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Frank Grande Gamer
Frank Grande Gamer

Rileggere sto libro conferma solo una cosa:

Non sono un grande fan del Calvino sperimentatore super sayan (se una notte d'inverno un viaggiatore non mi piace per niente).

Frank Grande Gamer

ha pubblicato un'immagine nell'album We

1. Hercules

Ogni tanto, nella vita, si fanno degli errori.
Per me, l'errore più grosso l'ha commesso mia madre.
Mi ricordo che, a quattro o cinque anni, mi incazzavo col gioco di Hercules per PC. Non riuscivo a superarlo: ero fermo alla boss fight con Nesso, o, come lo chiamavamo io e mia madre: "il Bucione".

Ricordo quanto fossi intelligente da bambino: "Se una cosa mi fa incazzare, non mi fa stare bene. Se una cosa non mi fa stare bene, non la faccio". Così, dopo aver perso tre volte di fila contro Nesso e aver pianto per quei quattro o cinque minuti, sono andato da mia zia, che all'epoca viveva con me, e ho iniziato a giocare ad Action Man, un gioco in cui non potevo perdere.

Dopo tre quarti d'ora, arriva mia madre e urla: "Ho battuto il Bucione!".
Ricordo ancora quanto fui felice: "Ora posso andare al quarto livello".

Se mia madre non avesse battuto il Bucione, probabilmente non avrei mai più toccato un videogioco e oggi sarei più ricco e più creativo, ma non avrei mai conosciuto P Rex.

2. Suikoden 2

A otto anni, mio cugino entrò in casa mia urlando che aveva un nuovo gioco bellissimo, incredibile, fantastico, che mi avrebbe portato la volta successiva che fosse venuto da me.
Per le tre ore successive giocammo a Suikoden 2 senza PlayStation, mimando noi stessi i personaggi e seguendo una storia che mi avrebbe influenzato negli anni a venire. Lo stesso cugino mi avrebbe poi introdotto a un'altra dipendenza: i porno. Mi capita spesso di parlare di porno con P Rex. Abbiamo opinioni e gusti dissimili, ma il confronto ci fa sempre bene. In realtà con lui ho parlato anche di Suikoden 2, è così che ci siamo conosciuti. Avevo scritto le mie opinioni in un banalissimo testo in cui spiegavo perché quel gioco mi piacesse così tanto.

"È così che vedo i videogiochi" mi ha risposto lui.
"Che intendi?".
"Con questi occhi, con i tuoi occhi, li vedo così".

All'epoca, lo ammetto, non capii. Trovai però quell'affermazione così strana da decidere di continuare a parlare con quel buffo personaggio dell'internet.

3. Planescape: Torment

Io mi chiedo come diamine sia possibile che sia sempre stato l'unico in classe a giocare ai videogiochi.
Asilo, elementari, medie, liceo: il nerd era quello che passava due ore a giocare a FIFA e faceva i ditalini alle ragazze in bagno. Io, che invece cercavo attivamente nuovi giochi da provare, ero visto come un completo pazzo. Non il classico coglioncello da bullizzare, sia chiaro, proprio un pazzo, uno strano, un outsider; uno tanto simpatico, ma che stranamente non tifa nessuna squadra e non ha uno smartphone.

Ma d'altronde ovvio che non avevo uno smartphone: se avevo cinquanta euro li spendevo per comprare un gioco per PS2, l'unica console che possedevo insieme a un vecchio PC dei primi anni Duemila, un catorcio con Windows XP.

"Tanto, a che ti serve un PC nuovo?" chiedeva mio padre "Per i giochini?".
Mio padre ha sempre odiato questo mio hobby e ancora oggi odia il fatto che giochi, pur volendomi bene per mille altri motivi.

Un giorno avevo finito tutti i giochi che possedevo. Ricordo di aver cercato su Google: "videogiochi bella trama".
Planescape: Torment? CRPG? Suikoden 2, ma occidentale e per PC? Cooooosa?
Cioè, è gratis? Cioè, posso craccarlo? Non ci vuol nulla? Non servono emulatori?

Che Torment sia una delizia di gioco lo sanno tutti, ma a me ha insegnato a craccare e gli voglio bene anche per questo.

4. Dota 2

Ed eccoci qua.
Sono iscritto al primo anno di Giurisprudenza e la prima cosa che faccio al mattino è contattare il mio amico Marco su Facebook: "Dota?", dopodiché attacco una serie TV del cazzo, aspetto che arrivino le undici e che Marco si svegli.

"Colazione e arrivo".

Si gioca dalle undici alle tredici e trenta, pausa pranzo, poi si gioca dalle quattordici e trenta alle diciassette.
Riposo.
Alle diciannove si ricomincia, oppure si esce e si parla di Dota.

C'erano alcune ragazze nel nostro gruppo che, a un certo punto, ci fecero una sorta di intervento: "Ragazzi, avete rotto il cazzo voi e Dota".
"Povere illuse, che non capiscono l'arte. Noi qui stiamo costruendo una carriera: se diventiamo forti concorriamo per milioni di euro".
Non eravamo davvero così ingenui, ma a nessuno di noi piaceva quello che studiavamo.
Dopo un anno perso ho recuperato e mi sono laureato, così come i miei amici, con l'unica differenza che loro di anni ne hanno persi due.
Un giorno ci siamo visti, abbiamo parlato, poi abbiamo disinstallato Dota tutti assieme.
È stato strano.
Non ho più visto nessuna di quelle persone, ragazze comprese.

5. Persona 5

Coi videogiochi, così come con tutto il resto, bisogna avere metodo.
Questa massima me l'ha insegnata Persona 5, perché se io a ventidue anni mi trovo a giocare per centocinquanta ore a un gioco che fa stracacare, vuol dire che non sto vivendo la mia vita con metodo.

"Persona 5 è uno dei più bei JRPG della storia".

Urca burca, allora compro una PS4 apposta.

Mi ha appena lasciato la mia ex. Da vero maschio etero basico, vado a correre e inizio a leggere libri. Ovvio che voglio giocare a una "vera opera d'arte"™. Inizio Persona 5 e i dialoghi sembrano un misto di Cento Vetrine e Naruto Shippuden, però tutti dicono che sto gioco è arte, quindi si va avanti.
Sconfiggo il boss finale e mi rendo conto di aver perso centocinquanta ore della mia vita.
P Rex, che mi dice: "Non le hai perse. Queste centocinquanta ore ti sono servite a capire che nella vita ci vuole metodo, anche solo nella scelta della prossima cosa da giocare".

Persona 5 mi ha insegnato che ci sono tanti videogiochi da giocare e che non è necessario perdere tempo con quelli che la gente dice che sono capolavori.
La gente di solito non ha giocato né a Planescape: Torment né a Suikoden 2.

6. Rance: Quest for Hikari

Pieno Covid, sono steso sul letto in chiamata con P Rex, che mi dice:
"Nappo, ho trovato il tuo nuovo videogioco preferito".
"Boh, ok" dico io, sfiduciato "Che gioco è?".

Tempo cinque minuti e lo sto streammando su Discord. Mi avvicino a una ragazza e scopro che c'è il comando "assault", clicco e mi trovo a violentare Sill, la mia schiava.
Io e P Rex scoppiamo a ridere come due idioti.

Non è tanto il gioco, che è incredibile, quanto il fatto di aver trovato una persona che condividesse il mio gusto per il grottesco.
Il Covid lo passo a streammare a P Rex gli altri giochi della saga.

C'è questo fenomeno della nostalgia del lockdown: un periodo che si viveva con ansia, ma in cui tutto era fermo. Qualcuno di noi, quelli che dalla pandemia non sono usciti completamente rovinati, rimpiange quel momento in cui non c'era ansia sociale, non c'era nulla, se non l'intrattenimento.

Lo ammetto, e chiedo scusa per il cattivo gusto: a volte mi rendo conto di avere nostalgia di quelle chiamate infinite con gente che poi non ho mai visto dal vivo.

Non P Rex, lui l'ho visto più volte. E più volte ha azzeccato i giochi da consigliarmi, comprendendo il mio gusto per il grottesco e ridendo con me mentre giocavamo ai capitoli della saga di Rance.

Ancora oggi la consiglio perché, davvero, la reputo la migliore saga videoludica mai creata per scrittura. Mi ha fatto capire che non è che, se in un gioco sono rappresentati un paio di capezzoli, allora il gioco perde valore.

7. Watch Dogs

E a un certo punto Nappone si rende conto che i videogiochi sono diventati un fenomeno di massa.

Sì, me ne sono accorto molto tardi, complice il fatto che non conoscessi nessuno che giocasse ai videogiochi. Però, a un certo punto, giuro da un giorno all'altro, era come se tutti quanti facessero parte del mio hobby.

I titoli erano sempre quelli: Uncharted, God of War e altre opere d'arte che, per partecipare alle conversazioni, mi sono costretto a giocare. Corsi e ricorsi storici, come con Persona 5.

"Fra" mi ha chiesto P Rex "che ti sta succedendo?".

Bellissima domanda.

Che mi sta succedendo? Perché sono tornato a vivere la mia vita senza metodo?
Sentivo che le persone erano entrate nel mio mondo. Non ero più solo. Non ero più l'outsider, ero come tutti gli altri. Le mie parole non sarebbero più cadute nel vento, sprecate mentre tutti parlavano di macchine e pallone. No, ora avrei potuto parlare!

Li ho giocati tutti: GoW 2018, TLOU, Unchi. Giochi così familiari che li chiamo con soprannomi, come fossero miei amici.
"Mi sto divertendo" continuavo a ripetere a me stesso "È così bella questa cutscene di quarantacinque minuti!".

"Fra" mi ha chiesto P Rex "ti va di provare Tail Concerto?".

No, scusa, devo giocare a Watch Dogs.
Un gioco così brutto che mi ha fatto capire che, per solitudine, stavo sprecando ore importantissime della mia vita.

8. Baldur's Gate 3

Non siamo altro che la somma dei nostri rapporti umani e del metodo con cui li viviamo.
Se il gaming è di tutti, non vuol dire che lo sia anche io. Bisogna accettarsi, non essere accettati, con i propri gusti di merda e il proprio amore per il grottesco.

"In Kichikou Rance puoi gangbangare a morte una donna".
A livello di scrittura è perfetto. Non è una cosa buttata lì a caso, è davvero fatto così bene, ora proviamo però a spiegarlo a ragazza X conosciuta al bar che ama premere quadrato per consolare Atreus.

Mi interessa davvero parlare di videogiochi con le persone? Perché gioco ai videogiochi? Per parlarne?

Non so se l'uomo sia un animale sociale, ma di certo lo sono io. Ho bisogno che ci sia qualcuno che ascolti le mie parole. Ma quanto posso svendere il mio tempo per essere ascoltato? Per coltivare rapporti malsani con gente che ho solo bisogno che mi ascolti?

Baldur's Gate 3 è arrivato in un momento in cui mi son reso conto che alla mia compagna andava di sentirmi parlare di videogiochi. In 8 anni non me ne ero mai reso conto, avevo troppo bisogno di essere ascoltato da tutti.
Tutti. Tutti dovete ascoltare le mie parole.
Vi prego.

E la mia ragazza era lì, in silenzio, ad aspettare che parlassi.
E accanto a lei, appena sceso da un treno, c'era P Rex, che ha detto: "mi manca Nappone".

9. Resident Evil Director's Cut

"Hai giocato a Resident Evil 4?"
"Sì".
"E il primo?".
"No, P Rex, non l'ho giocato".
"Ti venga il cancro".
"Dici che dovrei giocarlo?".
"Sì, devi. Le cose vanno fatte con metodo".
"Ok, ma non esageriamo".
"No, Nappo, hai bisogno di metodo. Abbiamo tutti bisogno di metodo. Senza metodo, l'alternativa è l'algoritmo, e l'algoritmo ha il gusto del brutto".
"Dici?".
"L'algoritmo è il trend. Il trend è commercio. Noi siamo qui per la bellezza".
"Il commercio non può essere bellezza?".
"Solo se ci arrivi tu, per conto tuo, con metodo. Altrimenti è una scelta consapevole del brutto".
"Ho paura che il metodo mi faccia perdere il contatto con la realtà".
"Non è realtà, è algoritmo. È Sabaku no Maiku, è Dadobax, è lo YouTuber che gioca alla novità. Nella battaglia dell'algoritmo bisogna prendere posizione. Questo gioco è un capolavoro o è una merda? Quanto ha su Metacritic? Bisogna tacere. Solo tacere. Non farne parte e godere dei propri gusti e dei propri rapporti".
"Godere? Dici?”.
"stupro italia".

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