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Mad_dog

ha pubblicato un'immagine nell'album Trofei

100% Far Cry Blood Dragon

Bellissimo. Non molto altro da dire.

Reference e Easter egg di ogni tipo continui a cinema, show e icone degli anni 80.
Tamarrissimo, stupidissimo divertentissimo.

Se fate un minimo di economia durante il gioco e fate attenzione ad aprire tutte le casse con il denaro non dovrete nemmeno farmare soldi nell'end game per comprare tutti i potenziamenti. 6 ore ed è fatta

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ha pubblicato un'immagine nell'album Antani

Durante questa generazione hanno piano piano cominciato a farsi largo anche nel panorama videoludico internazionale delle piccole software house italiane.

Nonostante questi loro primi prodotti non siano perfetti sono un ottimo biglietto da visita per quello che anche gli studi nostrani possono produrre e, si spera, produrranno negli anni a venire!

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ha aggiornato la sua collezione

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ha scritto una recensione su The Town of Light

Cover The Town of Light per PS4

Un incubo italiano

Il gioco si presenta come una sorta di walking simulator condito da tinte horror. L'horror che troviamo però non è dato da mostri deformi o da jumpscare vari ma da qualcosa di forse peggiore, dalla realtà.

L'ambientazione scelta dagli sviluppatori è l'ex manicomio di Volterra, fondato nel 1897 e rimasto operativo fino al 1978 in occasione dell'entrata in vigore della legge Basaglia che ne prevedeva la chiusura. Fino ad allora questo luogo è stata la casa di migliaia di internati. Come la storia ci insegna questi non erano luoghi felici, al contrario, erano alla stregua di carceri in cui i pazienti venivano "curati" a suon di soprusi, violenze, sedativi ed elettroshock.

Ed è esattamente questo che vuole raccontare il gioco. Per farlo utilizza René, una ex paziente che si reca nuovamente nel manicomio, ora abbandonato, per ricordare e ricostruire gli anni della sua permanenza.
Tra corridoi bui, muri scrostati, inquietanti sedie a rotelle e macchinari medici abbandonati ci faremo largo tra i dolorosi ricordi della protagonista.

L'orrore, oltre ovviamente alle ambientazioni inquietanti del gioco, proviene dalle memorie di René, dalle violenze e ingiustizie subite e dal sapere che, nonostante questo sia un personaggio fittizio, queste cose sono realmente successe all'interno di quelle mura.

The Town of Light come anticipato in apertura, dal punto di vista del mero gameplay si presenta come un classico Walking simulator. Piano dopo piano, stanza dopo stanza ci avventuriamo all'interno della struttura senza incontrare nessun reale pericolo od ostacolo. Solo quale semplicissimo enigma ambientale.

Tecnicamente il gioco è brutto. Non c'è purtroppo molto da dire. La sua natura profondamente indie e soprattutto budget si fa sentire ad ogni cutscene e ogni pop-in degli elementi degli scenari, molto evidente soprattutto nelle sezioni all'aperto. Riesce comunque a restituire un ottimo colpo d'occhio e senso di atmosfera grazie ad una riproduzione fedele degli ambienti e ad un sonoro di livello nettamente superiore.

La durata di attesta sulle 3 ore circa. L'avere diversi snodi narrativi dovuti ad alcune scelte da compiere nella seconda metà di gioco però porta tranquillamente a fare un ulteriore run per scoprirne i vari risvolti.

Nonostante non sia il top come qualità e appartenga ad un genere sicuramente non amato da tutti, The Town of Light si presenta come un buon prodotto. L'essere un gioco totalmente italiano è sicuramente un plus 😉

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