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Nappone Grande Gamer

Mi sono arrivate voci poco simpatiche circa una mia presunta "debolezza".
Vorrei ricordare ai vari Passione della situazione che io sono uno di quelli che si chiude in macchina a Ferragosto per dimostrare a cani e bambini che sono delle checche.
Ecco perché sono qui a scrivere il mio post su "I Baffi", per dirvi che sono le vostre madri ad essere deboli.

Di base quando mi approccio ad un'opera penso sempre: "io avrei saputo fare di meglio?".
Con la musica, per esempio, è impossibile: non so suonare, quindi davanti a Bad Guy o alla nona di Ludwig van Beethoven mi limito a riconoscere che no, certe cose non potrei neanche concepirle, ma quando invece ascolto una cazone di Ed Sheeran penso che alla fine il pezzo sia completamente anonimo e l'unica cosa che mi manchi sia la tecnica.
Ecco, davanti a "I Baffi" io mi chiedo, avrei saputo fare di meglio? E Dio mi scampi il paragone con Carrere, di cui come scrittore valgo un'unghia del piede, ma sì: è come se avessi la sensazione che avrei saputo far di meglio.

Sto libro è un costante "mostrare tutto e troppo", descrivere ogni singolo pensiero del protagonista e, sono sincero, capisco l'idea, capisco il voler mostrare il comportamento di un uomo che pian piano impazzisce, ma nella descrizione della follia c'è una piccola linea che divide l'ossessione dalla ridondanza e ho paura che Carrere abbia fatto ragionare un po' troppo il protagonista per non oltrepassarla.

Non è un brutto libro, i brutti libri sono altri. È un libro che però manca il punto: vuole farti vivere la paranoia, ma insiste così tanto a raccontartela che alla fine la svuota. E diventa solo noia. Ecco, penso che il libro abbia un'idea fortissima ma ho quasi l'impressione che lo scrittore si sia impegnato a spiegarla invece che a farmela vivere.

Alla fine di sto libro non ho avuto la sensazione di essere entrato nella mente di un folle, ma quella di aver assistito a qualcuno che mi spiegava, per 140 pagine, di esserlo.