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Francesco Fossetti, leggete e riflettete su quello che avete scritto negli ultimi giorni 😯

Tre cose su Death Stranding.

1) Quello che è successo dopo la pubblicazione delle recensioni dimostra che una buona parte del pubblico analizza i giochi sulla base di un pregiudizio. Sulla base, cioè, di un'idea completamente indipendente dalla propria esperienza, formata “trailer dopo trailer” nei mesi che precedono l'uscita. Ad aver giocato Death Strading sono soltanto i pochi che hanno ricevuto un codice per la produzione di contenuti, eppure molti lettori hanno già un parere su quanto il gioco sia noioso, o emozionante, o visionario. Io non so quando è successo, che gli utenti abbiano operato questa sostituzione: che sia diventata più importante una sensazione preliminare rispetto a quella scaturita dall'incontro diretto con il prodotto.
Mi permetto di dare soltanto un piccolo consiglio: non abbiate paura di rischiare, di incontrare qualcosa di nuovo e di diverso da quello che conoscete; di arrivare completamente liberi e aperti all'incontro con un videogioco. Usate le recensioni e le opinioni delle persone che stimate come le fondamenta per imbastire un discorso, non come un punto di vista imposto e oggettivo.

2) Mi fa sorridere l'ipocrisia di chi, per mesi, sostiene che la critica italiana e quella europea siano fra le migliori al mondo, esibendo un grande dissenso per la superficialità di certa stampa americana, e poi appena IGN US esce con 6.8 diventa all'improvviso una testata profetica, luminoso esempio di giornalismo critico irreprensibile (e meno male che in Death Strading non c'è “too much water”). Addirittura una singola testata viene eletta a simbolo di tutta la stampa d'oltre oceano, come se pubblicazioni del calibro di GameSpot, EGM, il Wall Street Journal non esistessero più. Penso che sia l'esempio più becero e incivile di applicazione del “bias di conferma”: la tendenza a rimuovere, silenziare e squalificare qualsiasi voce non si accordi alla propria idea. Ovviamente senza un briciolo di coerenza (se EDGE smerda Death Stranding va tutto bene, quando dà un incomprensibile 6 a Gears 5 è caduta in basso), e usando i soliti argomenti dei giornalisti venduti e marchettari. A queste ultime accuse ormai neppure rispondo più: mi dico solamente che sono i vaneggiamenti dei minimi, di chi in fondo sa che sarebbe disposto a svendersi per un codice in anticipo, un viaggio, un gadget, e proietta sugli altri la propria piccineria.

3) Mi fa spavento l'atteggiamento di chi si erge a censore supremo e ancora oggi decide, a nome ovviamente di tutta l'umanità, cosa sia divertente e cosa non lo sia. Death Stranding deve essere noioso perché è un gioco focalizzato sul viaggio, perché il protagonista ripete una specifica routine. Sono decenni che giochiamo a titoli che fanno esattamente lo stesso, si basano sulla riproposizione sistematica dello stesso ciclo di gestione-spostamento-azione-narrazione. Death Stranding propone gli stessi meccanismi, variando il peso e il bilanciamento degli ingredienti, e improvvisamente diventa noioso. Pensate un po' che a me, invece, mortificano per esempio le quest e gli scontri degli ultimi Assassin's Creed, costante ripetizione degli stessi identici pattern di schivata e attacco. Ci sarà la coordinazione occhio/mano, la prontezza di riflessi, un senso di sfida più tradizionale, eppure io lo trovo quel nucleo ludico estremamente piatto e monocorde. E dovrei sentirmi in difetto nel dire che i viaggi di Death Stranding mi hanno dato più emozioni, solo perché qualcuno ha cominciato a chiamarlo Bartolini Simulator? Fra l'altro squalificando, implicitamente, l'incredibile valore ludico dei simulatori.
Mi permetto di comunicare una cosa a chiunque abbracci questo atteggiamento: state portando avanti la stessa identica operazione di chi dice che “i film sui supereroi non sono vero cinema”, quindi abbiate almeno l'accortezza di stare in silenzio quando Scorsese si scaglia contro i film della Marvel. Non accettate che qualcuno vi dica cosa deve piacervi, soprattutto senza avere le basi per giudicare, e poi scegliete “cosa è gioco e cosa non lo è” criticando un prodotto che non è ancora nei negozi.

Ciò detto, torno a giocare. Mi sono dovuto fermare per una settimana a causa del Lucca Comics, e non c'è stato mai un momento in cui abbia smesso di pensare ai panorami poderosi di quel mondo piagato, al tormento dei suoi personaggi, all'emozione di fronte alla meta ed all'infrastruttura che ho costruito insieme ai miei silenziosi compagni di viaggio. Death Stranding resterà per me uno dei giochi più significativi di questa generazione. Mi fermo a confrontarlo con le eccellenze di quest'anno (Sekiro, Control, Luigi's Mansion 3) e mi rendo conto di una cosa: il segno che mi ha lasciato dentro è indiscutibilmente più profondo, potente, viscerale. E indelebile.

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