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ChrisMuccio

ha pubblicato un'immagine nell'album Immagini

Negli ultimi anni, durante le ferie estive, di solito ho sempre portato fuori la Switch con un po' di giochi.
Per quest'anno invece ho voluto puntare su una botta nostalgica: portarmi in ferie la PlayStation 2 con una selezione di titoli PS2 e PS1, come ai bei vecchi tempi dell'adolescenza.
La larga maggioranza di questi titoli non lo ho mai giocati o finiti, e sebbene ovviamente non penso riuscirò certo a farli tutti, quantomeno una selezione variegata fa solo comodo.
Ovviamente con due controller così da giocare anche con amici vari. Ci sarà comunque spazio anche per Switch 2 con un paio di titoli, ma direi che le attenzioni le avrà soprattutto il monolite nero.
E direi che è tutto pronto per la partenza 🌊

ChrisMuccio

ha scritto una recensione su Radikal Bikers

Cover Radikal Bikers per PSX

"Get out of my way, I'm a radikal biker!"
Se nel 1998 entravi in sala giochi e ti ritrovavi davanti al cabinato di Radikal Bikers era praticamente impossibile non farci almeno una partita, attratti dal suo peculiare joystick a forma di manubrio di uno scooter, facendoti sentire per davvero come un fattorino pronto a consegnare pizze destreggiandosi tra il traffico cittadino. Ma l'opera ideata dai ragazzi spagnoli di Gaelco non era certo un mero "simulatore di fattorino", ma un concentrato totale di delirio e spettacolarità Arcade tra power-up, scorciatoie e incidenti ogni due secondi nel tentativo raggiungere la meta e consegnare pizze prima del nostro rivale. Radikal Bikers sapeva tenere incollati allo schermo grazie alla sua giocabilità veloce ed immediata combinata con una resa visiva d'impatto, e di sicuro il design unico del suo cabinato lo rendeva ancora più attraente.
Inutile dire che buona parte di questo fascino è andato perduto con il porting su PlayStation, la sola versione casalinga prodotta e che, seppur comunque godibile lo stesso, è andata incontro a compromessi ludici e tecnici pur di funzionare in modo accettabile sulla console Sony.

In realtà il porting PS1 di Radikal Bikers non è troppo malvagio: oltre a un sistema di controllo che nel complesso funziona dignitosamente, il gameplay continua ad essere immediato e capace subito di catturare l'attenzione grazie al caos che si scatena su schermo tra una corsa e l'altra, con gare dai ritmi forsennati nel frattempo che si fanno continui slalom nel traffico cittadino cercando di arrivare ad ogni checkpoint prima dello scadere del tempo. Per riuscire in questa impresa e battere al tempo stesso l'avversario in pista bisogna non solo scoprire utili scorciatoie ma anche raccogliere quanti più Power-Up possibili che si tratti di un turbo momentaneo, di scarponi chiodati con i quali difendersi dagli urti con le macchine in strada, di bonus aggiuntivi al limite di tempo e così via. Ogni corsa è suddivisa in un checkpoint intermedio ed il successivo traguardo finale, l'obiettivo è vincere la corsa ma anche in caso di sconfitta la partita prosegue allo stage successivo; al contrario, lo scadere del tempo ci costringe a dover ritentare il tracciato e riprovare almeno fino a quando non si giunge alla meta. In ogni caso i retry sono illimitati e dunque a furia di provare e riprovare un poco alla volta si riesce infine a trionfare.

La versione PS1 riprende l'originale modalità Arcade con tre diverse difficoltà (Margherita, facile ambientata a Milano; Capricciosa, media ambientata a Roma; infine Diavola ambientata a Napoli), tuttavia gli stage sono stati in parte ridimensionati in modo così da adattarsi alle capacità tecniche della piattaforma e la sensazione generale è che su PS1 non si prova lo stesso coinvolgimento sperimentato invece con il coin-op, ancora più impeccabile per controlli e struttura dei tracciati. Sostanzialmente si tratta di un gioco con una struttura in stile "Trial & Error" dato che il traffico cittadino, gli ostacoli e il posizionamento dei potenziamenti è sempre fisso in modo uguale tra una partita e l'altra, dunque una volta imparati a dovere i pattern di ogni pista si riesce a completare più facilmente la modalità principale. Il gioco non è comunque una passeggiata di salute e, anzi, richiede una certa dedizione per essere padroneggiato considerato che ogni livello ci bombarda con trappole ed ostacoli di ogni genere ed il limite di tempo è sempre molto stringente. La partita mantiene gli stessi ritmi intensi della controparte originale ed in ogni caso anche su PS1 sa regalare sano intrattenimento pur senza mai arrivare alle vette del cabinato.

Se non altro il porting PS1 presenta anche una modalità inedita pensata appositamente per quest'occasione, trattasi della modalità Radikal che ripropone il gioco originale aggiungendoci però una nuova sfida, ossia ottenere gli ingredienti delle pizze durante le corse, ed oltre a riproporre i livelli classici ne aggiunge anche di nuovi dai nomi sempre ispirati alle pizze (Marinara ambientata a Venezia, Fantasia a Parigi, Reggiana a Londra e infine Americana a New York) e che di conseguenza aggiungono tracciati del tutto nuovi pronti a sorprendere anche chi già ha consumato a dovere la versione Arcade. Queste aggiunte si rivelano nel complesso gradite, a cui si unisce anche la possibilità di sbloccare nuovi personaggi e motorini (anche se a livello ludico non si notano particolari differenze) andando così ad aumentare maggiormente la rigiocabilità. Pertanto, al netto di gameplay e controlli leggermente castrati in questa edizione, gli amanti dei giochi di corse Arcade si sentiranno comunque subito a casa.

I compromessi come detto sono anche grafici, con un comparto tecnico che non offre lo stesso impatto e la stessa cura nei dettagli visti invece nella versione originale, con gli scenari che appaiono molto più poligonali ed i colori un po' più sporchi. Nonostante tutto, rimane lo stesso piacevole da vedere anche su PS1, sebbene comunque in termini audiovisivi a fare bella figura è soprattutto l'accompagnamento sonoro, con musiche dai ritmi incalzanti che si fanno immediatamente apprezzare e che sono sempre un piacere da ascoltare.
Radikal Bikers su PS1 non è magari un gioiello imperdibile e non è certo un porting perfetto, però alla fine rimane un'esperienza piacevole anche così. E soprattutto fa venire subito voglia di ordinarsi una bella pizza da divorare in un sol boccone.

7

Voto assegnato da ChrisMuccio
Media utenti: 7.7

ChrisMuccio

ha scritto una recensione su Halo: Campaign Evolved

Cover Halo: Campaign Evolved per Xbox Series X|S

C’è un qualcosa di vagamente romantico nel festeggiare i 25 anni di Xbox con il remake del kolossal dal quale ha tutto ha avuto inizio in quel lontano 15 novembre del 2001. Un anniversario che cade tra l’altro in quello che si potrebbe considerare il momento più difficile per il brand targato Microsoft tra ondate di licenziamenti, studi chiusi oppure venduti, giochi che non generano i profitti sperati e radicali cambi al vertice che hanno completamente cambiato il volto di Xbox.
Lo hanno chiamato “Xbox Reset” non a caso, una ripartenza dopo cambiamenti radicali nel tentativo, si spera fruttuoso, di rilanciare un intero business da anni in grossa difficoltà. E ripartire con Halo: Campaign Evolved, il rifacimento di quell’Halo: Combat Evolved che sparò subito Xbox nella stratosfera, è a suo modo simbolico.
Lo stesso Halo come franchise ha vissuto molteplici alti e bassi negli ultimi anni, con la sensazione generale di critica e pubblico che l’odissea di Master Chief abbia già vissuto da tempo i suoi momenti migliori ed oggi sia alla ricerca di un nuovo scopo che possa tenerla rilevante come in passato,
Campaign Evolved è quindi una ripartenza anche per lo stesso Halo e per i suoi sviluppatori, 343 Industries ora diventato Halo Studios. E come nuovo inizio, ripartendo esattamente dalle origini, i primi passi sono stati mossi verso la giusta direzione, al netto di un remake che non si prende troppe libertà e privo della componente multiplayer competitiva online che ha fatto la fortuna del brand nel corso dei decenni.

Avvii il gioco e ti ritrovi davanti a un menu principale indimenticabile: l’Anello nello spazio sullo sfondo e il leggendario coro in sottofondo, proprio come venticinque anni prima. E riscopri quell’avventura che già conosci bene: la Pillar Of Autumn, l’attacco dei Covenant con i quali la razza umana è in conflitto, lo sbarco nell’Installazione 04, la scoperta sulla reale essenza di quell’Anello, l’invasione dei parassiti Flood e così via fino al gran finale. Tutto sempre nei panni di Master Chief, affiancato dall’IA Cortana.
La storia è la stessa già vissuta in Combat Evolved (e nella riedizione Anniversary) non toccata in alcun modo e che ripropone gli stessi dialoghi già conosciuti, una trama semplice e lineare ma comunque godibile che si lascia seguire con piacere.
E di conseguenza è immutata la Campagna nelle sue 10 missioni complessive, in grado di regalare una dozzina d’ore circa di grande intrattenimento.

Perché il primo Halo in fondo è ancora oggi fortemente godibile e con questo remake lo dimostra ancora una volta. Al netto della fedeltà assoluta al classico originale in termini di level design (ottimo soprattutto negli scenari all’aperto, un po’ meno negli ambienti al chiuso) e struttura degli obiettivi, il gameplay appare rinnovato in modo così da essere più vicino allo stile degli Halo più moderni, pur mantenendo comunque tangibile il feeling con il gioco del 2001. Si apprezza l’aver voluto aggiungere diverse armi in più riprese dai capitoli successivi (in particolare da Halo 2 e 3) e gradita anche l’aggiunta dello sprint in modo così da muoversi più velocemente attraverso gli scenari. Per il resto è Combat Evolved elevato all’ennesima potenza tecnica ma che sembra non aver comunque perso un briciolo del suo smalto rivelandosi anche oggi un FPS solidissimo e capace di regalare grandi stimoli grazie a un grado di sfida intenso, nemici mossi da una IA efficace e reattiva, e combattimenti dall’alto tasso di coinvolgimento e pure un pizzico di tatticismo, quanto basta per non gettarsi nella mischia alla cieca ma studiando invece con attenzione l’ambiente circostante per capire come approcciarsi ad ogni scontro, sfruttando le risorse a disposizione e cambiando costantemente arma in modo così da non ritrovarsi senza munizioni davanti l’ennesima orda inferocita di Covenant.
Certo, tra le aggiunte di Campaign Evolved ci sono anche tutte le modernità più controverse tra i giocatori puristi, come una presenza molto più massiccia di indicatori che in certi casi sembrano per davvero accompagnarci per mano. Niente paura però, basta semplicemente smanettare un po’ tra le opzioni per disattivare ogni aiuto e godersi un’esperienza quanto più vicina possibile alle precedenti edizioni del primo episodio. Stavolta invece l’energia vita si ricarica automaticamente a prescindere, niente medikit come accadeva in Combat Evolved.
Questo comunque volendo sono aspetti minori che non vanno a stravolgere eccessivamente l’esperienza di gioco. Il fatto però che sia rimasto così fedele all’opera del 2001 significa che riprende anche le problematiche di allora: se odiavate la Biblioteca continuerete ad odiarla non essendo stata ritoccata e migliorata in nessun modo tangibile, e in generale le ultime missioni trasmettono ancora oggi la sensazione di essere quelle meno ispirate in termini di idee e design. Ciò comunque non toglie che la prima avventura di Master Chief abbia più qualità che problemi dalla sua parte e come esperienza ed atmosfere continua ad esercitare un fascino unico che può fare colpo anche su chi ci si avvicina per la prima volta proprio con questo remake.

Senza poi dimenticare la presenza di ben 42 Teschi diversi da sbloccare e con i quali modificare le regole del gioco a suon di bonus e malus attivandoli prima di iniziare la partita. Tra questi, però, uno in particolare spicca per la portata “rivoluzionaria” che lo contraddistingue: la possibilità di giocare l’intera opera in Terza Persona, una novità assoluta per una serie come Halo da sempre sinonimo di FPS. Il relativo Teschio, il primo che si ottiene subito a inizio avventura nella sala tattica della Pillar Of Autumn dopo aver parlato con il Capitano Keyes, stravolge la visuale trasformando il gioco in un TPS a tutti gli effetti, tuttavia nonostante il cambio di inquadrature il gameplay e il feeling generale trasmettono sempre la sensazione di stare giocando ad un Halo, dimostrando come l’implementazione di questa novità sia avvenuta in modo efficace e che offre uno sguardo differente ma altrettanto avvincente a un simbolo degli Sparatutto in Prima Persona.

A parte la Campagna, un altro aspetto potenzialmente interessante di Campaign Evolved è l’aggiunta di una mini-avventura prequel di tre missioni ambientata un anno prima i fatti della storia principale, che vede Master Chief e il sergente Johnson prendere d’assalto una colossale nave dei Covenant in modo così da ottenere preziose informazioni sulla fazione rivale.
La mini-campagna si rivela nel complesso un’aggiunta gradevole sebbene al tempo stesso non offra nulla di sconvolgente: le tre missioni ricalcano totalmente lo stile del gioco principale in termini di level design e combattimenti, presentandosi piuttosto lineari nella struttura degli stage e senza offrire sussulti particolari. Al tempo stesso, comunque, quanto offerto non dimostra criticità particolari ed anche in questo caso tutto scorre liscio ed intrattenendo con gusto, concludendosi con una fase spaziale piuttosto avvincente. Si poteva forse fare qualcosina di più, ma comunque il paio d’ore d’azione in più non fanno danni e si giocano volentieri.

Preso nella sua totale interezza, appare comunque chiaro che Halo: Campaign Evolved sia un remake che abbia voluto puntare forte sul sicuro senza mai prendersi reali rischi, dimostrandosi un prodotto che funziona ma senza dimostrare grosse ambizioni. Di sicuro sul fronte grafico è stato fatto un lavoro encomiabile che ci regala uno degli Halo visivamente più belli mai realizzati in rapporto alle potenzialità della propria generazione, con l’UE5 che svolge il suo compito in modo riuscito e regalandoci scenari adesso molto più credibili e ricchissimi di dettagli che conferiscono loro molta più personalità e caratterizzazione rispetto al passato. C’è qualche sbavatura tecnica occasionale, come ad esempio filmati che talvolta vanno a scatti per pochissimi secondi (almeno su Xbox Series X), ma nulla di particolarmente compromettente. L’accompagnamento sonoro è invece sostanzialmente invariato, offrendo la colonna sonora già amata nel 2001 e dieci anni dopo con l’Anniversay e che ancora adesso, pur senza più avere la carica di stupore e meraviglia di un tempo, rimane sempre un autentico piacere da ascoltare.

E’ chiaro che, di fronte a una nuova riproposizione dell’Halo originale, potrebbe essere più difficile restare stupiti, soprattutto se già si conosce bene l’opera di riferimento e il resto della serie. Tuttavia, per quanto molto conservativo, Halo: Campaign Evolved rimane comunque un’esperienza che vale la pena vivere, nella speranza che il futuro di un franchise storico come questo possa proseguire su strade sempre più rosee. Per Master Chief non è ancora finita, niente affatto.

8

Voto assegnato da ChrisMuccio
Media utenti: 8

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