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Baby Steps – Recensione

Vogliamo essere brutalmente chiari con questa recensione: se siete amanti dello strano, bizzarro, delle cose che non si adeguano agli standard richiesti dalla modernità, alle cose grezze; bene, questo è il posto che fa per voi, altrimenti, dovreste proprio cambiare lido. Baby Steps è tutto quello elencato sopra, senza sconti di sorta. E per questo bisogna ringraziare le menti di Bennet Foddy (QWOP) e Gabe Cuzzillo (Ape Out) per averci consegnato l'anarchia fatta videogioco. Gambe in spalla (ahahah, l'avete capita?) quindi, c'è un lungo viaggio che ci aspetta davanti e per cominciare faremo giusto un piccolo passo dopo l'altro.



Un piccolo passo per l'uomo



L'uomo che compare nel titolo di questo paragrafo è Nate, protagonista di Baby Steps. Nate è una sorta di hikikomori, fallito, con ansia sociale, costantemente in pigiama, rinchiuso nella sua camera e senza il benché minimo desiderio di uscire dalla sua stanza. Nate ha anche trentacinque anni. Il nostro simpatico è facilmente odiabile protagonista si ritroverà, improvvisamente, sparato lontano da casa, con la vescica piena e l'obiettivo di esplorare il mondo che lo circonda nella speranza di ritornare a casa sua (e trovare un bagno). Questo viaggio, magari, lo porterà anche a scoprire sé stesso e aprirsi verso il mondo, così da non finire i suoi giorni davanti ad un televisore. Comincia così il viaggio fuori porta di Nate, un piccolo passo dopo l'altro. Piccolissimo. Letteralmente minuscolo.



Presa confidenza con le sue gambe, il primo incontro di Nate sarà con l'autoctono Jim, personaggio che si offrirà di aiutarlo a scoprire come muoversi in questo posto in cui si è ritrovato catapultato ma l'ansia del nostro protagonista gli farà rifiutare qualsivoglia aiuto. Intestardito, con la vescica al limite e l'aver scoperto che muovendo alternativamente le gambe sia possibile camminare, nulla più fermerà Nate e il suo pigiama. Tranne la forza di gravità.



Oltre la parte volutamente comica/parodistica, la storia di Baby Steps raccoglierà anche momenti molto seri e che insegneranno qualcosa al sociopatico protagonista e al giocatore capace di cogliere le diverse sfumature del racconto. Proprio come Nate, destinato ad arrampicarsi sempre più in alto, il giocatore crescerà col protagonista ampliando i propri orizzonti in una verticalità forse tra le più prorompenti del 2025. Nota dolente per chi non predilige la lingua originale: Baby Steps non presenta in alcun modo l'italiano.



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Ancora un passo…



Come dicevamo nell'introduzione, Baby Steps è anarchia assoluta. In un mondo in cui quasi tutto sembra standardizzato, con Tripla A copia/incolla, gameplay visti e rivisti, l'opera pubblicata da Devolver Digital è una vera e propria ventata d'aria fresca, proprio com'è stato Hotel Barcelona pochissimo tempo fa. Il titolo si presenta come un walking simulator, nel senso letterale del termine. Ciò che il giocatore dovrà fare sarà camminare controllando Nate e raggiungere vette altissime in luoghi assurdi come una collina, un deserto, una catena montuosa. Ma camminare non sarà così facile come sembra, non basterà muovere la levetta in avanti.



Baby Steps obbliga il giocatore a muovere a controllare indipendentemente le due gambe di Nate, in ogni direzione desiderata. Un passo dopo l'altro, certo, ma in che modo? La profondità del titolo sta nella bellezza di scoprire, proseguendo, come ogni azione si ripercuota sul personaggio. Per esempio, la forza con la quale premerete i grilletti regolerà la forza e la distanza che darete alla gamba di Nate. Questo causerà, ovviamente, passi più lunghi, più corti, cadute per mancato equilibrio, il peso che si sbilancerà e passerà da una parte all'altra del corpo, per esempio. Più proseguirete, più imparerete a camminare e gestire il personaggio ma il pericolo è sempre dietro l'angolo e potrebbe essere una lattina che non avete considerato durante la camminata.



E le cadute saranno sempre dietro l'angolo. Non abbiate piena fiducia della vostra bravura, basterà una svolta differente, un piede appoggiato male, i piedi appoggiati su un terreno scivoloso e tutti i progressi fatti andranno a farsi benedire. C'è però una sorta di soddisfazione contorta nel riuscire a “masterare” Baby Steps, che regalerà molte gioie oltre che rage quit improvvisi. Fa tutto parte della scalata, in effetti.



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Cadi sette, rialzati otto



Ciò che più ci piace di Baby Steps è appunta la “non”cura di quello che succede nel gioco e della proposta al mondo videoludico. Come si diceva sopra, attualmente l'industria sta vivendo una sorta di standardizzazione dei contenuti, con le aziende e gli sviluppatori che si assumono sempre meno rischi. Poi ci sono gli indipendenti, motivati anche da un publisher folle come Devolver Digital, che ancora fanno sentire la loro presenza al mondo.



Baby Steps è un prodotto volutamente grezzo nella componente estetica ma con finezze tecniche che farebbero impallidire i migliori. Certo, qui non si parla delle finezze di Death Stranding, ma Gabe Cuzzillo e Bennet Foddy non hanno reso differente la resa su schermo di Nate rispetto a quella di Sam Bridges, per esempio. Qui si cammina, male, bene, a seconda di come si comporterà il giocatore e ci si divertirà e ci si arrabbierà. Le risate che causa Baby Steps sono tra le cose più genuine che vivrete nel 2025 con un videogioco. Le situazioni surreali che si presenteranno, Nate, Jim, gli altri personaggi ignobili e scorrettissimi, gli obiettivi di gioco, sono un enorme dito medio ai progetti moderni e ci piace così.



Vi ripetiamo che, se vi piacciono progetti simili, spigolosi, grezzi, maledettamente divertenti e che escono fuori dal coro, avete realmente trovato pane per i vostri denti.



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Il Platino di Baby Steps



Eccoci alla sezione più amata dai nostri lettori. L'elenco dei trofei di Baby Steps non sarà una vera e propria passeggiata (ahah, di nuovo, l'avete capita?), poiché proprio “masterare” il titolo non sarà facile. Ciò che vi sarà chiesto dal gioco sarà proprio di compiere azioni particolari come recuperare oggetti e consegnarli in luoghi specifici ma ovviamente ci dovrete arrivare, tenendo in considerazione che cadendo potrete perdere ciò che trasportate e quindi mandare in malora qualsiasi progresso fatto e ricominciare la scalata dopo il recupero di quell'oggetto. Inoltre, ad aggiungere ulteriore pepe, un trofeo vi chiederà una speedrun del titolo in ben due ore, trofeo che vi consigliamo caldamente di lasciare per ultimo. In circa una ventina d'ore riuscirete a portarvi una nuova coppa di Platino a casa. DING!




L'articolo Baby Steps – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

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11 ottobre 2025 alle 17:10

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