Ieri sera ho finito di leggere Le Città Invisibili di Italo Calvino. In breve, riprendo quanto detto già da Frank: tra tutte le opere che ho letto di Calvino questa si posiziona sul gradino di apprezzamento più basso.
Volendo riprendere ed espandere quanto detto qualche commento più sotto con Alis: tra tutti gli autori "da scuola" Calvino è forse quello ... meno "da scuola" di tutti, almeno per me. Io stesso, lettore accanito, ho sempre avuto problemi con le letture obbligate. Allo stesso tempo le rievoco, a posteriori, per indicare quei romanzi che ripresi con i loro tempi e modi hanno regalato il piacere della lettura che cerchiamo. Nel mio caso ricordo sempre On the Road di Kerouac e Madame Bovary di Flaubert.
Il Calvino "da scuola" che ho conosciuto io è quello dell'esordio con Il Sentiero dei Nidi di Ragno, romanzo che nonostante l'imposizione ho comunque parzialmente apprezzato, ma credo che sia dovuto al fatto che io e Calvino ormai ci conoscevamo da anni grazie alla Trilogia degli Antenati: Il Visconte Dimezzato, Il Barone Rampante e Il Cavaliere Inesistente. Questi tre letti e amati alla follia già ai tempi delle medie (nonostante Il Cavaliere Inesistente abbia guadagnato punti molto più tardi, una volta approfondito il romanzo cavalleresco di ariostesca memoria).
Proprio alle medie circolavano tra i miei coscritti Marcovaldo, che ancora mi manca, e questo Le Città Invisibili, che leggo per la prima volta ora. Tutte le opere che ho citato finora vengono dai diversi periodi di Calvino, queste Città Invisibili arrivano da quello più sperimentale (se vi interessa, fate qualche ricerca sull'Oulipo e sugli autori che vi aderirono, c'è una cornucopia di opere da scoprire). Non posso dire di non averlo apprezzato per nulla, ci sono diversi frammenti che ho amato, principalmente quelle sulle Città e i morti e le Città e il cielo. Siamo di fronte a un romanzo che comunque, al di là dei possibili discorsi sulla struttura (anche qua, il rimando è alle "lezioni" sull'Oulipo), racconta qualcosa del nostro modo di vivere i luoghi che abitiamo e il come li raccontiamo.
Tutto questo per dire che se questo è il vostro primo romanzo di Calvino e non lo avete apprezzato, perseverate perché anche solo tra i titoli che ho elencato sopra c'è sicuramente qualcosa che potrebbe piacervi. Personalmente provo tantissimo affetto per Il Barone Rampante e ve lo consiglio.
PS: Mi ha ricordato anche una lettura fatta lo scorso anno: Centuria di Giorgio Manganelli, anche questo molto sperimentale ma altrettanto curioso e impressionante.

Groargirl
recupera Marcovaldo, è delizioso