2?

Mark

ha scritto una recensione su Resident Evil 2

Cover Resident Evil 2 per PS4

Un mezzo capolavoro

Non ci girerò attorno: Resident Evil 2 Remake è un gioco spettacolare.
In quanto remake rasenta quasi la perfezione poichè riesce a riproporre l’esperienza classica del capitolo originale senza snaturarla ma anzi miscelandola con meccaniche ed elementi più moderni e attuali, una sorta di “best of”, un distillato di tutto il meglio partorito dalla saga dalle sue origini a oggi: le atmosfere angoscianti dei primi capitoli arricchite dal gameplay snello (ma non troppo) dei capitoli più recenti. Il tutto condito da un comparto tecnico più che dignitoso, forse non ai livelli di altri Tripla A, ma di sicuro tra i più curati in assoluto se parliamo di survival horror. Però c'è qualcosa che non funziona.

Non mi dilungherò nella descrizione degli aspetti tecnici del gioco, per quella ci sono mille altre recensioni che potete consultare, mi limiterò a esporre ciò che mi è piaciuto e ciò che invece gli ha impedito (sempre secondo me) di elevarsi a capolavoro.

COSA MI E’ PIACIUTO

-Come ho detto, ciò che mi è piaciuta di più è la sua fedeltà nei confronti del materiale originale. La stazione di polizia, i personaggi (e le varie situazioni in cui vengono coinvolti), tutto è estremamente familiare per chi è cresciuto con il mitico Resident Evil 2. Tutto è stato rimaneggiato BENE, la stazione di polizia è strutturalmente diversa dall’originale ed è stata ampliata e resa più realistica (finalmente dei bagni, santo cielo rotfl ) ma ne mantiene comunque lo stile e l’atmosfera. Stessa cosa per gli enigmi, alcuni saranno familiari, altri meno, ciò che conta è che ogni cambiamento è stato ben studiato e adattato per essere familiare, rispettoso del capitolo originale ma al tempo stesso stimolante e “fresco” tanto per i nuovi giocatori quanto per i veterani che il capitolo originale lo conoscono a memoria. Questo è l’esempio perfetto di come andrebbe partorito un remake al giorno d’oggi.

-Il gameplay come ho detto unisce il meglio della saga. Prende il gameplay moderno (quello da Resident Evil 4 in poi, per intenderci) e lo adatta ai ritmi e alle meccaniche dei primissimi capitoli. Niente capriole, niente calci volanti, niente sparatorie in stile Gears of War, niente inseguimenti in motoslitta, niente zombi con forconi, mitragliatori e dinamite. L’unica cosa di cui ho sentito la mancanza è di una sorta di schivata, in quanto è praticamente impossibile riuscire a evitare i nemici negli stretti e claustrofobici corridoi che caratterizzano questo capitolo (è solo questione di fortuna), e la cosa può dare particolarmente fastidio nel livello di difficoltà più alto (come vedremo in seguito). Tutto sommato, comunque, il gameplay “giovane fuori, vecchio dentro” è spettacolare e l’ho apprezzato tanto tanto tanto.

-Ho amato il comparto tecnico di questo remake. Come ho detto non è sicuramente il top assoluto su Ps4, e io non sono di certo un giocatore che di solito considera la grafica come un aspetto fondamentale di un gioco, ma in questo caso ho davvero apprezzato il fatto di giocare un survival horror fatto come dio comanda, con un budget adeguato che ne valorizzasse l’esperienza. Ottimi dettagli, tutto bello fluido, senza bug, buone animazioni, buona regia, buon doppiaggio (in lingua originale naturalmente), ottime musiche… Nulla da rimproverare, davvero.

COSA NON MI E’ PIACIUTO

-La trama. Dio santo la trama. Condivido la scelta di renderla il più possibile fedele all’originale, ma avevano l’occasione di approfondirla e di renderla più verosimile… invece è rimasta la stessa trama da “film trash di serie b” che conoscevamo, zeppa di clichè e di situazioni spesso ridicole, forse enfatizzate proprio dal fatto di vederle “incastrate” in un gioco moderno: un conto è vedere certe cose in un gioco degli anni 90, ben distante dagli standard registici e narrativi a cui siamo abituati negli ultimi anni (diciamo che da piccoli non si badava a certe cose e gli si perdonavano certe ingenuità), un conto è vederle riproposte al giorno d’oggi con serietà e pretese di realismo. Per non parlare poi di certi dialoghi che fanno triggerare a dir poco (indimenticabile il pietoso true ending xd ).
Ma la cosa che mi ha più deluso in questo Remake è stata l’ incapacità di riuscire a incastrare le storie di Leon e Claire (ovvero Scenari A e B, corrispondenti ai Cd 1 e 2 nel capitolo originale). Grazie al Remake avevano la possibilità di rimaneggiarle a dovere per risolvere tutte le incongruenze e i buchi di trama presenti nel capitolo originale, approfondendole e caratterizzandole ancora di più, e invece hanno ulteriormente peggiorato la situazione mescolando le due storie (MrX già nella prima run di Leon, ma perchè??) e TOGLIENDO molte delle scene (e dei dialoghi via radio) tra i due protagonisti, riproponendo di fatto quasi tutte le stesse situazioni sia nello Scenario A che nello Scenario B, come se lo Scenario B fosse una riproposizione dello Scenario A con un protagonista differente, e non una storia alternativa vera e propria. Sono pochissimi i momenti in cui le due storie si differenziano e si incrociano, e anche quando succede rimane fortissima la sensazione di avere di fronte un collegamento narrativo superficiale e raffazzonato. Per il resto sono sostanzialmente simili, ed è andata persa anche quella semplice (ma apprezzata) interazione tra di esse (ricordate quando potevate scegliere se prendere un oggetto X o se lasciarlo a Claire e raccoglierlo nello scenario B? Ecco, sparito anche questo). Sotto questo aspetto la delusione è fortissima, ed è ciò che gli ha impedito di raggiungere l’olimpo dei miei survival horror preferiti. Un comparto narrativo debole, antiquato e impoverito nelle sue potenzialità.

-La difficoltà è calibrata malissimo. A Normale risulta fin troppo accessibile, a Difficile è da insulti e bestemmie. La distribuzione di risorse e munizioni è ottima, ben equilibrata sia a Normale che a Difficile, il problema è che a Difficile gli zombie necessitano di TROPPI colpi per finire al tappeto: è una difficoltà artificiale, resa tale solo dalla quantità SPROPOSITATA di proiettili che il gioco ci spinge a sprecare per abbattere i vari nemici. Ho trovato fastidiosissimo il fatto di dover sparare 10-15-20 colpi alla testa per uccidere un singolo zombie… Questo dovrebbe quindi spingerti a risparmiare più colpi possibili, com’è giusto che sia in ogni survival horror che si rispetti, il problema è che il gioco non ti mette a disposizione un metodo per farlo, come dicevo non c’è una schivata o una tecnica particolare che, con la giusta abilità e impegno, puoi mettere in atto per evitare i nemici. Corri nella speranza di non venire afferrato, FINE. Ma anche qui c’è un problema, e cioè che i nemici sono fin troppo abili ad afferrarti e/o colpirti (maledetti licker), mentre nel capitolo originale perlomeno era possibile schivare un pò tutti correndo nella giusta direzione. Insomma, a Difficile il gioco è fin troppo crudele nei confronti del giocatore, e lo penalizza continuamente senza dargli modi alternativi di affrontare le varie situazioni, a Normale invece non offre una sfida sufficiente ad appagare gli appassionati del genere.
E poi mi spiegate perchè non posso usare i salvataggi manuali anche a Normale? :@

In conclusione, Resident Evil 2 Remake da un lato è un gioco che consiglio veramente a tutti, sia ai nostalgici che ai novellini, un survival horror veramente ben fatto e confezionato come non ne vedevo dai tempi di Alien Isolation (che considero tutt’ora il non plus ultra dei survival horror su PS4 e non solo, ma vabbè), dall’altro presenta delle sviste clamorose che gli impediscono di fare quel passo in più che aveva il diritto (e forse il dovere) di fare. Di sicuro l’unico Resident Evil moderno all’altezza del nome che porta, ma non un capolavoro.

Ogni tanto bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare quindi devo dirlo: BRAVA CAPCOM! xd

Mark

ha scritto una recensione su Terminator: Resistance

Cover Terminator: Resistance per PS4

Altra perla massacrata...

Tutti presi dai tripla A dell'ultimo minuto, dai giochi in tendenza su youtube, dai giochi multiplayer più in voga...

ATTENZIONE, perchè cosi vi perdete delle perle spettacolari!!!

Ok, questa di cui vi parlo non è esattamente una "perla spettacolare", ma se penso che questo Terminator Resistance è stato MASSACRATO dalla critica (con un Metascore di 47/100, VER-GO-GNO-SO), quella stessa critica che invece ha recentemente premiato con voti pompatissimi un disastro al limite della denuncia come Cyberpunk 2077… Ecco, l'insulto mi arriva fin sulla punta della lingua. Ma parliamo di questo Resistance.

La trama e l'atmosfera sono di sicuro riusciti in pieno: la prima risulta abbastanza intrigante e si incastra benissimo con quella dei primi due film di Cameron, la seconda ricalca PERFETTAMENTE lo stile inimitabile della saga cinematografica. La storia si piazza nel futuro, dopo il Giorno del Giudizio, più precisamente nel 2028: nel pieno della guerra contro Skynet, nei panni di un soldato di nome Jakob entreremo a far parte della Resistenza impegnata a difendere i pochi esseri umani sopravvissuti sulla Terra e a combattere armate di robot, droni e androidi di vario genere nel tentativo di distruggere una volta per tutte il dominio assoluto di Skynet. Cafonata in pieno stile anni '80, con un paio di colpi di scena e uno svolgimento narrativo che appagherà sicuramente quei vecchietti come me che 30 anni fa (... e ancora oggi, ammettetelo) sbavavano davanti certa roba. xd
Le ambientazioni, le musiche (ne parlerò dopo), i personaggi, tutto riporta alla mente quell'universo speciale che di sicuro molti di voi giocatori anzianotti portano ancora nel cuore.

Il gameplay? Ve la faccio breve: Terminator Resistance è uno sparatutto che mescola FPS, survival e crafting in modo molto simile a giochi come Far Cry, Fallout e simili. Non inventa nulla di nuovo: si raccolgono risorse, si potenziano le armi, si creano equipaggiamenti, si esplora, si scassinano serrature, si hackerano terminali, si ammazzano nemici, si conquistano avanposti, si completano quest, si sale di livello, si sbloccano abilità… Il solito, appunto. Ma che c'è di male se tutto questo lo fa bene? Le mappe-livelli sono grandi il giusto, offrono la giusta dose di esplorazione senza risultare noiosi o prolissi, le quest sono poche ma offrono sempre quel pizzico di trama e ricompensa che ti spinge a completarle tutte. Le armi sono poche, ma ben differenziate (bello il sistema di personalizzazione). Ci sono nemici di vario genere, da piccoli robot-insetti a giganteschi mech. La longevità è OTTIMA, nel senso che dura il giusto: nè troppo breve come i soliti FPS lineari, nè inutilmente tirato per le lunghe come tanti open world sul mercato. Sotto questo aspetto dovrebbe essere da esempio.

Una delle cose che mi sono piaciute di più è la colonna sonora, BELLA CAZZO, sembra uscita al 100% dalla soundtrack del primo film e contribuisce a creare un atmosfera incantevole.

https://www.youtube.com/watch?v=Mu9bZBZ5 …

Ovviamente deve avere qualcosa che non va per aver ricevuto un'accoglienza così pessima dalla critica… beh, inutile negarlo, i difetti ci sono e non si possono nascondere:
-Il comparto tecnico è parecchio arretrato, in particolar modo per quanto riguarda la realizzazione dei personaggi (animazioni in primis), la qualità delle texture, il riciclo di molti elementi scenografici... In generale, graficamente sembra più un gioco per PS3 che un gioco per PS4. E' bruttarello, c'è poco da fare.
-Il gameplay è sicuramente variegato, ma appunto poco originale e non eccelle praticamente sotto nessun aspetto. Movimenti legnosetti, shooting arretrato, IA dei nemici PESSIMA… Di sicuro anche sotto questo aspetto non è il top sul mercato.

Ecco, per quanto mi riguarda i veri difetti si fermano qui. A leggerli così sembrano tanti e insormontabili ma credetemi, non è così: come ho detto, non si può negare che si tratti di un gioco dal budget ridotto e si vede, ma ciò non toglie che in mezzo a quei difetti ci siano anche tanti aspetti positivi che molti "recensori" sembrano non aver minimamente tenuto in considerazione, e anche se questi pregi non raggiungono vette di eccellenza da qui a dire che si tratta di un gioco pessimo, ingiocabile, improponibile o addirittura vergognoso ce ne passa. E' un gioco più che dignitoso e che mi ha divertito e appagato, molto più di quanto non mi abbiano divertito e appagato tanti giochi con valutazioni ben più alte di questa.
Bug gravi? Non pervenuti. Divertente? Per me sì e molto anche, non mi sono mai annoiato un secondo. Tecnicamente arretrato? Si ma ci si passa sopra tranquillamente (a parte in un paio di filmati dove è impossibile non farsi una risata rotfl ). Lungo? Il giusto. Musiche? Ottime. Trama? Si fa seguire con piacere. Personaggi? Stereotipatissimi, ma in linea con quelli dei film quindi vanno benissimo così. Insomma, SEMPLICEMENTE UN BEL GIOCO. Non devono necessariamente essere tutti dei capolavori.

Per concludere. Non voglio descrivervi il gioco nel dettaglio e tediarvi con una recensione troppo lunga ma ci tenevo solo a farvi capire che a volte non ci si deve fidare troppo dei giudizi altrui e bisogna seguire l'istinto, se avessi dato retta a quelle recensioni IGNOBILI non avrei mai scoperto questa piccola perla.

Il mio consiglio è: se siete alla ricerca di uno sparatutto diverso dai soliti noti, se non avete difficoltà a "sopportare" un comparto tecnico poco al passo con i tempi e se siete amanti/nostalgici della saga cinematografica NON POTETE snobbare questo Terminator Resistance.

Dategli una chance: è in italiano, costa due spiccioli, pesa pochi giga, dura quanto 3 Campagne di Call of Duty messe assieme... supportiamo anche questi progetti minori perchè a volte non servono grandi budget per divertirsi.

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