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Perché i videogiochi non sono ancora l'ottava arte?

Trovare l'anno zero dei videogiochi, anche per capire il senso del dibattito circa la loro (non) legittimazione come «ottava arte», è complesso. Ma si può tentare. Nel 1895, quando i fratelli Lumière diedero i natali alla storia del cinema, non tutti videro di buon occhio la loro invenzione. Vi fu chi la indicò come dannosa per le menti dei giovani francesi. Perché, si sa, tutte le grandi innovazioni trovano qualche resistenza nei loro primi anni di vita.
Ci vollero circa 30 anni, fino al 1929, per vedere la prima tesi di dottorato sul cinema, negli USA. In Italia, invece, solo nel secondo dopo guerra si ebbe il timido ingresso di quest'arte nell'Università, sotto le spoglie di «corsi di filmografia».



In altre parole: il cinema, all'inizio, veniva visto da alcuni come un prodigio innovativo ma, da altri, come un mostro pericoloso e traviante. Ci volle un lungo lasso di tempo perché i film facessero valere la loro grande complessità. Solo dopo molti anni giunsero lo studio critico e lo stato di «settima arte».



Si deve parlare di «cultura dei videogiochi» o «industria dei videogiochi»?



Non si può dire che abbia avuto la stessa sorte l'arte che è stata definita «il cugino più piccolo del cinema»: i videogiochi. Nato poco prima della metà del secolo scorso, il gaming ha ormai alle spalle oltre 70 anni di storia. Dalle sue origini intrise di piccoli pixel, di strada ne ha fatta eccome, mostrando grandi versatilità ed espressività.



Per approfondire:
Ars Ludica: l'Arte nei Videogiochi



Chi scrive crede non sia questa la sede per dimostrare che il videogioco può essere una forma d'arte a tutti gli effetti. Videogiochi come Chrono Trigger, Half-Life 2, Shadow of the Colossus, The Legend of Zelda: Breath of the Wild e tante altre hanno indubbio valore d'arte. Eppure, al contrario del suo cugino maggiore, il gaming non ha ricevuto lo stesso trattamento da parte della comunità scientifica.



Esistono, sì, riviste specializzate, articoli a opera di studiosi e vere e proprie accademie (private) di game design. Ma, a oggi, non esiste ancora nulla che sia comparabile a una vera e propria «cultura della critica del videogioco». Non esiste un ente pubblico che eroghi un titolo di studio per chi voglia occuparsi di questo ambiente da un punto di vista teoretico. Il critico del cinema può fregiarsi di una laurea in DAMS; ma chi si occupa dell'arte dei videogiochi, invece? E se esiste una lingua specifica per parlare di cinema, ce n'è una tecnica che si occupi di videogiochi?



Il critico videoludico, oggi, ha dalla sua solo l'Università della Vita, un master in Digital Entertainment, forse, o, nei casi più fortunati, un canale YouTube.

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28 aprile 2020 alle 21:30

Condiviso da fms10pa e un altro.Piace a 6 persone

 

Non li ritengo arte e penso mai lo saranno. Alcuni sono capolavori ma a questo punto io mi chiedo cosa sia arte, se qualcosa lo è per alcuni puó non esserlo per altri.

 

in verità se dobbiamo essere fedeli all'etimologia il videogioco è già un arte visto che è creazione di qualcosa e lo ho ancora di più se pensiamo il videogioco come somma di arti, tuttavia il più grande freno a definirlo arte è proprio la formalità, parafrasando vKlabe, ogni arte ha un linguaggio e un'estetica codificata, il videogioco no, è il videogioco è liquido, è amorfo, cambia linguaggio a seconda dell'autore e del fruitore, per questo c'è resistenza ad accettarlo come arte.

 

I videogiochi sono arte almeno quanto i film e questo non significa che tutti i videogiochi e tutti i film siano considerati arte.
Bisogna "combattere" più che altro per eliminare i pregiudizi, che oltre a fortnite e fifa c'è un mondo intero, così come non esistono solo i cinepanettoni...

 

I videogiochi sono arte,è l'intrattenimento più completo di tutti,e insegnano anche molto.Sanno emozionare tantissimo.

 

Non lo erano già? Perchè ormai a livello di sceneggiatura molti videogame fanno a gara (spesso pure vincendo) con moltissimi film